Da Firenze alla Manifestazione " Democrazia al lavoro" promossa dalla FIOM per venerdì 9 marzo a Roma
DI SEGUITO I CONTATTI PER PRENOTARE I PULLMAN:
Andrea 338-1559006 mail: andreafacciolongo@gmail.com sup- rete@ sinistra firenze
Lorenzo 333- 6719747 mail: lorenzo.bicchi@libero.it
Michelangelo 345-2795595 mail: cgil@unifi.it FLC CGIL Firenze
Dimitri 333-6185340 mail: federazione@prcfirenze.org PRC
Alessio 328-9388892 mail: alessio.marti@gmail.com SEL
COSTI di riferimento e partenza:
20 euro adulti- 14 euro studenti e disoccupati
Possono essere anche minori in base al contributo delle organizzazioni
Partenza:
ore 5.30 dal Saschall - rientro entro le 18
DEMOCRAZIA AL LAVORO
Il 9 marzo la Fiom-Cgil ha proclamato lo sciopero generale della categoria e indetto una manifestazione
nazionale con corteo a Roma aperta agli studenti, ai precari, ai migranti e a tutti coloro che in questi mesi si sono mobilitati in tutta Italia per i beni comuni.
Una manifestazione che punta ancora una volta dopo il 16 ottobre 2010 a riunire chi, come noi, vuol fare
del lavoro, della democrazia, dell’ambiente, della difesa e acquisizione di un lavoro stabile, dignitoso e con diritti e della legalità un bene comune.
È inaccettabile la scelta illegittima di Federmeccanica di rinnegare l’ultrattività del Contratto nazionale del
2008, firmato da tutti i sindacati e votato con referendum dai lavoratori, e di togliere le libertà e i diritti sindacali alla Fiom.
È inaccettabile la scelta della Fiat, in aperto contrasto con la Costituzione italiana, di cancellare il contratto nazionale, la contrattazione collettiva, peggiorare le condizioni di lavoro e ledere le libertà sindacali escludendo la Fiom dai propri stabilimenti.
Per questo continuiamo a lottare per sostenere la piattaforma della Fiom, per cancellare l’art. 8 della manovra-bis del governo Berlusconi che consente alle aziende di fare gli accordi con chi ci sta e che impedisce ai lavoratori di potersi organizzare e decidere.
C’è bisogno di un intervento del Governo per garantire i diritti costituzionali in materia di pluralismo e libertà sindacali, c’è bisogno urgente di una legge che garantisca il diritto democratico di validazione dei contratti collettivi e di elezione delle rappresentanze sindacali unitarie.
La manovra varata dal governo Monti per il suo carattere recessivo, l'allungamento dell'età pensionabile, per la cancellazione delle pensioni di anzianità, per un aumento dei prezzi e delle tariffe che riduce al limite il potere di acquisto dei salari e delle pensioni è inaccettabile. Sono altre le misure da prendere per uscire dalla crisi e riportare in equilibrio i conti economici e sociali. L'istituzione di una vera patrimoniale, la lotta contro l'evasione fiscale, la corruzione e l'illegalità sono le vere discontinuità da realizzare insieme ad una azione affinché in Europa si affermi una nuova politica sociale ed economica non vincolata alle indicazioni della Bce, improntata allo sviluppo economico internazionale, con particolare attenzione ai settori industriali, e mirata a un riequilibrio nella distribuzione del reddito.
È urgente il reddito per impedire il ricatto e garantire la cittadinanza innanzitutto alle donne, ai giovani e ai migranti che subiscono per primi gli effetti drammatici di una riduzione della occupazione. È per tutti noi inevitabile contrastare le ipotesi di riforma del mercato del lavoro tese ad aumentare la flessibilità mentre ci sarebbe bisogno di una estensione dell’art. 18 e delle tutele anche per le aziende di piccole dimensioni. È necessario ampliare l’utilizzo dei contratti di solidarietà per impedire i licenziamenti, per ridistribuire il lavoro e non è certo necessario ridurre la durata degli ammortizzatori sociali.
una manifestazione
z per il lavoro
z per riconquistare il contratto nazionale a partire dalla Fiat
z per estendere i diritti, l’occupazione e l’articolo 18
z per garantire il reddito e la cittadinanza
z per riportare la democrazia al lavoro
troviamoci tutte e tutti venerdì 9 marzo a ROMA
ore 9.30 da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni
martedì 6 marzo cena per il Manifesto Bene Comune
MARTEDI' 6 MARZO
Ore 20.00
CIRCOLO ARCI "25 APRILE" - Via Bronzino, 117, FIRENZE
PER "IL MANIFESTO" BENE COMUNE
Cena a sostegno del giornale a rischio chiusura
Interverranno:
-
Riccardo Chiari e Gabriele Polo, de "Il Manifesto"
-
Rappresentanti di Libere Tutte (in vista dell'iniziativa di lotta delle donne in programma l'8 marzo)
-
Mauro Faticanti della FIOM/CGIL (in vista dello sciopero generale e della manifestazione nazionale organizzati dalla FIOM per il 9 marzo).
Costo della cena: euro 20
Per le prenotazioni (da farsi entro domenica 4/3) telefonare o mandare una mail a:
Stefano tel. 331-9861781 iedm@iedm.it
Moreno tel. 327-6359219 moreno.biagioni@alice.it
L'iniziativa è promossa da: Circolo ARCI "25 Aprile", Ass. x Sinistra Unita e Plurale - Rete@Sinistra Firenze, Istituto "Ernesto De Martino", Libere Tutte, Mauro Faticanti -segretario Fiom- CGIL Toscana
Per "Il Manifesto" bene comune
Per "Il Manifesto" bene comune
"Il Manifesto", ormai in gestione commissariale, è ad un passo dalla chiusura. A meno che non vi sia una grande mobilitazione di tutte/i coloro che lo ritengono un bene comune.
Messaggi di sostegno stanno giungendo alla redazione del giornale da ogni angolo d'Italia e da varie parti del mondo.
La Firenze dell'accoglienza e della solidarietà, antifascista e operatrice di pace, che ha reagito prontamente all'assassinio ed al ferimento di 5 concittadini senegalesi, ad opera di un nazi-fascista, nel dicembre scorso, e che ospitò, nel 2002, il Social Forum Europeo ed una straordinaria manifestazione per dire no, "senza se e senza ma", alla guerra, non può che impegnarsi, con grande determinazione, perchè il giornale, sulle cui pagine ha sempre trovato spazio (Pietro Ingrao ha definito "Il Manifesto" "sentinella di pace"), continui ad essere un punto di riferimento, di ricerca, di stimolo al confronto, di informazione libera e indipendente.
Perciò riteniamo estremamente importante sviluppare in città, in forme visibili e coordinate, una vera e propria campagna per "Il Manifesto" "bene comune", sollecitando il contributo delle singole persone e dei soggetti organizzati:
- di chi è impegnato/a nei movimenti - pacifista, ambientalista, antirazzista, delle donne, studentesco, gay, lesbico, trasgender -,
- di quanti si dichiarano comunisti e si ritrovano pienamente in quella dizione sopra il titolo - "quotidiano comunista" -,
- di tutti coloro che comunisti non lo sono più, o anche non lo sono mai stati, ma si ostinano a credere che un altro mondo sia possibile,
- delle lavoratrici e dei lavoratori che continuano a non togliersi, come insegnava Giuseppe Di Vittorio, il cappello davanti ai padroni, rivendicando diritti, dignità e democrazia sui luoghi di lavoro,
- dei "senza voce" - emarginate/i, disoccupate/i, precarie/i, detenute/i, migranti -, a cui "Il Manifesto", nella sua grande precarietà, una voce riesce a darla,
- delle numerose persone che hanno a cuore la democrazia costituzionale di questo Paese e che, condividendo o meno ciò che il giornale sostiene, vedono nella sua scomparsa una ferita profonda alla stessa vita democratica.
Occorre una mobilitazione di carattere eccezionale, tale da far risaltare appieno la realtà del Manifesto, il suo essere, appunto, un bene comune, un pezzo insostituibile della sinistra, italiana e non solo, un patrimonio da spendere nella costruzione di quell'altro mondo, che risulta sempre più necessario (anche se, per ora, sembrerebbe non molto possibile).
In modo da incidere anche sulla politica istituzionale - chiusa, sorda, autoreferenziale - e da far mantenere al Governo la sua promessa, per ora "da marinaio", di ripristinare il fondo per l'editoria.
Si tratta, in sintesi, di far accadere, qui ed ora, una specie di "miracolo a Le Havre" (dove, nella finzione filmica, la solidarietà popolare riusciva a sconfiggere le normative poliziesche, repressive e razziste).
Alcune indicazioni sono scritte sulle pagine del giornale:
- comprarlo ogni giorno in edicola (possibilmente più di una copia, diffondendola/e nei diversi luoghi dove le persone si ritrovano - dalle Case del Popolo ai diversi circoli associativi ai bar agli autobus -);
- abbonarsi, scommettendo sulla sua capacità di superare anche questa gravissima crisi;
- impegnare la propria associazione, o sindacato o partito, a far conoscere, e far sostenere, ai propri associati il quotidiano.
Si può proseguire, inoltre, sulla strada degli incontri conviviali, che abbiamo intrapreso più volte in passato.
Già ora si stanno organizzando, su iniziativa della Casa del Popolo di Settignano, del Circolo ARCI "25 Aprile", di SUP-Rete@Sinistra, dell'Istituto "Ernesto De Martino", di Libere Tutte due cene che si svolgeranno domenica 4 marzo (a Settignano), martedì 6 marzo (al "25 Aprile") e che intendono anche essere, oltre che di finanziamento per il giornale, occasioni d'informazione e di sostegno relativamente
- al popolo greco che, espropriato della democrazia, sta subendo una vera e propria aggressione ad opera dei poteri forti internazionali [a Settignano sarà presente un collaboratore greco del "Manifesto"],
- alla giornata di lotta del movimento delle donne in programma per l'8 Marzo (ricordando che tale giornata è nata in seguito ad un tragico episodio di donne morte sul lavoro, per responsabilità dei padroni) ed alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 9 marzo in occasione dello sciopero generale indetto dalla FIOM-CGIL (la cui lotta per la democrazia in fabbrica s'intreccia fortemente con quella del Manifesto per la sopravvivenza) [all'incontro conviviale al "25 Aprile" parteciperanno, oltre a Riccardo Chiari e Gabriele Polo, redattori del giornale, rappresentanti di Libere Tutte e della FIOM].
Occorre chiedere, inoltre, che intervengano, con contributi specifici, intellettuali, artisti, personalità del mondo dello spettacolo. Con loro è possibile costruire iniziative che sensibilizzino l'opinione publica per determinare mobilitazioni e sostegni più ampi.
E' indubbio infine che questa gravissima crisi deve essere di stimolo, come ha sostenuto Rossana Rossanda, ad un ripensamento del giornale, per farne uno strumento ancora più funzionale alla ricostruzione della sinistra, alle iniziative ed alle lotte dei movimenti, alla difesa della democrazia e della Costituzione.
Vanno definiti su nuove basi i rapporti del "Manifesto" con quanto esiste di vivo e vitale sui territori, dando vita ad un'interazione feconda (che permetta, ad esempio, di "produrre" pagine locali come quelle che c'erano un tempo a Firenze e in Toscana).
In altre parole, la crisi si supera in avanti, rilanciando, innovando, dimostrando nuove capacità d'interpretazione della realtà e di rappresentazione dei movimenti.
In questa logica ed in questa prospettiva, chi aderisce a questo appello si impegna a realizzare uno o più atti fra quelli qui indicati (o magari inventandone di nuovi) per assicurare
LUNGA VITA AL "MANIFESTO"!
Primi sottoscrittori dell'appello:
Ass. x la Sinistra Unita e Plurale - Rete @ Sinistra
Istituto "Ernesto De Martino"
Libere Tutte
Casa del Popolo di Settignano
Circolo ARCI "25 Aprile"
Mauro Fatiganti - Segretario della FIOM-CGIL Regionale Toscana
RSU Università Fiorentina
Statunitensi contro la guerra
FLC-CGIL Firenze
John Gilbert - Segretario FLC-CGIL Università di Firenze
Fondazione Balducci
ARCI Territoriale di Firenze
Unaltracittà - Lista di cittadinanza
Gino Carpentiero (Medicina Democratica - Firenze)
Riccardo Brunini
Angelo Baracca
Anna Benedetti
Rossano Pazzagli
Marco Mangani
Firenze venerdì 9 dicembre- FORUM nazionale "LA VIA D'USCITA- L'Europa e l'Italia, crisi economica e democrazia"
La via d’uscita
L’Europa e l’Italia, crisi economica e democrazia
Firenze, Teatro Puccini
Venerdi 9 dicembre 2011, ore 10.00-16.30
10.00 Prima sessione
La rotta d’Europa
Apertura dei lavori, Massimo Torelli
Mario Pianta
Luigi Ferrajoli
11.30 Domande e discussione
12.15 Seconda sessione
Italia, le alternative all’austerità, al debito, per il lavoro
Coordina Gabriele Polo
Guido Viale
Francuccio Gesualdi
Annamaria Simonazzi
Maurizio Landini
13.30 Domande e discussione
14.15 Terza sessione
La democrazia, la politica
Coordina Norma Rangeri
Donatella Della Porta
Alberto Lucarelli
Mario Dogliani
Tania Rispoli
15.30 Domande e discussione
16.15 Conclusioni
E’ previsto un collegamento con Giuseppe De Marzo dalla 17° Conferenza Mondiale Onu sul clima a Durban
per informazioni: info@reteasinistra.it cell. 347-0322101
www.reteasinistra.it www.sbilanciamoci.info
Streaming video in www.globalproject.info
Non è una strada obbligata. Trovare una via d’uscita dalla crisi è possibile, cambiare direzione alla politica europea e italiana è necessario. E, oltre l’Europa, il nostro sguardo deve considerare i profondi cambiamenti in corso nel Mediterraneo e sulla scena internazionale.
Di questo parla in Italia la “Controfinanziaria” appena presentata da Sbilanciamoci!, con le sue alternative praticabili, compatibili con l’esigenza di aggiustamento del bilancio dello stato e capaci di introdurre una discontinuità con l’azione del governo passato. Di questo parlano le proposte che vengono dal sindacato, dalle associazioni ambientaliste, di studenti, da reti della società civile; a un “programma per l’AltraItalia” è dedicato l’ultimo numero della rivista Micromega.
È crisi della democrazia anche l’attacco ai diritti e alla dignità del lavoro, non più luogo di cittadinanza e partecipazione, ma mero ingranaggio della macchina produttiva, assoggettato alle dinamiche del mercato, privo di identità e voce.
Anche questa non è una strada obbligata. Una via d’uscita per la democrazia si trova in un profondo rinnovamento della politica, nelle pratiche di partecipazione, nella mobilitazione che ha portato alla vittoria alle amministrative e ai referendum del giugno 2011, nelle
proteste degli “indignati” di tutto il mondo contro la crisi finanziaria. Tutto questo interroga i limiti della sinistra italiana, che non ha saputo cogliere queste spinte al cambiamento per cambiare se stessa, il proprio sguardo sul mondo e sull'Italia. Ed essere
dunque protagonista della caduta di Berlusconi.
Alla ricerca di queste vie d’uscita – per l’Europa, l’Italia e la democrazia – è dedicato l’incontro di Firenze, che ha l’obiettivo di chiarire i problemi dell’emergenza, avanzare proposte di alternative, estendere la discussione e le iniziative in tutta Italia.Vogliamo aprire una discussione concreta sulle politiche da realizzare e sulle forze in campo che possono cambiare direzione alle decisioni prese a Bruxelles e a Roma.
Tra i relatori al Forum di Firenze ci saranno Rossana Rossanda, Maurizio Landini, Paul Ginsborg, Luigi Ferrajoli, Mario Pianta, Massimo Torelli, Gabriele Polo, Giulio Marcon, Guido Viale, Francuccio Gesualdi, Annamaria Simonazzi, Giuseppe De Marzo, Norma Rangeri, Donatella Della Porta, Alberto Lucarelli, Mario Dogliani, Tania Rispoli e interverranno esperti, sindacalisti, esponenti di associazioni e movimenti, giornalisti.
Post Berlusconi, al voto al più presto, per la democrazia- Sup- Rete@Sinistra Firenze
Crediamo che dalla crisi non si esca senza la democrazia, formale e sostanziale, e che pertanto le elezioni a brevissimo tempo siano la via da seguire. Una richiesta di democrazia che si esprima già prima del voto in manifestazioni e assemblee di cittadine e cittadini. Giudichiamo positiva in tal senso la mobilitazione della CGIL promossa per il 3 dicembre, intesa a ribadire la centralità del lavoro e la questione dell'equità sociale.
Per una Sinistra Unita e Plurale - Rete@Sinistra Firenze
Manifestazione alla leopolda 29 ottobre h.9.00 davanti ai cancelli:Big BLUFF Bang
Big BLUFF Bang
Siamo cittadin*, student* precar* lavorator*,siamo la Firenze dei BENI
COMUNI , da anni lavoriamo in città in difesa del bene acqua e del
trasporto pubblico, per il diritto alla casa contro la speculazione
edilizia, a difesa degli spazi pubblici, per l'accoglienza e i diritti
sociali, a difesa del reddito
e della dignità del lavoro, in difesa della Costituzione e della
Scuola pubblica, per la cultura e la sanità pubblica.Saremo presenti
il 29 Ottobre dalle 9.00 presso l'entrata della Convention denominata
Bing Bang, alla Leopolda,per manifestare
contro le politiche neoliberiste messe in atto in città da questa
amministrazione comunale a guida Renzi,che si vorrebbe candidare a governare il
Paese.
Queste stesse politiche che contestiamo sono le medesime messe in atto
dalla BCE contro le quali il 99% della popolazione ha detto No,Noi la
Crisi non la paghiamo.
"ROTTAMIAMO RENZI "
► 29 ottobre 2011 :: H 9:00 :: Stazione Leopolda (Firenze)◄
#bigbluffbang #leopolda #renzi
ROTTAMIAMO RENZI!
LA VERITA’ SU ATAF
LA VERITA’ SU ATAF
Lavoratori e cittadini vittime della stessa incapacità
La vicenda Ataf è entrata in una fase decisiva. Il Sindaco Renzi e il Presidente di Ataf Bonaccorsi, consapevoli dell’inconsistenza della loro proposta politica, senza avere alcuna idea di come rilanciare l’azienda e il trasporto pubblico a Firenze, hanno deciso di scaricare il peso di incapacità gestionali di anni sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini.
Lo schema, ormai scontato, si ispira in buona parte al metodo Marchionne. Sono i lavoratori e in particolare gli autisti a dover pagare. O si fa come dice il duo Renzi-Bonaccorsi (aumento del carico lavorativo, taglio del personale, il tutto rigorosamente senza la presentazione di un piano di sviluppo del trasporto pubblico) o Ataf viene venduta ai privati. E’ questo in sintesi, il contenuto della lettera che i lavoratori Ataf si sono visti recapitare a mezzo stampa il 18 ottobre scorso su iniziativa di Renzi. Un ricatto, insomma.
In questo modo i lavoratori Ataf sono presentati alla cittadinanza come dei privilegiati seguendo il modello del “divide et impera”: mettere i lavoratori contro i cittadini per coprire l’inadeguatezza di chi ha il compito di governare la città e amministrare Ataf.
Il Comitato cittadino contro la privatizzazione dell’Ataf, davanti a tali inaccettabili strumentalizzazioni, intende ristabilire un minimo di verità e di corretta informazione.
Conoscere la situazione lavorativa degli autisti Ataf, di questi “privilegiati”, può aiutare a capire in che condizioni è costretto chi fa i conti in prima persona con la cattiva gestione dell’azienda e che condivide insieme ai cittadini utenti del servizio il risultato dell’incapacità e della malafede della classe dirigenziale e politica fiorentina.
CHI SONO E COSA FANNO REALMENTE GLI AUTISTI ATAF?
Ø Avete mai provato a guidare in città per 6h 25’ al giorno? (pensate per un attimo alla vostra mezz’ ora di caos mattutino nel traffico e moltiplicatela per 13!!).
Oltre 100 autisti “volontari”, pur di avere la domenica libera, lavorano fino a 6,45 di guida effettiva con lo stesso stipendio. Continuate a moltiplicare…
Ø Hanno la responsabilità di trasportare mediamente 100 persone in piedi su bus fatiscenti lunghi 12 metri o 200 su quelli snodati. In caso d’incidente sono responsabili penalmente. La gente dice che sono stressati… provate a guidare voi un “bestione” lungo 18 metri… Non è concesso sbagliare.
Ø Sono a contatto con il pubblico ed essendo in prima linea sono sottoposti a lamentele, insulti e provocazioni. Ogni tanto prendono anche le botte. Sapeste quanta gente “strana” c’è in giro…
Ø Ai capolinea non ci sono bagni. In caso di emergenza fisiologica si devono arrangiare come le bestie. Se va bene, dentro un bar. Altrimenti... Figuratevi l’umiliazione per le 100 donne autiste. Avete mai provato a trattenerla per ore?
Ø Fanno circolare gli autobus per 20 ore al giorno, con tutte le tipologie di turni: mattina, pomeriggio, sera e notte, con turni mattinali che iniziano fra le 4 e le 8, i turni serali tra le 11.30 e le 19.30 con relativo termine alle 2.00 di notte. Iniziano e terminano in vari depositi e in una marea di luoghi sparsi in città, con tutte le difficoltà del caso. I turni possono essere assegnati anche il giorno prima. La normalità non gli appartiene.
Ø Respirano l’aria inquinata della strada e sono i primi a venire in contatto con qualsiasi tipo di virus (influenzale etc). Vi siete mai chiesti quanti gradi di temperatura ci sono dentro un autobus durante l’inverno? E in piena estate?
Ø Sono immersi nello smog per l’intero turno di lavoro. Polveri fini, CO2, benzene, ozono, PM10 e chissà quali altre sostanze cancerogene respirano…
Ø Fanno 39 ore settimanali, come in una qualsiasi officina o fabbrica.
Ø Se fanno tardi sul luogo di lavoro hanno la responsabilità di lasciare a piedi centinaia di persone.
Ø Per stare in salute, viene consigliato a tutti di mangiare ad orari regolari. Loro, a volte pranzano alle 11 di mattina, a volte oltre le 14. La cena può essere consumata anche alle 23. Chi monta dopo le 18, se vuole, ingurgita un panino altrimenti cena quando torna a casa, alle 2 di notte.
Ø Lavorano con la paura di diventare inidonei alla guida. Basta un po’ di diabete per smettere di guidare senza aver la certezza della garanzia di un altro posto.
Ø Lavorano su tutti e sette i giorni della settimana per tutti i giorni dell’anno, incluso Domeniche, Sabati e tutte le Festività compreso il 1° maggio. Mantenere le relazioni familiari è un'impresa. Garantire la propria presenza in famiglia non è possibile.
Sicuramente ci sono impieghi peggiori di questo.
Sicuramente in altri mestieri alcuni disagi sono più accentuati ma sfidiamo chiunque a trovare un altro lavoro con queste “rigidità” messe insieme.
Tutto questo per 1030 euro al mese di un apprendista (che dopo 15 giorni fa lo stesso lavoro di un anziano) o per 1450 euro dei “veterani”.
A NOI NON SEMBRA POCO…
Contatti:trasportopubblicobenecomune@gmail.com
blog:http://trasportopubblicobenecomune.wordpress.com/
facebook:Comitato contro la privatizzazione di ATAF "Trasporto pubblico bene comune”
Twitter: Tpbenecomune Tel: 3284578948
Presentazione della campagna "Renzi,il sindaco che la destra ci invidia"- in distribuzione la maglietta
“Renzi, il sindaco che la destra ci invidia”, uno slogan e una maglietta, storia del paradosso alla fiorentina
…La vedo con la sua maglietta addosso con su scritte le parole "che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte"… (da Canzone per Silvia, F.Guccini )
Destra…sinistra…sinistra…destra… come non citare Gaber che nel secolo scorso ci regalava un brano dove, inoltrandosi nei meandri di un dualismo ideologico tra stereotipi e provocazioni, cantava di un pericoloso processo di banalizzazione?
E questa progressiva banalizzazione ha continuato a consumare e a svuotare di significato questa evocativa contrapposizione, nel tentativo di costruire il pensiero unico, omogeneo, dove passioni, valori e interessi si confondono diluendosi in un magma indistinto di parole vuote.
Ma i simboli servono e la sinistra costituisce un luogo di riferimento ancora insostituibile, pur trovandosi combattuta tra un’articolata ricchezza di valori e pensieri e una paradossale vocazione suicida al non volersi unire, compatta, per far fronte ad una offensiva reazionaria di rara pericolosità; la sinistra è il luogo della passione civile, della partecipazione, del confronto, della lotta in difesa della libertà, di un'emancipazione di pensiero e di diritti frutto di un percorso di secoli.
Fa freddo in questa sinistra e lo spiffero di una gelida destra viene proprio da politici ed amministratori che eletti in improbabili liste di centro sinistra hanno presto svelato la loro vera natura, fondata sull’arroganza, sulla sete di protagonismo e sull’interpretazione autocratica del governo.
Firenze ne è la prova emblematica, Renzi ha costruito qui il suo giocattolo di potere con cui lanciarsi per altre avventure, calpestando e stravolgendo la natura di una città medaglia d’oro della Resistenza.
Se la sinistra difende i diritti dei lavoratori, il diritto all’occupazione, i valori di libertà della lotta al nazifascismo, un uso ecocompatibile del territorio, il controllo pubblico dei servizi di trasporto e di erogazione dell’acqua, la partecipazione attiva della cittadinanza alle scelte urbanistiche, allora, in tutto questo Renzi non c’è, non c’è mai stato.
E non c’è stato il Primo Maggio a fianco dei lavoratori, non c’è stato in piazza contro i malfattori che ci governano, non ci sarà in nessun altro luogo di protesta perché si trova più a suo agio in strade diverse, illuminate più dai fari del Pdl che da quelli di un PD che lo subisce inerme.
È dunque fastidioso questo spiffero di destra, ma per ogni cuore che batte veramente a sinistra c’è una maglietta che tiene caldi, che denuncia una palese aberrazione e ricolloca i desideri politici al posto giusto, svelando la passione civile e la voglia di cambiamento di chi la indossa.
E’ una maglietta di un bel grigio, luminoso: niente a che fare con il grigiore della città renziana gestita sull’apparenza, sulla capacità mediatica di abbindolare gli incauti osservatori, sui cento luoghi di carta costruiti per acquisire consenso su scelte già fatte…
E’ una semplice maglietta, che denuncia con uno slogan un pericoloso paradosso. È di facile reperibilità ma è indossabile solo con uno spirito di giustizia, da un cuore rosso di libertà e da una pelle multicolore.
Ass. Sinistra Unita e Plurale di Firenze- Rete@Sinistra
sabato 15 ottobre ROMA- PULLMAN DA FIRENZE
CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA,
costruiamo l'alternativa
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
sabato 15 ottobre ROMA – ore 14
da Piazza della Repubblica e arriverà a Piazza San Giovanni.
Pullman da Firenze
per prenotazioni:
· Andrea 338-1559006 mail: andreafacciolongo@gmail.com (Ass. X Sinistra Unita e Plurale di Firenze- Rete@Sinistra)
· Arci Firenze- Piazza dei Ciompi 11 tel. 055/26297218 ( chiedere di Nadia)
Costo: € 20-- € 14 studenti e disoccupati
PARTENZA: ORE 9.00 DALLA RAI- RIENTRO PREVISTO ORE 24
PEOPLES OF EUROPE, RISE UP!
IL 15 OTTOBRE SARÀ UNA GIORNATA EUROPEA E INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
“gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri,
chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!”
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti schiavi. Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.
Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare.
Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.
Il Coordinamento 15 ottobre, luogo di convergenza organizzativa dei soggetti sociali impegnati, invita tutti e tutte a preparare la mobilitazione e a essere in piazza a Roma, riempiendo la manifestazione con i propri appelli, con i propri contenuti, con le proprie lotte e proposte.
PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER CAMBIARE DAVVERO
LEZIONI IN PIAZZA PER UN' ALTRA RISPOSTA ALLA CRISI- venerdì 7 ottobre ore 17.45 Piazza dei Ciompi
Sui cento luoghi
Mercoledì 28 settembre a Firenze si sono svolte 100 assemblee contemporanee in “cento luoghi”, assemblee aperte in cui la cittadinanza era chiamata a “far sentire la propria voce … su cosa e come si vuole cambiare la città”.
Da ieri la stampa ne parla come della più grande iniziativa di partecipazione in Italia: 10.000 persone hanno discusso progetti e avanzato proposte. Forse erano un po’ di meno, se le foto di gruppo scattate luogo per luogo registrano correttamente la presenza (a meno che non siano state tutte prese quando la gente era già andata via!). Ma non cavilliamo sulla quantità. E’ sulla qualità dell’iniziativa che ci permettiamo di avere qualche dubbio.
La partecipazione democratica ha due cardini: si basa su un’ampia condivisione di informazioni e ha almeno in parte, uno sbocco decisionale.
Se l’anno scorso arrivammo alle assemblee senza strumenti adeguati per esprimere un parere “informato”, addirittura per capire di cosa si trattava, la preparazione di quest’anno non è stata molto migliore. Alla vigilia sul sito si trovava quasi soltanto la ripetizione dei temi discussi la volta scorsa. Questa non è informazione.
Oggi, sul sito, alcuni dei 100 instant report, prodotti alla fine delle assemblee di ieri, riportano schematicamente quali proposte emerse un anno fa sono state realizzate. Ma per lo più non si spiega perché quelle e non altre, e quali proposte sono state respinte. Questa non è “restituzione” del senso dell’assemblea a chi ha partecipato.
E la decisionalità? Certo, la democrazia partecipativa non deve sostituire quella rappresentativa, deve invece interagire con essa, gestendo i possibili conflitti. Ma non può ridursi a luoghi a carattere consultivo, dove chi lancia proposte un anno dopo non riceve nemmeno una risposta argomentata sul loro esito.
Per il nostro sindaco la cittadinanza attiva nelle assemblee, e lo stesso Consiglio dei rappresentanti eletti sembrano essere cornici in cui far risaltare decisioni insindacabili, quando non addirittura intralci alla realizzazione di luminose intuizioni.
Associazione X una Sinistra Unita Plurale Firenze - rete@sinistra
Solidarierà ad Ornella De Zordo per le minacce di Forza Nuova
Solidarierà ad Ornella De Zordo per le minacce di Forza Nuova
Associazione X una Sinistra Unita Plurale Firenze - rete@sinistra
Firenze Holding: ma Renzi parla la stessa lingua di 25,9 milioni di italiani che hanno votato SI al referendum?
Nell’intervista del sindaco al Corriere Fiorentino spiccano le risposte alle domande sul referendum. Ricordate? il sindaco aveva annunciato la sua contrarietà all’abrogazione della norma che garantiva la remunerazione dei capitali investiti, caricandola sulle bollette. Di fatto una scelta a favore dei privati che investono nella gestione dell’acqua soltanto se ne ricavano un profitto, senza il minimo rischio.
Il risultato referendario è andato diversamente e Renzi sembra prenderne atto, dichiarando che seguirà l’indicazione delle urne: “Gli italiani e i fiorentini hanno detto che non vogliono i privati e i profitti nella gestione dell`acqua. Faremo a breve una proposta concreta ad Acque blu (i privati di Publiacqua, ndr) per ricomprare le quote: vediamo se ci sono le condizioni”.
Ma poi si "entusiasma": dall’acquisto delle quote di Publiacqua, passa alla creazione di “Firenze Holding, la holding di tutte le partecipate del Comune di Firenze. Sarà lei a gestire l`operazione Publiacqua. A questa società verranno affidate tutte le quote di tutte le spa delle aziende in cui il Comune è presente”. Questo all’interno della discussione sul bilancio presentato oggi in Consiglio, in cui parla anche della quotazione in borsa.
Coloro che, come noi, non vogliono privati e profitti nella gestione dei beni comuni, e hanno cominciato a dirlo partendo dal referendum sull’acqua, non saranno così entusiasti di questa prospettiva. La parola “holding” ha significati diversi, ma nessuno di essi fa pensare a un modello gestionale attento al bene comune, trasparente sotto tutti i punti di vista, nel quale tutti gli aventi interesse (stakeholders) partecipano alle decisioni.
Solo questo tipo di gestione può riportare i servizi ad essere veramente pubblici e invertire la tendenza alla privatizzazione, bocciata dal risultato referendario.
Ma Renzi parla la nostra stessa lingua?
Ass. x sinistra unita e plurale di Firenze- rete @sinistra
i coordinatori
Anna Picciolini
Massimo Torelli
COMITATO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ATAF- trasporto pubblico-bene comune
Appello contro la privatizzazione di ATAF
Appello contro la privatizzazione dell’ATAF
per un trasporto locale pubblico e efficiente
I 26 milioni di SI’ all’abrogazione della Legge Ronchi del recente referendum portano con sé la richiesta di una riappropriazione dei servizi pubblici essenziali da parte della cittadinanza. Un trasporto pubblico locale non inquinante e garantito a tutte/i è un fattore determinante per la vivibilità della città e costituisce, di conseguenza, un bene comune: perciò è nell’ambito pubblico che devono rimanere gli strumenti che vi si riferiscono.
Dire no alla privatizzazione dell’ATAF è una questione che riguarda tutta la cittadinanza perché, come ci insegnano le esperienze in Italia e all’estero, la qualità del servizio non può essere garantita da un privato che deve trarre profitto dalla gestione di quel servizio; per farlo dovrà risparmiare sui costi del lavoro, dovrà tagliare le linee meno redditizie anche se socialmente utili e dovrà infine aumentare il costo del biglietto.
Un indispensabile ruolo nella battaglia per far rimanere ATAF pubblica e perché i Comuni non decidano unilateralmente la vendita delle proprie quote è stato svolto dai singoli lavoratori e dalle RSU di ATAF che hanno promosso e organizzato con ottimi risultati e con adesioni che si avvicinavano ogni volta sempre di più al 100%, gli scioperi contro i Comuni che non volevano neppure discutere la vendita ai privati.
Ataf deve quindi rimanere pubblica e deve essere rilanciata con il sostegno pieno
delle realtà cittadine – di movimento, sociali, politiche, culturali – e di tutti coloro che si sono battuti e si battono per i beni comuni, per la partecipazione, per i diritti di chi lavora, per un’idea di città non piegata agli interessi ed ai voleri dei poteri forti (e non “consegnata al “mercato” attraverso le privatizzazioni).
A Roma si stanno raccogliendo le firme contro la privatizzazione di ATAC e nel Consiglio straordinario del 6 giugno anche il PD, che a Firenze è il più strenuo e forse unico, difensore della privatizzazione ha ribadito la sua ferma contrarietà alla privatizzazione dell’Atac, presentando anche una mozione poi bocciata dalla maggioranza di Alemanno.
Proponiamo quindi di costituire il “COMITATO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ATAF- trasporto pubblico-bene comune” , che comprenda quanti – soggetti collettivi e singole persone – condividono la necessità di attivarsi contro la privatizzazione dell’ATAF per proporsi di:
- informare la cittadinanza su tale azione portata avanti dall’Amministrazione di Firenze e sostenuta dagli altri Comuni soci di ATAF
- promuovere occasioni di dibattito e di confronto sul tema della mobilità e dell’importanza del servizio pubblico (per far sì che la mobilità non sia inquinante e venga concretamente garantita a tutte/i)
- richiedere che il dibattito sul futuro di ATAF coinvolga in maniera approfondita e preventiva rispetto alla privatizzazione, i Consigli comunali dei Comuni soci dell’azienda ATAF e di quei territori che giornalmente sono serviti dal servizio di trasporto pubblico
- sostenere in varie forme le iniziative dei lavoratori di ATAF e dei residenti delle zone in cui si ipotizzano tagli alle linee del trasporto
- bloccare la privatizzazione e poi quello di portare, prima della decisione, la discussione nei consigli comunali e provinciale
- unire tutte le iniziative e le proposte per affermare una “società dei beni comuni” che faccia della nostra città una comunità in cui la partecipazione dei cittadini interviene a regolare i servizi pubblici essenziali per la vita di tutti/e.
I soggetti promotori del Comitato sono:
Comitato Acqua Bene Comune Firenze, RSU Ataf e Progetto Conciatori, Ass. x sinistra unita e plurale- Rete @sinistra, Centro Popolare Autogestito Firenze-sud (CPA), Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos-Campi Bisenzio, Cooperativa politica fiorentina, Medicina Democratica-sez.Pietro Mirabelli-Firenze, Straffichiamo Firenze, Italia Nostra Firenze, Forum ambientalista Toscano e Fiorentino
Confederazione COBAS Firenze, USB Firenze, Movimento 5 Stelle Firenze, PerUnaltracittà-Firenze, Per un’altra Cittadinanza Attiva – Bagno a Ripoli, Sinistra e Cittadinanza e Federazione dei Verdi, Federazione della Sinistra, PRC, Sinistra Critica Firenze, Sinistra
Ecologia e Libertà, IdV Firenze, IdV provincia Firenze
Adesione al comitato fiorentino per la campagna L'italia sono anch'io
http://www.litaliasonoanchio.it
L'Italia sono anch'io | Firenze
campagna per i diritti di cittadinanza
- comunicato stampa -
L'Italia sono anch'io,
costituito il comitato promotore fiorentino
Al via, dal prossimo autunno la raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare sull'introduzione dello jus soli e il riconoscimento del diritto di voto amministrativo alle persone di origine straniera che nascono o vivono in Italia
Firenze, mercoledì 20 luglio 2011 - E' stato costituito a Firenze il comitato provinciale de 'L'Italia sono anch'io', una campagna lanciata nel giugno scorso da 18 organizzazioni della società civile italiana (tra le prime adesioni, figurano quattro Regioni italiane, tra cui la Toscana) per riportare al centro dell'agenda politica i diritti delle persone di origine straniera che vivono o sono nate in Italia. Oltre a realizzare su tutto il territorio nazionale azioni e iniziative di sensibilizzazione, 'L'Italia sono anch'io' vedrà le organizzazioni promotrici e aderenti impegnate dal prossimo autunno nella raccolta di firme di due proposte di legge di iniziativa popolare.
Oggi nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Molte di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del 18° anno di età si vedono riconosciuta la possibilità di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi un lungo percorso burocratico. Questo genera disuguaglianze e ingiustizie, limita la possibilità di una piena integrazione, disattende il dettato costituzionale (art. 3) che stabilisce l’uguaglianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento.
Le due proposte di legge di iniziativa popolare su cui 'L'Italia sono anch'io' chiede la firma di cittadine e cittadini del nostro Paese puntano a :
- riformare la legge sulla cittadinanza, dando un ruolo di primario rilievo al principio dello jus soli, ovvero al diritto di essere cittadini del nostro Paese sulla base del luogo nel quale si nasce e non della discendenza di sangue; e semplificando la normativa sulla cittadinanza per naturalizzazione.
- riconoscere il diritto di voto amministrativo a chi risiede per un periodo congruo (5 anni), eliminando così una ingiustizia che rischia di minare sempre più il principio del suffragio universale a livello territoriale, impedendo a milioni di persone di partecipare pienamente alla vita della comunità dove vivono.
Il Comitato Promotore provinciale fiorentino ha individuato come propria sede, quella dell'Arci di Firenze (piazza dei Ciompi 11 a Firenze).
Del comitato promotore provinciale fiorentino fanno parte: Arci, Acli, Asgi, Libera, Caritas, Cgil Camera del Lavoro Metropolitana Firenze, CNCA, Fcei-Gould, Rete@Sinistra, Rete Antirazzista, SUP.
'L'Italia sono anch'io' è promossa a livello nazionale da 18 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.
Tra le adesioni, figurano quattro Regioni italiane: Emilia-Romagna, Liguria, Puglia e Toscana.
per info e adesioni:
litaliasonoanchiofirenze@gmail.com
http://www.litaliasonoanchio.it
si ringraziano colleghe e colleghi per lo spazio che daranno a questa comunicazione.
ufficio stampa: Antonio Cannata – 349 7138602
pullman per Genova per manifestazione del 23 luglio
E RITORNO in data 23/07/2011
PER PARTECIPARE ALLA LA MANIFESTAZIONE DI CHIUSURA
DEGLI EVENTI DEL DECENNALE GENOVA G8 2001-2011
Dopo la cena di finanziamento che si è svolta la sera di domenica 10 Luglio a Settignano
sono stati raccolti 500 Euro per finanziare un pullman che agevoli la partecipazione dei fiorentini e delle fiorentine
alla manifestazione di chiusura del ciclo di eventi genovesi per il decennale del G8 2001
per info:http://www.genova2011.org/
Il costo del biglietto sarà al massimo 12 Euro a testa per il viaggio di andata/ritorno
partenza sabato 23 luglio ore 9:00 dal parcheggio del mercato ortofrutticolo di Novoli, rientro ore 24
CONTATTI: mail massimotorelli@gmail.com oppure cell.338-1559006 (Andrea)
IMPORTANTE!!! Per favore comunicare nome cognome e recapito telefonico cellulare
per agevolare reperibilità in caso di problemi/ritardi/annullamento pullman
Giovedì 14 luglio- In Italia il vento è cambiato. Ma la situazione ancora no... invito a una serata al fresco e con della buona musica
giovedì 14 luglio troviamoci, noi che tanto impegno mettiamo per cambiare il Vento, al parco dell'Anconella, al fresco e con della buona musica.
via Villamagna 39, FIRENZE
Vignette e disegni di Sergio Staino
LUNEDI' 6 GIUGNO BATTIQUORUM DAY FIRENZE
- Borgo Ognissanti- angolo via Curtatone ( da lì in Oltrarno)
- piazza Ghiberti ( da lì verso via Gioberti e oltre)
TRAFFICO E RENZI: uno stile di governo che non prevede partecipazione
Anche dopo l’installazione di varchi controllati da telecamere e di dissuasori mobili (le colonnine a scomparsa), il trasporto privato continua a dominare nella nostra città nonostante i trasporti pubblici (fra bus, bussini elettrici e tramvia) cerchino di svolgere un servizio utile, purtroppo non sempre all’altezza dei bisogni della cittadinanza.
Secondo Winkler, noto urbanista e esperto di questi problemi, in una zona pedonalizzata devono continuare a passare i mezzi pubblici: l’obiettivo è limitare il traffico privato e potenziare quello pubblico, non tagliare fuori dal salotto buono tutti quelli che a piedi non ci possono venire!
Più che di interventi estemporanei ci sarebbe bisogno di riprogettare seriamente l'intero traffico cittadino avendo un'idea diversa si sviluppo urbano, per garantire che le decisioni presentino un bilancio positivo fra costi e benefici, non soltanto economici, e per mitigare eventuali effetti negativi. Nella nostra città invece sembra che questa parte sia facoltativa: i tempi della pubblicità non sono compatibili con quelli della vita delle persone reali.
Dall’inizio degli anni ’90 i sindaci, eletti direttamente dalla cittadinanza, hanno concentrato, a scapito dei consigli comunali, nelle loro mani un potere maggiore che in passato. La giunta, chiamata anche la “squadra del sindaco”, non riceve la propria legittimità dal consiglio, ma dal sindaco stesso, che può sostituire qualunque assessore semplicemente dichiarando che è venuto meno il rapporto di fiducia sul quale si fonda la delega.
Ma non c'è solo il sindaco, la giunta ,il consiglio comunale e tutta la struttura tecnica dell’Ente locale (che andrebbe sempre coinvolta prima di fare grandi annunci). C’è la cittadinanza, che con il voto non ha firmato una delega in bianco, che non vuole limitarsi ad applaudire per 5 anni “un uomo solo al comando”.
Niente di tutto questo: il modello Matteo Renzi, il sindaco che tutta la destra ci invidia, non prevede momenti di partecipazione se non quelli inutili, quelli in cui la cittadinanza non decide nulla (I centi luoghi ed esempio?).
L’importante è coniare uno slogan efficace: quale sarà questa volta?
In centro a passo duomo
Questo lo slogan che a suo tempo ha lanciato la pedonalizzazione. E adesso?
“Tutti a piedi a Pitti” o “Piedi buoni in via Tornabuoni”?
Il sindaco decide, informa la cittadinanza a mezzo stampa (e social network) e lascia ai tecnici giusto il tempo di spostare qualche linea di bus e di eliminarne qualche altra. Nessun piano complessivo: ci mancherebbe! La “politica del fare” ha bisogno di singoli atti, facili da comunicare. Se poi sono difficili da realizzare, sarà colpa degli uffici tecnici, o addirittura degli autisti dell’Ataf (che, per inciso, sarà presto venduta al miglior offerente privato).
Sulla cacciata dei richiedenti asilo voluta dal sindaco Renzi
richiedenti asilo, hanno allestito un presidio davanti alla Fortezza
da Basso, con il sostegno di movimenti e associazioni della città:
chiedono la possibilità di avere un'abitazione (molti di loro vivono
per strada) e il rilascio dei titoli di viaggio che sono loro
necessari per muoversi sul territorio. Sono circa un'ottantina di
persone, fra cui anche donne con bambini.
Ieri mattina all'alba le forze dell'ordine hanno tentato di
sgomberare il presidio con la violenza, svegliando le persone a
calci, distruggendo tende e attrezzature, portando via oggetti e
anche i documenti personali.
Il gruppo ha deciso comunque di non andarsene, di rimanere per portare
avanti la protesta e le loro richieste: così sono rimasti davanti
all'ingresso della Fortezza, aspettando un segnale di accoglienza da
parte delle istituzioni. Nonostante una trattativa svoltasi ieri
pomeriggio con l'assessore regionale Allocca e l'assessore comunale
Saccardi, il sindaco Renzi ha nuovamente chiesto l'intervento della
Questura perché l'area fosse "liberata" al più presto. Stamattina i
movimenti che sostengono la lotta dei richiedenti asilo hanno
condotto con la Questura una trattativa e concordato che il
presidio lasci spontaneamente la piazza stasera, dopo un'assemblea
nella quale decidere altre forme di lotta.
Questa è la risposta del sindaco Renzi a persone che fuggono dalle
guerre, da disastri che colpiscono intere popolazioni, spesso
persone che si
trovano qui per aver disertato! Stanno chiedendo un edificio
abbandonato da poter recuperare col loro lavoro, o documenti per
viaggiare in Italia alla ricerca di un lavoro: il Comune di Firenze
non può occuparsi di loro, è troppo impegnato su altri fronti, loro
possono continuare a vivere "di nascosto", basta che non si facciano
vedere nella vetrina cittadina! Renzi va ad Arcore, ma non scende alla
Fortezza per ascoltarli, solo ordina che qualcuno gli ripulisca la
piazza!
Dobbiamo dire che non tutti i fiorentini la pensano così: sosteniamo
la loro protesta con la nostra presenza, facciamo in modo che la loro
voce non venga di nuovo messa a tacere e la loro presenza cancellata.
Chiediamo che il Comune e che riconosca le proprie responsabilità
dando risposte concrete alle richieste dei profughi.
Associazione per la Sinistra Unita e Plurale
VENERDI’ 6 MAGGIO -Insieme per lo sciopero generale e i referendum
Insieme per lo sciopero generale e i referendum.
Un'altra Italia in piazza
Società civile e movimenti in CORTEO - Un'altra Italia in piazza- da Piazza Ognissanti ( ore 9.15) a Piazza Duomo e con il corteo CGIL fino a Santa Croce.
Venerdì 6 maggio a Firenze la società civile e i movimenti costruiscono Insieme la partecipazione allo sciopero generale della CGIL, saldandola alla mobilitazione per i referendum del 12 e 13 giugno.
Ci troveremo Insieme in piazza Ognissanti alle 9.15 per fare un corteo che attraverserà le vie del centro e confluirà nel corteo principale della CGIL per concludersi poi in Piazza Santa Croce.
E saremo Insieme alle lavoratrici e ai lavoratori della CGIL del Maggio Musicale – Teatro Comunale, che apriranno il corteo.
Lo sciopero generale e i referendum sono due tappe fondamentali per chi vuole cambiare realmente e mandare via BERLUSCONI e questo governo, per chi è consapevole dell’emergenza democratica e sociale che stiamo vivendo.
Sarà un appuntamento costruito Insieme da tante delle realtà che hanno animato questa città, costruendo mobilitazioni continue e fare diventare lo sciopero generale una mobilitazione generale del Paese anche contro lo scippo dei referendum che il governo sta provando di fare.
Insieme è la parola chiave di questa giornata. Non si può scindere la lotta per la democrazia e la difesa della Costituzione dall’eversione continuata di Berlusconi da una parte dalla lotta per per l’occupazione e contro la precarietà dall'altra, come non si può separare la lotta per la scuola, l’università e la ricerca pubblica dall'impegno per un’alternativa sostenibile di modello economico e ambientale.
Insieme per un bel 6 maggio partecipato con tutti i colori, le mani e le facce della pace, dell’accoglienza, dei beni comuni, delle energie alternative al nucleare, dell’impegno per la giustizia e l’eguaglianza di fronte alla legge secondo i principi costituzionali.
Insieme perchè non esiste difesa del lavoro senza difesa dei referendum.
Insieme perchè siamo lavoratori/lavoratrici e siamo società civile, movimenti, voci non mute e non sopprimibili.
Insieme per l’accoglienza dei migranti e dei profughi di guerra
Insieme perchè il diritto di chi lavora è anche il diritto ad avere l'acqua come bene comune, un'energia pulita, una giustizia non inquinata da leggi ad personam
Insieme per cambiare
Insieme per i 4 si al referendum
Insieme per la vittoria referendaria del 12 e 13 giugno.
Insieme per lo sciopero generale e i referendum
ADESIONI: Comitato referendario provinciale "2 sì per l'acqua bene comune" di Firenze; Comitato locale di Firenze di Attac Italia; perUnaltracittà; Carovana per la costituzione sempre; Uniti contro la Crisi; Ass. x sinistra unita e plurale -Rete@ Sinistra; Libertà e Giustizia; Rete antirazzista; CGIL Maggio musicale; Italia non è un bordello- cazerolazos; Cooperativa politica fiorentina; Libere Tutte; Liberi di decidere; Comitato SE NON ORA QUANDO - Firenze; Comitato di Firenze VOTA SI' per FERMARE IL NUCLEARE e lavoratrici/lavoratori CIGL Biblioteca nazionale
RENZI OLTRE IL SEGNO
Comunicato stampa
Associazione x sinistra unita e plurale di Firenze- rete@sinistra
RENZI OLTRE IL SEGNO
I privilegiati gli remano contro. Chiaro, lui è l'eroe della giustizia.
Ce l'hanno con lui perché è nuovo e giovane e pensa al popolo tutto il tempo. Anzi alla gente. È uno che ha sempre lavorato, anche il primo maggio, laggiù nelle miniere incatenato alla Ruota della fortuna. Mica come la gente che lavora tutto il giorno e tutti i giorni, all'aria condizionata dei negozi o comodamente seduta alle casse dei grandi magazzini, con la fila dei clienti che sorridono felici.
Non vuole confermare gli antichi privilegi delle cubiste e delle amiche dei sindacalisti.
Si limita a scegliere una-che-conosce-lui per dirigere il Maggio, regalare le piazze della città a MTV e poi farla diventare la location di un reality di buzzurri, ma quello è perché siamo una città turistica e abbiamo bisogno di costruirci un'immagine. Firenze, ha bisogno di costruirsi un'immagine...
Si è “liberi” di lavorare il primo maggio, ovviamente per migliorare l'offerta sul mercato internazionale. E naturalmente sono liberi allo stesso modo datori di lavoro, lavoratrici e lavoratori: un'azienda o un negozio sono una grande famiglia dove tutti decidono tutto insieme, d'amore e d'accordo. Se invece si resta chiusi perché commesse e commessi pretendono di festeggiare la festa del lavoro, neanche fosse Santo Stefano o Capodanno, sono i lavoratori interinali a pagare per il privilegio dei garantiti. C'è solo lui, Matteo Renzi, giovane eroe senza macchia né ideologia, che pensa agli ultimi.
Chi ritiene che ci sia una qualche asimmetria, magari addirittura una differenza di potere, fra proprietari e lavoratori deve essere un “comunista”, come dice anche quell'altro Grande Piazzista di Arcore che il nostro si sforza di imitare. Noi di Firenze non siamo una città, una storia, una cultura – siamo un'offerta per turisti frettolosi. Una statuetta graziosa con la cupola sullo scaffale di un ipermercato mondiale, da comprare con lo sconto a tutte le ore.
Che qualcuno possa cercare da noi altro che le vetrine lo possono pensare solo i “barracaderi fuori stagione”. Che altro è Firenze se non una somma di negozi e un posto di tribuna allo stadio?
Ci possono essere vita sociale, cultura popolare, relazioni umane, se non sono in funzione per un giorno le carte di credito?
I privilegiati, quelli che ce l'hanno con lui poverino perché vuol fare giustizia, sono i lavoratori delle aziende pubbliche. Tutti vecchi conservatori non aperti al nuovo che avanza. Luccicante meraviglioso Nulla. E naturalmente la gerarchia dei loro capi, sfruttatori di permessi sindacali, aizzatori di scioperi ad personam. Probabilmente gli unici sfruttatori che esistano per Renzi. I sindacalisti della Cgil. Chi se no. Chi se l'è goduta in tutti questi anni, prima che arrivasse il Renzi giovane e ardito paladino del popolo? Ce l'hanno con lui come i giudici con quell'Altro: due vite parallele.
L'Ataf è risorta da quando c'è Matteo. Il teatro Comunale pure – che fosse stato per lui sarebbe rimasto in Giappone fino alla morte, perché una bella fine eroica ci avrebbe dato un bel ritorno di immagine.
Perché sia chiaro, per Renzi l'immagine è tutto. La sua. Ma proprio tutto. Lui deve essere amato, non sopporta che lo si possa criticare. Chi non lo ama deve avere qualche oscuro interesse nascosto da proteggere.
E però, caro Sindaco, si rassegni. Si può essere giovani e vecchi nell'anima. Tanto “moderni” quanto malati di ideologia consumista. Brillanti per le prime pagine dei giornali e ridicoli per chi ama Firenze davvero.
Soprattutto si può non essere amati. Noi di sicuro non l'amiamo per niente. Ma proprio per niente.
Associazione x sinistra unita e plurale di Firenze- rete@sinistra
Per cambiare-Appello per i Referendum del 12-13 giugno
Per cambiare.
Appello per i Referendum del 12-13 giugno
Per fermare le manovre del governo che vuole cancellare i referendum.
Per cancellare, sul serio, il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e il “legittimo impedimento”.
Per mettere l’Italia sulla via di uno sviluppo più sostenibile
e di una democrazia più partecipata.
28 aprile 2011
La politica italiana si è allontanata dalla società come mai era successo in passato. L’azione del governo è sempre più segnata dagli interessi personali del Presidente del Consiglio, da derive autoritarie, da minacce alla Costituzione.
L’economia del paese non riesce a uscire dalla crisi iniziata tre anni fa, e la politica non riconosce il fallimento di vent’anni di privatizzazioni, che hanno lasciato a poche grandi imprese – sempre più spesso straniere – decisioni chiave sul nostro futuro.
Tutto questo aggrava le minacce alla democrazia, il declino del paese e l’insostenibilità del nostro modello di sviluppo.
Contro questa deriva, negli ultimi anni milioni di uomini e donne – con movimenti, reti, associazioni, sindacati - hanno alzato la loro voce, manifestato e costruito alternative. L’abbiamo fatto sui temi della democrazia, della partecipazione, della giustizia, dell’informazione. L’abbiamo fatto sui temi del lavoro, dei diritti sindacali, dei contratti, del precariato dei giovani. L’abbiamo fatto sui diritti delle donne e sulle disuguaglianze. L’abbiamo fatto sui temi della scuola, dell’università, della ricerca, della cultura. L’abbiamo fatto sulla tutela dell’ambiente e sulla sostenibilità dello sviluppo. L’abbiamo fatto sui temi della legalità e della lotta alle mafie. L’abbiamo fatto sui temi dei diritti, dell’antirazzismo, della solidarietà con profughi e immigrati. L’abbiamo fatto sui temi della pace, del rifiuto delle guerre, della solidarietà con chi lotta per la democrazia in altri paesi.
La politica istituzionale – finora – non ci ha ascoltato. La distanza tra le decisioni del governo e il consenso nella società non è mai stata così grande.
Tutto questo può cambiare. Abbiamo una possibilità nuova per imporre alla politica la volontà dei cittadini, per riprendere il potere di decidere che tipo di democrazia e di sviluppo vogliamo avere.
Il 12-13 giugno 2011 si terranno i Referendum per cancellare le leggi sull’energia nucleare, la privatizzazione dell’acqua e il “legittimo impedimento” che mette i ministri al riparo dalla giustizia.
Il nucleare. Il governo ha voluto riportare l’energia nucleare in Italia dopo un referendum nel 1987 che l’aveva rifiutata. Il nucleare è un cattivo affare: costa troppo, quasi tutti i paesi lo stanno abbandonando e in Italia le centrali non entrerebbero in funzione che tra quindici anni. Dopo gli incidenti di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima l’energia nucleare si è dimostrata una minaccia per la salute delle persone. L'efficienza energetica e le energie rinnovabili come il solare sono la strada che l’Italia deve seguire. Ora il governo – vista l’impopolarità del nucleare - ha fatto una retromarcia che potrebbe far saltare il referendum. E’ un primo parziale successo, ma la decisione del governo non dà garanzie per il futuro. Serve l'impegno perché i cittadini si pronuncino con il voto contro il nucleare.
L’acqua. Il governo impone il passaggio a imprese private del controllo e della gestione dell’acqua, considerandola una merce come le altre, dimenticando che l’acqua è un servizio essenziale, un diritto dei cittadini, un bene comune. Qui i referendum sono due: uno sulla gestione privata e l’altro sui profitti delle imprese - la legge prevede per i gestori un rendimento non inferiore al 7%. La privatizzazione non porterebbe a un miglioramento dell’efficienza, ma alla perdita del controllo da parte delle comunità locali su una risorse essenziale, all’aumento dei profitti e del potere delle multinazionali dell’acqua, al moltiplicarsi dei prezzi pagati dai cittadini. Anche sull’acqua il governo ha prospettato modifiche alla legge per evitare i due referendum senza fare marcia indietro sulla privatizzazione. Anche sull’acqua serve l'impegno perché i cittadini si pronuncino con il voto contro la privatizzazione.
Il legittimo impedimento. Il governo ha introdotto il “legittimo impedimento” che permette al Presidente del Consiglio e ai Ministri di non comparire in udienza penale per la durata della loro carica. E’ un segno dell’arbitrio del potere politico e dell’”impunibilità” dei potenti. La Corte costituzionale ne ha già abrogato le norme portanti; bocciando quel che resta della legge, il referendum metterebbe fine alla legislazione “su misura” fatta apposta per evitare che Silvio Berlusconi affronti i processi in corso.
Per queste ragioni è importante fermare le manovre del governo che puntano a cancellare i referendum su nucleare e acqua. Sarà la Corte di Cassazione a decidere se il voto su questi temi si terrà o meno, mentre si voterà comunque sul “legittimo impedimento”.
Per queste ragioni è importante – il 12-13 giugno - raggiungere il quorum di 25 milioni di votanti ai Referendum e scegliere il SI a tutti i quesiti.
E’ un voto che può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insostenibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni comuni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia.
Un successo dei SI al Referendum costringerebbe la politica – sia del governo che dell’opposizione – a fare i conti con la volontà dei cittadini. L’impegno delle mobilitazioni sociali non si limiterebbe a manifestazioni finora inascoltate, ma cancellerebbe alcune delle peggiori leggi introdotte dal governo. Oggi è possibile un impegno comune di cittadini, movimenti, reti, associazioni, sindacati per arrivare a una larghissima partecipazione al voto del 12-13 giugno, che porti a raggiungere il quorum e al successo dei SI. Noi vogliamo impegnarci per quest’obiettivo: per mettere l’Italia sulla via di uno sviluppo più sostenibile e di una democrazia più partecipata.
Primi firmatari
don Aldo Antonelli, parroco di Antrosano, L'Aquila
Andrea Bagni, Rete@sinistra
Laura Balbo, sociologa
Loris Campetti, Il Manifesto
Roberta Carlini, Sbilanciamoci.info
Alessio Ciacci, Comuni Virtuosi
Mariano di Palma, Unione degli studenti
Tonio Dell’Olio, Libera
Monica Di Sisto, Fair
Anna Donati, ambientalista
don Paolo Farinella, parroco di San Torpete, Genova
Gianluca Felicetti, presidente LAV
don Walter Fiocchi, parroco di Castelceriolo, Alessandria
Paolo Flores d’Arcais, direttore di Micromega
Luciano Gallino, Università di Torino
don Raffaele Garofalo, prete
Paul Ginsborg, Libertà e Giustizia
Roberto Iovino, Rete della Conoscenza
Maurizio Landini, Segretario generale Fiom Cgil
Flavio Lotti, Tavola della Pace
Giulio Marcon, Coordinatore Campagna Sbilanciamoci
Gianni Mattioli, Comitato Vota SI per fermare il nucleare
Grazia Naletto, Lunaria
Davide Orecchio, direttore Rassegna.it
Mimmo Pantaleo, Segretario generale Flc Cgil
Massimo Paolicelli, Associazione Obiettori Nonviolenti
Giorgio Parisi, fisico
Mario Pianta, Sbilanciamoci
Sergio Andreis, Lunaria
Anna Picciolini, Associazione per una sinistra unita e plurale, Firenze
Gabriele Polo, Il Manifesto
Guglielmo Ragozzino, Sbilanciamoci.info
Claudio Riccio, Link-Coordinamento universitario
Gianni Rinaldini, Coordinatore “La Cgil che vogliamo”
Edo Ronchi, ambientalista
Rossana Rossanda, Il Manifesto
Massimo Scalia, Comitato Vota SI per fermare il nucleare
Paolo Serventi Longhi, direttore di Rassegna Sindacale
Gianni Silvestrini, direttore scientifico QualEnergia
Massimo Torelli, Rete@ sinistra
Guido Viale, economista
Sara Vegni, Comitato 3 e 32 L'Aquila
Per sottoscrivere l’appello e per promuovere iniziative:
firenze 5 e 6 aprile- LA LEGGE SULLA PRESCRIZIONE BREVE NON DEVE PASSARE
NON DEVE PASSARE
LA PRESCRIZIONE BREVE significherà ANCHE, a titolo di esempio :
• che i colpevoli del crollo della CASA DELLO STUDENTE DELL’AQUILA non potranno essere condannati
• che il processo per l’ex questore Colucci per le violenze al G8 di Genova non arriverà alla fine
• che i processi PARMALAT non arriveranno al termine e i colpevoli non saranno condannati
• che sarà quasi sempre impossibile ottenere la condanna dei responsabili degli incidenti sul lavoro e di gravi incidenti stradali
Sentiamo la necessità anche di dire ai parlamentari dell’opposizione che questo spettacolo non può andare avanti. Che occupino le sedi parlamentari, che facciano mancare i numeri e blocchino tutto, oppure che non manchino mai e blocchino tutto lo stesso. Che diano segno di esistere e di capire che non ci si può programmare sulla routine di una volta. Se non lo fanno occorrerà ricordarlo anche a loro, tutte le volte che si affacciano sulla scena.
E noi saremo sempre di più nelle piazze - con la nonviolenza, certo, ma quella conflittuale di chi detesta gli eversori.
• martedì 5 aprile ore 8.00 flash mob alla Stazione di Santa Maria Novella “Svegliatevi parlamentari”
• martedì 5 aprile 2011 dalle 21 in piazza della Repubblica per una serata contro la prescrizione breve con interventi, letture e musica.
• mercoledì 6 aprile ore 9.00 flash mob al tribunale “ Fatti processare”
primi promotori: Cazerolazo Firenze: L’Italia non è un bordello!, Carovana per la Costituzione Sempre, Comitato per la difesa della Costituzione-Firenze, Cooperativa Politica Fiorentina, Giuristi Democratici, Libertà e Giustizia, Libere Tutte, SUP-Rete@Sinistra
per adesioni cazerolazos@gmail.com
Libia- manifestazione a Firenze Sabato 2 aprile
2 APRILE Giornata di mobilitazione nazionale
Manifestazione a Firenze ore 16.00
Concentramento Piazza della Repubblica
Appello Coordinamento 2 aprile
Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questi giorni hanno sentito la necessità, attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce Contro la guerra e la cultura della guerra
Per sostenere le rivoluzioni e le lotte per la libertà e la democrazia dei popoli mediterranei e dei paesi arabi
Per l’accoglienza e la protezione dei profughi e dei migranti
Contro le dittature, i regimi, le occupazioni militari, le repressioni in corso,
Per il disarmo, un’economia ed una società giusta e sostenibile
Chiedono lo stop ai bombardamenti e il cessate il fuoco in Libia per fermare la guerra, la repressione ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.
IL 2 APRILE 2011 SARÀ UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE ATTIVA
A ROMA E IN TANTE PIAZZE D’ITALIA.
A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee, incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.
MANIFESTAZIONE A FIRENZE
La mobilitazione fiorentina, aderendo alll’appello del Coordinamento 2 aprile, prevede a un corteo cittadino
SABATO 2 APRILE
da Piazza della Repubblica- ore 16.00
Il corteo farà il seguente percorso: via Strozzi, via della Vigna Nova, piazza Goldoni, ponte alla Carraia, lungarno Guicciardini, ponte Santa Trinita con presidio, interventi e conclusione.
NO ALLA GUERRA !
STOP AI BOMBARDAMENTI e CESSATE IL FUOCO IN LIBIA !
ACCOGLIENZA PER TUTTI I PROFUGHI e MIGRANTI !
PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTA’ E LA
DEMOCRAZIA DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI
GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE IN TANTE PIAZZE D’ITALIA CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DI GUERRA, PER LA PROTEZIONE UMANITARIA
Prime adesioni:
Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Arci, Gruppo Emergency Firenze, Sinistra Unita e Plurale- Rete @Sinistra,
Fuori Binario, perUnaltracittà, Convergenza delle Culture/Fi, Comitato Primo Marzo, Comitato per la difesa
della Costituzione, Fucina per la non violenza, Studenti di Sinistra, Rete Antirazzista Firenze, Uniti contro la crisi,
Libere Tutte Sinistra Ecologia Libertà, Partito della Rifondazione Comunista, Federazione della Sinistra, Partito Comunista dei
Lavoratori
Per aderire mandare mail a: torregiani@virgilio.it
Libia- mobilitazione sabato 2 aprile
APPELLO COORDINAMENTO 2 APRILE
Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questi giorni hanno sentito la necessità,
attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce
- CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA
- PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI
- PER L'ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI
- CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI, LE REPRESSIONI IN CORSO,
- PER IL DISARMO, UN'ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE
CHIEDONO
LO STOP AI BOMBARDAMENTI E IL CESSATE IL FUOCO IN LIBIA
per fermare la guerra, la repressione
ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.
IL 2 APRILE 2011 SARÀ UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE ATTIVA
A ROMA E IN TANTE PIAZZE D'ITALIA.
A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio
di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee,
incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.
per adesioni: coordinamento2aprile@gmail.com
Prime adesioni:
Arci, Action, Associazione Ya Basta Italia, Associazione per il rinnovamento della sinistra, Associazione per la pace, A Sud, Attac Italia, AteneinRivolta, Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Cobas, Democrazia Chilometro Zero, Emergency, ESC, FIOM–CGIL, Gruppo Abele, Horus Project, Lega diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Lunaria, Mediterranea, Rete @sinistra, Rete della Conoscenza, Rete Romana Solidarietà al Popolo Palestinese, Rete Studenti Medi, Sinistra Euromediterranea, Stryke-Yomigro, UDU, Un ponte per
FedS, FGCI, GC, PCdL, PdCI, Prc, Sinistra Critica, SeL.
Uniti per lo sciopero
Uniti per lo sciopero, ci vediamo a Roma
Il prossimo 6 maggio lo sciopero generale indetto dalla Cgil si presenta come una grande occasione per il cambiamento nel nostro paese.
Non sarà una data rituale, e questo è gia dimostrato non solo per come è stato letteralmente costruito dal basso, dalle lotte di questi mesi, ma anche dal fatto che l'indizione delle «quattro ore» fatta dalla segreteria è già stata estesa all'intera giornata da molte categorie, dal commercio alla funzione pubblica, alle telecomunicazioni agli edili, e proposta dal segretario generale dei metalmeccanici alla propria categoria.
In questi mesi le lotte per i diritti, la democrazia e la dignità hanno attraversato piazze e strade da sud a nord, riempiendosi di centinaia di migliaia di persone, donne e uomini che dall'università e dalla fabbrica, dalle loro case dai loro territori, sono usciti rendendo visibile un'idea altra e diversa di società da quella che sembra essere l'unica possibile, quella imposta dai fatti che accadono uno dopo l'altro e ci precipitano addosso dall'alto. Sembra ineluttabile infatti il declino a cui è condannata la condizione del lavoro, ridotta a una compravendita di corpi e intelligenze al massimo ribasso, privata di diritti e dignità, schiava delle imposizioni di chi accumula enormi quantità di denaro e potere grazie alla rendita sulle speculazioni finanziarie.
A Pomigliano e Mirafiori, nella scuola o all'università, chi governa lo fa in funzione degli interessi privati di pochi, trasformando i beni comuni, siano essi i diritti o le risorse, la conoscenza o la ricchezza generale prodotta, in qualcosa che è «privato», di pochi e per gli scopi di pochi. La democrazia diviene così il campo libero di manovra di una rete di oligarchie, le cricche, le caste, i potentati di affari, le lobbies senza scrupolo alcuno, le bande di arraffoni, corrotti, mafiosi. La democrazia viene svuotata perché «privata» del controllo pubblico sulle scelte che riguardano tutti; separata dalla giustizia sociale che è il suo fine.
Noi crediamo che sia giunto il momento di dire basta. È il momento di affermare con la forza di una partecipazione ed impegno civile e sociale che non vi è più alcuna differenza tra le lotte contro il ddl Gelmini e quelle degli operai e operaie della Fiat, tra la battaglia democratica contro l'oligarchia al potere e le sue nefandezze pubbliche e private e quella per la dignità delle donne sul lavoro e nella società. Non deve più esserci nessuna separazione tra democrazia e diritti, tra costituzione formale e materiale. Aggravata dalla proposta del ministro della Giustizia di rendere la Corte Costituzionale dipendente dal governo di turno.
Le lotte di questi mesi ci hanno mostrato un altro paese, orgogliosamente vicino alla vita vera, quella piena di difficoltà e di incertezze, di chi ha poco, di chi deve guadagnarsi tutto, conquistarsi passo passo ogni cosa. Il vento che arriva dal sud di questa Europa, ci dice che insieme, in tanti e diversi, possiamo sconfiggere ciò che sembra invincibile, possiamo e dobbiamo sconfiggere la violenza della guerra contro le popolazioni che manifestano in strada e allo stesso tempo l'idea che la democrazia si possa esportare con i bombardamenti. Possiamo e dobbiamo far tornare a vivere la lotta per la pace e dare un corpo comune ai sogni e alle speranze, trasformando la resistenza e l'indignazione in un'idea di nuova società, di nuova democrazia.
È per questo che riteniamo lo sciopero generale l'occasione di praticare insieme questo esercizio di libertà, di essere tutti uniti perché il 6 maggio questo paese si fermi veramente e guardi come prendere in mano il suo futuro. A partire anche dal percorso di Uniticontrolacrisi che ha avuto origine nella grande manifestazione della Fiom del 16 ottobre scorso, facciamo appello a tutti coloro che si stanno mobilitando nei propri luoghi di vita, nelle industrie, nell'università e nella scuola, nelle realtà del lavoro autonomo di seconda generazione, agli intellettuali, agli artisti e a tutto il mondo della conoscenza e dell'informazione, ai comitati ambientali e a coloro che si battono con i migranti per i diritti negati, alle donne, perché questo sciopero sia costruito dal basso, città per città, quartiere per quartiere, e si concretizzi in una grande e lunghissima giornata di protesta e proposta. Uno sciopero che sappia unire l'indignazione con la lotta per i diritti sociali, che sia quindi una sollevazione del popolo della nuova democrazia e della nuova società. Per costruirlo insieme bisogna cominciare subito a mescolarci gli uni con gli altri, a confrontarci tra tanti e diversi su come fare, su cosa significhi «bloccare il paese». Auspichiamo che si possa trovarci a discuterne in una grande assemblea nazionale il prossimo 25 marzo a Roma, a ridosso della manifestazione in difesa dell'acqua pubblica e per i referendum. La primavera è già iniziata.
* Gianni Rinaldini, Gino Strada, Don Andrea Gallo, Maurizio Landini, Luca Casarini, , Loris Campetti, , Michele De Palma, Rossana Rossanda, Moni Ovadia, Paolo Flores d'Arcais, Giorgio Cremaschi, Luciano Gallino, Andrea Alzetta, Francesco Raparelli, Betty Leone, Vilma Mazza, Marco Bersani, Luca Tornatore, , Gianmarco de Pieri, Paolo Cognini, Roberta Fantozzi, Eva Gilmore, Roberto Iovino, Emiliano Viccaro, Luca Cafagna, Simone Famularo, Eva Pinna, Giuliano Santoro, Simona Ammerata, Antonio Musella, Claudio Riccio, Mariano Di Palma, Giuseppe De Marzo, Roberto Giudici, Franz Purpura, Claudio, Sanita, Matteo Jade, Massimo Torelli, Guido Viale, Ugo Mattei. Uniti contro la crisi*
LIBIA- A BERLUSCONI E FRATTINI: non in nostro nome!
L’Italia democratica non ha ancora fatto i conti fino in fondo con i crimini dell’Italia colonialista e fascista, in particolare ai danni del popolo libico. Con il crudele e grottesco dittatore Gheddafi, che da decenni opprime il suo popolo, il nostro governo ha stipulato accordi indecenti, accampando ipocriti pentimenti e compensazioni dovute per le malefatte del passato. In realtà si è trattato di affari più o meno loschi, che comprendono la persecuzione, in nome e per conto dell’Italia, dei migranti e richiedenti asilo, che hanno attraversato il deserto per raggiungere le coste italiane. Ora che il popolo libico, con grande coraggio, si ribella al tiranno, il nostro governo continua a sostenerlo, cercando di far passare l’idea che lui o la sua famiglia, dopo i massacri di cui si sono resi colpevoli, possano traghettare il paese verso una qualche forma di democrazia.
In realtà della democrazia in Libia al nostro governo non importa assolutamente niente; Gheddafi è l'apprezzato carceriere d'oltremare e il prezioso fornitore di gas e petrolio al nostro Paese.
Il nostro governo, e in particolare il presidente del consiglio, intrattiene con Gheddafi redditizi quanto poco trasparenti rapporti d'affari, ed è complice del ricatto del dittatore nei confronti dell'Europa: "Se l'Unione europea non cesserà di sostenere le rivolte in corso in Libia, Tripoli cesserà ogni cooperazione con la UE in materia di gestione dei flussi migratori". L'unico obiettivo della politica estera italiana è quello di mantenere una posizione di privilegio e di vantaggio economico per pochi, frutto di una lunga storia di sopraffazioni e di sfruttamento, che vede calpestati diritti umani fondamentali, con migliaia di persone innocenti tenute in condizioni disumane di prigionia.
Bisogna affermare con chiarezza che questo governo non ci rappresenta; che una politica estera basata sul servilismo verso alleati potenti e accordi mafiosi con i peggiori governanti, definiti amici personali del nostro premier, non è degna di un popolo sovrano e democratico. Nell’esprimere la nostra solidarietà al popolo libico, come a tutti i popoli che si ribellano alle dittature, chiediamo un deciso e immediato cambio di rotta alla politica estera del nostro governo, verso la pace e il rispetto dei diritti civili e democratici.
Ass. x sinistra unita e plurale Firenze- rete@ sinistra
Sull'areoporto: inaccettabile la pista parallela
Sull'areoporto: inaccettabile la pista parallela
Il trucco della pista parallela venduta come toccasana per l'udito degli abitanti di Peretola, Brozzi e dintorni, ma in realtà foriera di un aumento dei voli, della dimensione dei veivoli e dell'inquinamento dell'aria oltre che lo spostamento del problema acustico altrove, sancisce la continuità ideale dell'idea di sviluppo che il governo della città pratica da anni, solo che stavolta l'astuto venditore di fumo, il novello Diavolo della Tasmania di casa Warner che tanto si agita per poi produrre danni svela il trucco.
"..sono l'unico Sindaco a varare un piano Strutturale a volumi 0, niente cemento e niente occupazione di verde.."
Certo, infatti la pista dell'aereoporto sarà d'erba, l'alta velocità sbudellerà mezza firenze falde freatiche incluse, il recupero di spazi verdi è inesistente, si svende il patrimonio pubblico e, piu che altro, di quali zone verdi avrebbe salvato il futuro? delle coreografiche isole spertitraffico con i cipressini? delle Cascine? dell'Albereta? L'unica area ancora da urbanizzare è quella pedecollinare, ma non crediamo che i ricchi elettori del telegenico prodigio siano disponibili a trattare.
E tutto questo a quale prezzo? il sacrificio della cittadella viola, primo pensiero logorante per gli avvelenati da smog urbano, per chi ha perso il lavoro, per chi non lo trova, per chi ha acquistato con sacrificio una casa che rischierà di essere inghiottita dalla tav, per chi vorrebbe una città vivibile anche fuori da piazza del Duomo...
L'impatto dell'aeroporto di Peretola è già ora insostenibile. Per questo riteniamo inaccettabile ogni logica di sviluppo quantitativo; il volume di traffico dell’aeroporto di Peretola va ridotto /contenuto strettamente entro i limiti compatibili con le caratteristiche dell’ambiente istituendo invece una forte integrazione ferroviaria di Firenze con gli aeroporti di Pisa e Bologna come scelta prioritaria.
Come consideriamo inaccettabile lo scambio tra 2 interventi inaccettabili, quali l’inceneritore e la pista aereoportuale, scambio su cui si sta concentrando l’attuale dibattito.
Ass. x sinistra Unita e Plurale di Firenze- rete @ sinistra
MANIFESTAZIONE DI DOMENICA 13 febbraio " SE NON ORA QUANDO"?: COME UOMINI CI SAREMO, NON SOLO PER SOLIDARIETA' E NON SOLO CONTRO BERLUSCONI
Calendario di Oliviero Toscani: Un'operazione che usa e mercifica il corpo delle donne
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Calendario di Oliviero Toscani: Un'operazione che usa e mercifica il corpo delle donne
Sul calendario di Oliviero Toscani, e su tutto quanto vi è collegato, sono da condividere pienamente le prese di posizione di associazioni di donne come Artemisia e Libere Tutte, nonchè la mozione approvata dal Consiglio comunale di Firenze lunedì 10/1 (mentre il Sindaco Renzi, preso dal suo sostegno "senza se e senza ma" alle bieche imprese di Marchionne, è rimasto del tutto silenzioso sulla vicenda). Vi si esprime indignazione per un'operazione commerciale basata ancora una volta sull'uso del corpo delle donne e si chiede che il calendario venga ritirato (richiesta fatta propria dall'Istituto di Autoregolamentazione della Pubblicità).
Quella di Toscani e della Ditta Vera Pelle Italiana Conciata al Naturale è, infatti, un'operazione che bene si inserisce in un clima generale fondato, a partire dalla politica e dall'informazione, sugli interventi a sensazione. (per cui anche chi intende denunciare situazioni drammatiche è costretto a salire sui tetti o sulle gru).
Inoltre, l'uso del corpo delle donne, o, per la precisione, di una sua parte, a scopi pubblicitari, risulta in perfetta consonanza con il processo di mercificazione che riguarda ormai i beni comuni, il sapere, l'istruzione, ogni aspetto della vita delle persone.
Occorre contrastare con forza tale processo (e ciò non significa certo intaccare il diritto alla libertà d'espressione, nè adeguarsi ad un moralismo bacchettone).
Che dell'iniziativa per lanciare il prodotto di Toscani siano protagonisti personaggi come Crepet, Sgarbi, Marina Ripa di Meana dimostra ulteriormente il senso e la qualità dell'intera operazione.
Associazione X una Sinistra Unita Plurale Firenze - rete@sinistra
Oppressori ed Oppressi- Sulle violenze della polizia ieri a Novoli
"Il popolo civile, come noi siamo, quando si trova davanti a queste situazioni dovrebbe intervenire e menarli"
Così istiga alla violenza Emilio Fede durante il telegiornale del 24 novembre commentando i fatti avvenuti al Senato.
Un'ora dopo il Tg1 nel mostrare gli scontri avvenuti durante la giornata mescola immagini del giorno a quelle della protesta Aquilana avvenuta a luglio in modo da rendere più cruente le immagini.
Piacerebbe a tutti vivere in una democrazia compiuta, in cui una civile e pacifica protesta riceve la giusta attenzione dalla politica ed in cui i media nazionali e locali informano i cittadini in modo completo e senza distorcere e manipolare la realtà dei fatti.
In una democrazia piena e compiuta c'è libertà di idee e di parola ma idee di stampo fascista, xenofobo e razzista non hanno agibilità politica.
Senza questo contesto le riflessioni su cosa avviene sono condannate ad essere stonate o fuori luogo e far sprofondare ancora di più la cultura politica nel baratro in cui già si trova.
Fra chi ha il monopolio della forza e dei media e chi ha solo la propria testa e le proprie mani c'è l'asimmetria che c'è fra oppressori ed oppressi. Per questo da una parte sarebbe meglio che non ci fosse la possibilità di fare provocazioni come quella messa in atto oggi da "Studenti per le Libertà" al polo delle Scienze Sociali di Novoli con l'invito della disonorevole Santanchè dal titolo "Comunitari (ex)tra comunitari - Padroni a casa nostra...?".
Allo stesso modo sarebbe meglio che gli studenti non dovessero prendersi l'onere di difendere l'onore di Firenze, città antifascista ed antirazzista, ricorrendo all'occupazione o all'interruzione fisica dell'iniziativa con i loro corpi subendo poi la reazione delle forze di polizia.
Allo stesso modo sarebbe bello che di fronte alla protesta generale del mondo universitario un governo, il parlamento, reagisse in modo assennato. Purtroppo l'unico interesse è fare una riforma che consolidi il potere delle baronie, faccia entrare nella gestione dell'università i poteri economici privati, restringa la rappresentanza democratica degli studenti e delle altre componenti dell'università a favore del potere di pochi.
Uno dei compiti della politica sarebbe individuare i conflitti e portarli nelle sedi democratiche e lì risolverli.
Purtroppo l'attuale maggioranza parlamentare, che ha saldamente il controllo dei maggiori media, non ha nessun interesse a fare questo, perchè solo nella politica dell'emergenza, come l'esperienza aquilana insegna, è possibile restringere gli spazi democratici, sostituire la collegialità delle decisioni all'arbitrio del singolo, alla riflessione e al confronto politico la strategia degli spot.
In questi giorni sono le teste degli studenti, dei cittadini de L'Aquila e dei migranti ed i diritti dei lavoratori ad essere malmenati, ma dovrebbero essere i cuori di tutti i cittadini a sanguinare, le parole ed i principi della vera politica a parlare.
Viviamo però qui e ora, non in un futuro da ricostruire con pazienza, e fra gli oppressori e gli oppressi non c'è dubbio da che parte stare.
Lettera aperta al Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Firenze
Al Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Firenze
Riteniamo che un tale invito sia prima di tutto non giustificato dal punto di vista dell'interesse accademico e/o culturale: si tratta di una funzione religiosa che non ha nulla che sia degno di nota sotto questi profili; si tratta di una semplice, ed ovviamente rispettabilissima, celebrazione religiosa.
Il paragone, fatto dal delegato per la comunicazione dell'ateneo Carlo Sorrentino nel goffo tentativo di trovare delle scuse e riportato dai media nazionali, fra il Maggio Musicale e la s. Messa è prima di tutto fuori luogo per i non cattolici perchè confronta cose fra loro molto diverse, quando si dice mettere insieme il sacro ed il profano, e proprio per questo può risultare offensivo nei confronti dei cattolici che vedono paragonati e ridotti i propri sacri momenti di culto ad un evento che, seppur importantissimo e di enorme rilevanza culturale, rimane pur sempre un concerto e che come tale niente ha
a che vedere con la sfera del divino e della religiosità.
Riteniamo quindi che tale invito, mancando tali presupposti, sia del tutto inopportuno e che mostri noncuranza nei confronti della sensibilità religiosa, spirituale e filosofica degli studenti e dei dipendenti dell'università di Firenze.
Riteniamo inoltre che sia grave che la sottolineatura della concomitanza della celebrazione religiosa con il cerimoniale dell'ateneo sottintenda, o possa sembrar suggerire, una qualche tipo di continuità fra i due eventi, come se la S.Messa fosse un prerequisito all'apertura dell'anno accademico.
Vorremmo poi sapere quali sono i criteri oggettivi, se ve ne sono, che hanno fatto ritenere di dover fare una tale comunicazione, se c'è un regolamento o una circolare o delle linee guida che determinano quali eventi religiosi o di altra natura che sono degni di essere segnalati ai circa settantamila studenti dell'università di Firenze: siamo sicuri che molti enti, associazioni, istituti religiosi o non e molto altro sarebbero molto interessati ad avere a disposizione un simile canale di comunicazione verso una tale platea.
In attesa di una risposta
Associazione X una Sinistra Unita Plurale
“…MA CHE SUCCEDE A TEANO?”- cena di informazione e finanziamento Martedì 12 Ottobre all'Isolotto
invita l’Altra Firenze
presso il circolo Arci Pampaloni in via Maccari a Firenze
“…MA CHE SUCCEDE A TEANO?”
l'altra Italia che ricomincia da sud (22-26 ottobre 2010)
www.versoteano.it
Crostini autunnali, minestrone di legumi, involtini di cavolo verza, insalate e radicchi, dessert alla frutta
acqua del rubinetto, vino
cucina antispecista, bio, di stagione, locale
15 Euro (10 per i bambini < 7 anni)
I proventi della cena verranno devoluti
Mercedes Frias, Paul Ginsborg, Lorenzo Guadagnucci,
Massimo Torelli, Alfredo Zuppiroli
racconteranno il progetto “A Teano diamoci la mano”
E per darci una mano, prenotate per tempo!
Roma 16 ottobre- pullman da Firenze PARTENZA 8.30
Manifestazione promossa dalla Fiom Cgil " Il lavoro è un bene comune"
Pullman da Firenze:
per prenotazioni:
Andrea 338-1559006 Lorenzo 388-4782988 mail: lore.ferrari@gmail.com
Costo: € 20-- € 14 studenti e disoccupati
Informazioni logistiche:
La partenza dei pullman è fissata per le ore 08:30 dal Saschall- ritorno previsto ore 24.
La manifestazione da p.za della Repubblica a p.za del Popolo prenderà inizio alle ore 14.
PER IL LAVORO, I DIRITTI, LA DEMOCRAZIA
SENZA DIRITTI SIAMO TUTTE/I RICATTABILI
Associazione X sinistra unita e plurale di Firenze- Rete@ Sinistra
MOSCHEA A FIRENZE Art. 8: la Costituzione è ancora valida, va solo applicata!
violente da parte dell’opposizione in consiglio comunale: le stesse forze politiche che non esitano a firmare con la Libia trattati
indegni di un paese civile e che accolgono a braccia aperte le visite di Gheddafi, oggi si sentono minacciati dalla “volontà dell’Islam di
convertire e di colonizzare l’occidente” (sic!), e arrivano a proporre un referendum sul tema, perché siano i cittadini a decidere.
Da parte dei rappresentanti delle istituzioni, d'altronde, le risposte alla richiesta della comunità islamica sono debolmente positive ,
accompagnate immancabilmente da molti “ma”: lo spazio, il progetto, il fatto che Firenze ha altre priorità….
Su cosa dovremmo discutere? Leggiamo la nostra Costituzione:
Art.8 – Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. (…)
Art.19 – Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne
propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto (…)
Questo è scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana, che, proprio nell'affermare la libertà per ogni cittadino di scegliere il
proprio credo religioso, sancisce e sottolinea il principio fondamentale della laicità dello Stato.
Non si tratta quindi di esprimere, in quanto cittadini di Firenze, una valutazione in merito alla religione islamica né tanto meno di
decidere se “concedere” o meno ad un gruppo di persone la facoltà di esercitare la propria religione e di farlo in un luogo che ritengano adeguato: è un
loro chiaro diritto costituzionale, indipendentemente dalla professione religiosa a cui fanno riferimento.
E’ una scelta di apertura, di convivenza civile, di rispetto dei diritti e dei bisogni di ciascuno, che può fare di una città un luogo
vivo, luogo di incontro autentico fra persone diverse, di scambio e di arricchimento reciproco.
In un momento in cui la Costituzione viene attaccata tutti i giorni, applicarla senza esitazioni strumentali nella nostra città significa difenderla da tutte
quelle forze che mirano a degradare la coscienza civile di una società di cui essa è il primo baluardo.
Associazione X sinistra unita e plurale di Firenze- Rete@ Sinistra
Verso la manifestazione del 16 ottobre a Roma- Iniziativa venerdì 1 ottobre Firenze con Ginsborg, Rangeri e Gianni Rinaldini
VERSO LA MANIFESTAZIONE DEL 16 OTTOBRE A ROMA
PER IL LAVORO, I DIRITTI, LA DEMOCRAZIA
SENZA DIRITTI SIAMO TUTTE/I RICATTABILI
Associazione X sinistra unita e plurale di Firenze- Rete@ Sinistra
verso teano- incontro giovedì 23 settembre
Da Firenze verso Teano Giovedì 23 21.15 Circolo San Niccolò. Via S. Niccolò 33/r FIRENZE
Il 26 Ottobre del 2010 ricorrono i 150 anni dall'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele che segnò il passaggio del Mezzogiorno nel Regno d’Italia, guidato dalla famiglia Savoia.
Sud e Nord incominciarono allora a cercare un linguaggio comune, un sincronismo nello sviluppo, un modo di unire due mondi e farne uno. Una ricerca di armonie socio economiche che dura tutt'oggi, ma mentre un tempo era il Sud a volersi rendere autonomo adesso è il Nord che vuole uscire dall’Italia. La crisi economica rafforza il rischio di secessione e un processo generale di disgregazione sociale così come la crisi dell'Europa incapace ancora di darsi istituzioni salde.
Dal 23 al 26 ottobre a Teano si ritroverà l'altra Italia, quella solidale e non competitiva che ancora mette al centro le relazioni sociali come motore del cambiamento, che crede nella Costituzione, nella dignità del lavoro, nell'interscambio fra culture, che crede che la fusione tra donne e uomini del sud e del nord consumata in questi 150 anni di storia sia stato un progresso umano e sociale per il paese.
A Teano ci saranno tante realtà associative che immaginano un'Italia accogliente e solidale, una società unita ma aperta al nuovo, capace di ascoltare e aiutare i deboli, forte contro la criminalità che sfrutta le persone e depreda il territorio.
Teano sarà un luogo di partenza da dove intrecciare le storie di donne e uomini che già lavorano attivamente nei loro territori per un paese diverso. Da Teano daremo vita a nuove azioni su tutto il territorio nazionale
Da Firenze una seconda serata, dopo quella del 26 luglio, per avvicinarci a questo appuntamento, per capirlo meglio ma soprattutto per chiederci se esiste un'altra Firenze dove possano nascere nuove relazioni sociali, nuovi modi di occuparsi della cosa pubblica, di essere cittadini, di fare società, di respirare una politica nuova; una Firenze che voglia costruire se stessa in maniera diversa contribuendo al disegno di un'Italia diversa.
Un incontro che non sia una sterile, anche se interessante, riflessione intellettuale ma che giunga anche ad elaborare un'iniziativa che permetta di trasformare il confronto in collaborazione, la solitudine televisiva in chiassosa partecipazione, la critica all'esistente in cambiamento.
Un incontro che porti alla formazione di un comitato fiorentino per Teano in modo da poter discutere e decidere in modo partecipato e condiviso tutti gli aspetti legati a questa iniziativa.
Da Firenze a Teano andata e ritorno quindi perché dal 26 ottobre si possa tornare con in mente un nuovo patto sociale e si possa lavorare a Firenze per rilanciare una nuova idea di paese partendo dalla nostra città.
Per una Sinistra Unita e Plurale - Rete@Sinistra
info e letture:
Si costituisce il "Cordinamento fiorentino contro la manovra Tremonti- oltre la crisi"
L’assemblea cittadina “CONTRO LA CRISI E LA MANOVRA TREMONTI”
promossa da Ass. x sinistra unita e plurale di firenze- Rete @Sinistra, Ass. laSinistraScandicci, Cipì, Comitato Difesa della Costituzione, GIAS, gruppo consiliare regionale "Federazione Sinistra Verdi", perUnaltracittà- lista di cittadinanza, PRC Firenze, RSU e FLC-CGIL dell’Università di Firenze, Lavoro Società CGIL Firenze, SEL Firenze, Sinistra per la Costituzione, Socialismo 2000 Toscana, Verdi di Firenze e della Toscana
riunitasi lunedì 7 giugno 2010 a Firenze ha deciso:
-
di sostenere la proposta di manovra economica alternativa da Sbilanciamoci, presentata in assemblea da Mario Pianta e Tommaso Rondinella (http://www.sbilanciamoci.org/images//note%20rapide%204-%20contromanovra.pdf )
-
di sostenere la petizione per la patrimoniale “ Salvare i redditi, tassare le ricchezze” che richiede una tassa patrimoniale del 3x1000 ai patrimoni superiori ai 5milioni di euro e l'aumento dell'imposizione fiscale sulle rendite finanziarie dal 12,5% al 23% così da raccogliere 15 miliardi di euro (http://www.sbilanciamoci.org/index.php?option=com_petizione2010)
-
di dare vita al “Cordinamento fiorentino contro la manovra Tremonti- oltre la crisi”.
-
di partecipare alla manifestazione nazionale della CGIL del 12 giugno a Roma della Scuola, dell’Università, della Ricerca e di tutto il Pubblico impiego contro la Manovra Tremonti e gli altri attacchi allo Stato sociale e al sistema di formazione e ricerca pubbliche
La finalità comune del Coordinamento è sviluppare in città un'azione di denuncia, informazione, analisi e proposte alternative.
Vogliamo essere immediatamente operativi organizzando le prime inziative in preparazione dello sciopero generale indetto dalla Cgil per fine giugno.
L’assemblee cittadina fiorentina ““CONTRO LA CRISI E LA MANOVRA TREMONTI””
Firenze 7 giugno 2010
Giovedì 17 giugno 2010- presentazione libro SE LA COLPA E' DI CHI MUORE di Fabrizio Ricci con Donatella Cappelli, Beppe Giulietti e Fabio Rusconi
di Fabrizio Ricci
L'incredibile storia della Umbria Olii dove 4 operai morirono in un drammatico incidente sul lavoro il 25 novembre 2006. Alle loro vedove e ai figli sono stati chiesti 35 milioni di euro di risarcimento danni dal padrone dell'azienda che è anche l'unico imputato nel processo per omicidio colposo plurimo. Intanto, il Governo italiano "smontava" pezzo per pezzo il Testo Unico sulla sicurezza.
Giovedì 17 giugno 2010
Ore 17.30
Libreria de' Servi, in via dei Servi 52 r
Intervengono:
Beppe Giulietti, deputato e portavoce di Articolo21, autore della prefazione
Fabio Rusconi, giuslavorista
Niente fa più scandalo. Nemmeno che lavorando si possa perdere la vita, nemmeno che le leggi sulla sicurezza del lavoro vengano regolarmente violate. Siamo anestetizzati da queste ingiustizie, abbiamo imparato a considerarle “normali”. Ma non possiamo non stupirci leggendo che le famiglie dei lavoratori caduti possano ritrovarsi a dover risarcire l’imprenditore “danneggiato” dalla scarsa esperienza dei loro cari. Se la colpa è di chi muore è destinato a scuotere le coscienze dei cittadini: Giuseppe Coletti, Tullio Mottini, Vladimir Thode e Maurizio Manili non sono soltanto 4 dei 1.300 lavoratori che vengono uccisi ogni anno nei cantieri e nelle fabbriche, ma sono dei cittadini assassinati due volte. La prima il 25 novembre 2006, durante l’esplosione dei silos dello stabilimento della Umbria Olii. La seconda quando l’amministratore delegato dell’azienda, e unico indagato nel processo penale per le loro morti, ha avanzato al tribunale civile una richiesta di risarcimento ai figli e ai famigliari delle vittime: 35 milioni di euro per i danni causati dalla loro imperizia.
Fabrizio Ricci ricostruisce le drammatiche sequenze dell’incidente e le successive, grottesche vicende giudiziarie: assieme, offre uno spaccato della tragedia delle morti bianche e chiarisce quanto sia sicuro lavorare nel nostro Paese e a quale costo.
L'AUTORE
Fabrizio Ricci (Perugia, 1978), giornalista professionista, è stato redattore del “Giornale dell’Umbria” per tre anni. Dal 2007 è responsabile dell’ufficio stampa regionale della CGIL Umbria. Ha scritto i libri Le città di Perugia (Effe, 2005), con Marcello Catanelli, e La Perugina è storia nostra (Ediesse, 2007).
Evento Facebook
http://www.facebook.com/event.php?eid=129919910359759&ref=mf
CONTRO LA CHIUSURA dello spazio multietnico sul Lungarno Pecori Giraldi
Secondo l'ordinanza non è mai esistito, mentre sono proprio parte degli attuali amministratori, Sindaco in primis, che ne hanno diviso la responsabilità per anni.
Quello spazio è stato fatto morire nell'indifferenza. Prima ancora di essere commercianti, quelle erano persone che su quell'area riponevano le speranze di un'integrazione sociale e di un riconoscimento onesto del loro lavoro; nell'indifferenza sono state abbandonate al sopruso di pochi disonesti, spacciatori e delinquenti, che si sono infiltrati come sempre accade quando il degrado prende il sopravvento.
Per anni si è fatto finta di nulla, aspettando la morte per asfissia di un luogo che doveva integrare e che invece è stato trasformato in ghetto. Adesso cosa ne sarà di quell'area? Diventerà l'ennesimo luogo del loisir notturno per ricchi consumatori di alcool? E gli stranieri che vi lavoravano che fine faranno? Mentre si allunga sempre più minacciosa l'ombra del CIE toscano la città appare sempre più inospitale e meno propensa all'accoglienza e all'integrazione. Una trasformazione questa che ormai supera la preoccupazione e che abbisogna di uno sbarramento fermo e deciso.
Sandra Carpilapi
Filippo Zolesi
per l'associazione X una Sinistra Unita e Plurale - Rete@Sinistra
Acqua: Bene comune. INCONTRO con UGO MATTEI-MERCOLEDI' 9 GIUGNO 2010
Martedì 4 maggio 2010- presentazione libro BERLUSCONI PASSATO ALLA STORIA di ANTONIO GIBELLI con Ginsborg, Scattigno e l'autore
di ANTONIO GIBELLI
DONZELLI EDITORE
Ore 21.00
Biblioteca delle Oblate – Via dell’Oriuolo 26 Firenze
Intervengono:
PAUL GINSBORG, Università di Firenze e ANNA SCATTIGNO, Università di Firenze
È legittimo parlare di «età berlusconiana» allo stesso modo in cui si parla di «età crispina» o di «età giolittiana»? E quando comincia questa età? Quali ne sono i precedenti, lo svolgimento, i connotati fondamentali? Quali il bilancio e il possibile epilogo? A queste domande tenta di dare risposta il saggio di Antonio Gibelli. Lo fa adoperando il linguaggio – ricco di dettagli ma orientato alla sintesi, valutativo ma non animoso, denso di elementi di analisi ma attento alla narrazione – che si dovrebbe adoperare in una lezione di storia: il cui scopo è far capire in cosa un protagonista e un momento sono simili ad altri, e in cosa invece sono diversi. Nel sapere storico, porre bene gli interrogativi significa aver fatto un passo avanti decisivo nella comprensione del passato, anche quando si tratta di un passato che si inoltra nel presente e si dipana di fronte a noi. Egli immagina di dover raccontare ai suoi studenti, in un breve corso sulla storia d’Italia dall’Unità a oggi, gli ultimi quindici anni. «Dando un nome» a questo ultimo quindicennio, legittimando l’idea che Silvio Berlusconi possa pretendere di «intestarsi un’epoca». Dando prova di qualità non comuni (a cominciare dalla tenacia), in contrasto con l’apparente modestia della sua figura, il leader lombardo ha portato al potere la destra proprio nel momento in cui essa sembrava debole, scompaginata e priva di riferimenti. Berlusconi ha tentato di plasmare lo Stato a sua immagine e a misura dei suoi interessi personali. Così facendo, è riuscito a essere il capo vincente e indiscusso di una fazione; non altrettanto un leader capace di governare il Paese. E nel suo insieme, l’Italia berlusconiana, proiettata ormai fuori della sua storia postbellica, appare teatro di un esperimento di democrazia autoritaria, che logora gli equilibri istituzionali della compagine nazionale, minaccia i suoi fondamenti costituzionali e rischia di mettere in discussione le sue tradizioni civili.
L'autore
Antonio Gibelli insegna Storia contemporanea all’Università di Genova ed è membro del comitato scientifico dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne (Somme). Ha dedicato numerosi volumi alla storia della Grande Guerra, tra i quali La Grande Guerra degli italiani (1998; seconda edizione Bur, 2007, Premio Acqui Storia) e L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale (1991; terza edizione Bollati Boringhieri, 2007). Ha inoltre scritto Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò (Einaudi, 2005) e curato l’edizione italiana in due volumi dell’Encyclopédie de la Grande Guerre (Einaudi, 2007).
Lavori in corso a Sinistra- da Il manifesto Firenze
Moreno Biagioni
Lavori in corso venerdì e sabato prossimo alla Casa del popolo di San Bartolo a Cintoia, alle porte di Firenze. Nel tentativo di portare mattoni - e cioè di fornire strumenti - per la ricostruzione di una sinistra in grado di parlare al paese. Questo vuol dire ripensare le culture, i comportamenti, i rapporti con il mondo del lavoro e, ancor più in generale, con la società. Acquisire finalmente la capacità di comprendere i grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni, e di meticciare le esperienze e i saperi del movimento operaio con quelli dei movimenti delle donne, ambientalista, pacifista, altermondialista. Ridare senso e dignità alla politica, il che naturalmente si intreccia con la difesa e lo sviluppo della democrazia. Riscoprire la dimensione e il valore del progetto e anche dell'utopia, senza contrapporli però alla necessità delle alleanze e delle mediazioni. Si tratta, in altre parole e in sintesi, di rilanciare il processo costituente di un nuovo soggetto politico, che divenga punto di riferimento per una sinistra - gruppi e persone singole - dispersa e diffusa, ancora attiva nel sociale ma complessivamente priva di autorevolezza e incisività, nei fatti senza voce. Di fronte a un paese incattivito, in cui prevalgono da un lato il distacco dalla politica, dall'altro l'affidarsi al populismo, alle misure razziste, alle logiche affaristiche, con l'aumento della precarietà e dell'insicurezza sociale, la fuoruscita strisciante dalla democrazia costituzionale, il venir meno di principi elementari di convivenza, diventa sempre più urgente questa opera di ricostruzione. Venerdì e sabato prossimi la Rete@sinistra discuterà - con chiunque abbia voglia di cercare ancora e di confrontarsi a viso aperto - su come si rifonda, dal basso, una comunità politica a rete confederativa territoriale, che rifiuti il professionismo politico, le strutture gerarchiche piramidali, le decisioni sequestrate dai vertici. Tessendo, con pazienza e cura, partecipazione, creatività e relazioni interpersonali finalmente nuove e decenti. Per riportare la vita nella democrazia, e la democrazia in vita.
http://www.forumsinistra.it/web/generale/riprendiamoci-la-primavera-a-sinistra
GIOVEDì 15 APRILE- Costituzione e Lavoro + Cos'è, anzi no, Come si fa la sinistra?
- alle ore 18 - Il Lavoro nella Costituzione e nella nostra Vita - Revolution (ovvero parte terza)
ore 20.30 buffet/cena - ore 21.30 Cos'è, anzi no, Come si fa la sinistra?
L'iniziativa partecipata su costituzione e lavoro organizzata dall'associazione X una Sinistra Unita e Plurale
iniziata sabato 27 marzo si concluderà con la discussione delle proposte elaborati dai tavoli, sulla terza parte
del documento su cui si è lavorato tutti insieme. Tutti i partecipanti alla giornata sono quindi invitati
Giovedì 15 Aprile, alle ore 18 al Circolo Arci delle Porte Nuove
per concludere i lavori incominciati assieme.
mangiare qualcosa di semplice nel circolo stesso.
Per rimanere a cena inviate una mail a Massimo Torelli: massimotorelli@drwolf.it
Nello studio delle Scienze Fisiche alla domanda "Cos'è la lunghezza?" si risponde pressappoco con "é quella cosa
che si misura con un regolo, per costruire un regolo fai così e cosà, per usarlo fai a questo modo".
Finita la campagna elettorale e avendone visti i risultati è venuto il momento per discutere senza quell'animo
agonistico, tipico della competizione (e a volte anche della tifoseria), che ha caratterizzato l'ultimo
periodo, di come si fa la sinistra. Senza l'ansia da prestazione di un sopraggiungente test elettorale possiamo
tornare a confrontarci seriamente ed in modo costruttivo sulle opzioni in campo, sulle loro difficoltà, qualità e
percorsi futuri.
Per quanto ci riguarda l'associazione X una Sinistra Unita e Plurale è fra i promotori della nascente
Rete@Sinistra ed il 23 e 24 Aprile qui a Firenze si terrà un incontro nazionale, una due giorni di percorsi
partecipati, di discussioni ed assemblee, per dare corpo a quel progetto che aveva incominciato i primi
passi, sempre qui a Firenze, il 21 e 22 novembre scorsi. Dal nostro punto di vista non si tratta dell'ennesimo tentativo
di costruire una barca, metterci su la nostra bandierina, dire "è un percorso aperto, salite" e partire per il sol
dell'avvenire per poi ritrovarsi in compagnia di Spugna e del coccodrillo Tick Tock... E' l'idea di
riunire una flottiglia di zattere e far sì che invece che andare ognuna per conto suo, vadano nella
stessa direzione. Chi vorrà aggiungere la propria zattera, o portarla verso altri lidi sarà sempre padrone della propria
imbarcazione e, chissà, magari, lo speriamo vivamente, in tanto navigare troveremo altre flotte con cui riunirci.
Per questo vogliamo aprire uno spazio di confronto di cui parlare di tutto questo, di provare a fare un po' società, di
guardarsi e ri-conoscersi, senza primi della classe, soluzioni miracolose o figure divinizzate. Consci del fatto che
di cose da fare ce ne sono proprio tante e ogni compagna e compagno che si impegna in qualcosa e non rimane a
casa merita rispetto, e non indifferenza, per il proprio percorso.
Ri-troviamoci Giovedì 15 Aprile al Circolo Arci delle Porte Nuove, ore 21.15
Associazione X una Sinistra Unita e Plurale
IL LAVORO NELLA COSTITUZIONE E NELLA NOSTRA VITA- sabato 27 marzo
Dopo l’incontro nazionale di Firenze del 21-22 novembre 2009 e quello cittadino del 20 febbraio scorso il percorso della rete@sinistra continua ad intrecciarsi sia con chi condivide le nostre preoccupazioni di fronte a quella che si configura sempre più come una vera e propria emergenza democratica, sia con chi affronta quotidianamente le conseguenze di una crisi economica probabilmente senza precedenti e ne subisce i contraccolpi sul terreno del lavoro.
La giornata del 20 febbraio ci ha rafforzato nella convinzione che per cambiare le forme della politica (che per molti e molte costituiscono un ostacolo alla partecipazione democratica) occorre praticare nuove forme partecipative: per questo invitiamo compagni e compagne, cittadini e cittadine a un prossimo appuntamento:
sabato 27 marzo, dalle 9.30 alle 19
presso la SMS di Rifredi, via Vittorio Emanuele, 303
IL LAVORO NELLA COSTITUZIONE E NELLA NOSTRA VITA
IL lavoro occupa nella Costituzione una posizione di primissimo piano: è un diritto e un dovere e in quanto tale è il fondamentale legame sociale della comunità e l’essenza della dignità della persona. Come è stato possibile arrivare alla situazione odierna, in cui il lavoro, quando c’è, è solo fonte di reddito e quando, sempre più frequentemente, è precario e non gratificante, rende precario e non gratificante anche il resto della vita?Quali azioni e strumenti possiamo ideare e mettere in pratica per restituire al lavoro, a tutti i lavori, un senso e un ruolo nella società? Discutiamone insieme intorno a tanti tavoli…
Programma della giornata:
-- ore 9.30 Registrazione partecipanti, presentazione della giornata, distribuzione del materiale/documento di lavoro (qui allegato), formazione dei tavoli di lavoro.
-- ore 10.00 - 13.45 Discussione ai tavoli
Ciascun gruppo ha come tema il documento nel suo insieme e può affrontarlo tutto o in parte. Si suggerisce di concludere entro le 11.30 la discussione dei punti 1 (I principi condivisi) e 2 (Che cosa è successo nel passato) in modo da avere più tempo da dedicare alla discussione del punto 3 (Obiettivi e Azioni). Entro le 11.30 dovrà essere consegnato al “tavolo di sartoria” un report della discussione e le proposte di modifica del documento base, per quanto riguarda i punti 1 e 2. Possono essere consegnati anche due report distinti per ciascun punto. I gruppi sono composti casualmente, al momento dell’iscrizione, prevedendo un numero medio di 10 persone, max 15. Chi sente che il gruppo non lo interessa più, può spostarsi in un altro, senza però superare il limite delle 15 persone. In ciascun gruppo ci saranno due persone con le seguenti funzioni: facilitare il dialogo/dibattito; prendere appunti. Il tavolo/gruppo si scioglie avendo comunque definito il report del proprio lavoro e le relative proposte: questa funzione non deve essere delegata. Entro le 13.45 dovrà essere consegnato al “tavolo di sartoria” il report di della discussione e le proposte di modifica del documento base sul punto 3. E’ disponibile un PC per ogni tavolo, più uno centrale. La consegna dei report/proposte di modifica avviene tramite chiavetta USB.
-- ore 13.45 - 15.00 Pausa pranzo (in contemporanea viene avviata la redazione del documento finale da parte del cd. “tavolo di sartoria” che avrà ricevuto da ciascun gruppo report parziali durante la discussione e, comunque, un report sintetico alla fine; questo tavolo è costituito da due o tre facilitatori centrali, che durante la discussione avranno fatto da supporto al lavoro dei gruppi, e da una o due persone per ogni tavolo). Il lavoro del tavolo proseguirà, se necessario, fino alle 17.00.
-- ore 15.00 – 17.00 Dibattito : Il lavoro nella nostra vita Ne parlano precari della scuola e dell’università, lavoratori impegnati in vertenze sul territorio, lavoratori migranti, esponenti sindacali, prof. Antonio Loffredo (docente di diritto del lavoro), Pino Ferraris (sociologo).
-- ore 17.00 – 19.00 Conclusione in plenaria per la condivisione e l’approvazione del documento finale.
Trovate qui il documento di partenza
Questo è il Metodo Partecipativo SOST
Se puoi inviaci la tua adesione qui: http://www.forumsinistra.it/web/adesioni
Il 28 e 29 marzo ai seggi elettorali con la Costituzione in mano!
Segnaliamo il pericolo, mobilitiamoci per riaprire spazi e luci in questa cupa notte di crisi democratica, facendoci soggetti attivi di consapevolezza e partecipazione: prendiamo la Costituzione nelle nostre mani e portiamola bene in vista ai seggi elettorali il 28 e 29 marzo.
Associazione per una sinistra unita e plurale di Firenze- Rete@sinistra
Riprendiamoci la primavera, a sinistra
Corruzione diffusa e incompetenza, regole che cambiano “interpretazione” a seconda delle necessità del potere. Preminenza degli esecutivi, poteri eccezionali, disprezzo delle forme minime di garanzia democratica – considerate lungaggini burocratiche di disturbo al manovratore, non strumento di partecipazione e controllo – trasformano la politica del fare nel fare affari con la politica, aggravando la crisi della democrazia costituzionale. Mentre il mondo del lavoro è sempre più precarizzato ed impoverito e prosegue la devastazione ambientale del territorio, la società intera viene drammaticamente impaurita e frammentata, spinta alla ricerca del nemico interno, all'odio per ogni diversità. Il centrodestra si mostra per quello che è: stato d'eccezione permanente, cura delle “relazioni” come scambio di favori, disprezzo delle norme - specchio inguardabile di una certa Italia. Non di tutta.
Esiste altro e ogni tanto appare chiaro e forte. Un desiderio di democrazia e di etica che si incontra nelle piazze, nelle reti, nei tanti luoghi della comunicazione diffusa e informale. Una percezione dell'emergenza sociale ed economica che sale sui tetti e scende nelle strade costruendo momenti di lotta e comunità di resistenza. Ma a questo bisogno non ci sembra sappia ancora rispondere una sinistra che anche in questi mesi non riesce ad articolare un discorso e una proposta all'altezza dell'emergenza, né ad intercettare e rappresentare quella richiesta di democrazia radicale che è espressa dal popolo viola, da quello giallo del primo marzo, da quello di tutti i colori di tutti i giorni. Niente di nuovo sul terreno della formazione delle liste e dei programmi, né alcuna presenza efficace sul terreno del conflitto sociale. Di questa marginalità è ultimo specchio drammaticamente impietoso il silenzio sulla gestazione durata due anni dell’aggiramento dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Ciascuno dei pezzi vari della sinistra sopravvissuto al cataclisma dell'Arcobaleno ha intanto continuato a proporsi come unico inizio giusto, possessore di marchio vincente. Ma secondo noi non si trattava di presentare sul mercato delle scelte elettorali l'offerta migliore, il simbolo più simbolico, il leader più carismatico. Né di sommare in cartelli vari gruppi dirigenti in cerca di conferma – con relative spartizioni. Non si tratta di esistere solo sul terreno elettorale, dove è comunque importante sconfiggere le destre, e che le forze di sinistra nel loro variegato insieme riescano ad affermarsi nelle prossime elezioni regionali. Sussistere e resistere resta tuttavia un minimo necessario quanto ampiamente insufficiente.
Noi proponiamo di cercare ancora. Provare un'altra strada
Un soggetto politico della sinistra dovrebbe costruire relazioni sociali e tessuto politico della collettività, leggerne bisogni e desideri, offrire spazi e forme per una presa di parola che sia narrazione di sé e relazione collettiva, per dare voce a quegli anticorpi culturali e politici che pure la disgregazione neoliberista produce. È tutta la dimensione di conoscenza e teoria, relazionale ed esistenziale della sinistra che occorre ricostruire. La stessa rappresentanza non può essere vissuta come voce istituzionale di una società altrimenti muta – al contrario come strumento di servizio e dialogo per un tessuto politico vivo dentro e fuori le istituzioni.
Solo una forma nuova del soggetto politico, capace di contenere le diversità perché definisce regole democratiche del confronto - e ne fa crescere il desiderio - può permettere di costruire una casa comune, dalle porte e dalle finestre spalancate sul mondo, che sia all'altezza del disastro attuale e che sia anche in grado di affrontare la prossima scadenza elettorale delle politiche 2013. Riconoscendo tutte le storie e tutte le appartenenze senza abiure, senza più perdersi però in mediazioni povere di senso fra sigle, simboli, piattaforme senz'anima, gruppi dirigenti. Una comunità politica a rete confederativa territoriale, che rifiuti il professionismo politico, le strutture gerarchiche piramidali, le decisioni sequestrate dai vertici. Tessendo con pazienza e “cura” partecipazione creatività e relazioni interpersonali finalmente nuove e decenti. La storia dei partiti del novecento è ricca di luci e di ombre, ma è storia di vita di uomini e donne, un processo straordinario di autoeducazione alla politica e alla democrazia. Per riportare la vita nella democrazia, la democrazia in vita, occorre oggi immaginare spazi, tempi e forme dell'agire collettivo e del coinvolgimento personale molto diverse probabilmente da quelle che abbiamo conosciuto. Abbiamo tutte/i meno certezze nel futuro, nessuna possibilità di rimandare alla conquista del potere e al sole dell'avvenire le speranze di giustizia e di liberazione. Per vivere con questa incertezza, facendo del desiderio di politica una forza che attraversa e supera il disincanto, occorre un di più di rispetto reciproco, di ricerca comune, laicità, solidarietà. Libertà.
a Firenze venerdì 23 e sabato 24 aprile- info: http://www.forumsinistra.it/web/
MARTEDì 23 MARZO presentazione del libro "I migranti nel cinema italiano"
Il Giardino dei Ciliegi
e l’Associazione per una sinistra unita e plurale di Firenze
presentano il libro
I migranti nel cinema italiano
Ne parlano con l'Autrice: Silvio Messinetti (Giuristi Democratici),
Gabriele Rizza (critico cinematografico de "Il Manifesto")
Coordina Anna Picciolini
Martedì 23 marzo 2010 – ore 18
Il Giardino dei ciliegi, Via dell’Agnolo, 5
tel./fax 055/2001063 - www.ilgiardinodeiciliegi.firenze.it
L'Aquila si organizza, Firenze risponde
Comunicato stampa
L'Aquila si organizza, Firenze risponde
Domenica 21 marzo si svolgerà all'Aquila una giornata di democrazia
partecipata per affrontare i temi della ricostruzione della città: di
fronte all'indifferenza e alla chiusura delle istituzioni, il "popolo
delle carriole" si organizza, prendendosi lo spazio per incontrarsi e
discutere della propria vita, consapevole del fatto che la
ricostruzione può riuscire solo dove la popolazione partecipa e
diventa protagonista del processo. La giornata, su un modello di Semi
Open Space, sarà articolata in tavoli di lavoro che discuteranno su
tre assi tematici(ricostruzione del tessuto urbano, ricostruzione del
tessuto economico, ricostruzione del tessuto sociale), per giungere
alla redazione di un documento di sintesi da sottoporre all'assemblea
plenaria.
L'Associazione x Sinistra Unita e Plurale di Firenze sostiene
attivamente l'iniziativa della popolazione dell'Aquila: alcuni di noi
parteciperanno attivamente alla giornata per portare il nostro
contributo alla discussione e alle proposte che ne emergeranno.
Prende vita a Firenze la Rete per la difesa della Costituzione
Le responsabilità del sindaco RENZI sui ritardi ATAF e traffico
(ovvero un sindaco tutto chiacchiere – annunci - e distintivo)
LA CAUSA DEI RITARDI DELL’ATAF E DEGLI INGORGHI IN CITTA’
L'annuncio fu dato, “urbi et orbi”, dal sindaco Renzi in una conferenza stampa a Roma nel settembre scorso.
A distanza di 3 mesi dal giorno della “liberazione” sarebbe molto opportuna e necessaria un'altra conferenza stampa in cui facesse un bilancio, serio e veritiero, dell'operazione – del suo “blitz” -.. Perchè in questo periodo è venuta alla luce l'effettiva consistenza di quell'annuncio.
Senza avere alle spalle un progetto credibile e fattibile di riorganizzazione delle linee degli autobus che transitavano per piazza Duomo, la pedonalizzazione dell'area in questione è ricaduta tutta sugli utenti del mezzo pubblico, che hanno visto allungarsi i percorsi, i periodi di permanenza sul bus, quelli di attesa alle fermate (anche 40 e 50 minuti).
Siccome di “genialità”, in tutta questa impresa, se n'è vista davvero poca, il Sindaco dall'annuncio facile ha pensato bene di individuare come responsabili dei tanti disagi gli autisti dell'ATAF, con la conseguente assicurazione che ci avrebbe pensato lui a metterli in riga.
Ma è il Sindaco il responsabile di questo disastro.
A questo punto, affinché disastro non si sommi a disastro, con effetti a catena, sarebbe logico ripartire con il piede giusto, elaborando, in modo partecipato, un vero progetto di riconversione delle linee, con un ampio utilizzo dei “bussini” elettrici nel centro (avendoli però davvero a disposizione i bussini necessari- ad ottobre non era così, sono stati comprati successivamente-, e non dovendo quindi sopprimere delle linee per farne altre – gettando così un po' di fumo negli occhi -, e pensando anche al personale necessario per farli camminare).
RETE@SINISTRA
martedì 26 gennaio presentazione libro Buen Vivir
BUEN VIVIR
Per una nuova democrazia della terra
Presentazione del libro di Giuseppe De Marzo
Firenze, martedì 26 gennaio, ore 18.00
La Feltrinelli Librerie, Via de’ Cerretani 30/32r
PARTECIPANO
Marcello Buiatti, ordinario di Genetica e Presidente della Fondazione
Toscana Sostenibile
Paolo Cacciari, giornalista
Maria Grazia Campus, Associazione per una Sinistra unita e plurale
Caterina Ferrari, Università di Firenze
SARÀ PRESENTE L’AUTORE
Il libro
Giuseppe De Marzo
BUEN VIVIR
Per una nuova democrazia della Terra
Prefazione di Adolfo Pérez Esquivel / Postfazione di Gianni Minà
L’umanità è immersa in una crisi inedita, le cui cause vanno indagate in
profondità. Cause complesse che mettono in luce l’insostenibilità politica e
sociale di un modello di sviluppo che ha dimostrato la sua inadeguatezza e
che pone domande forti, legate alla sopravvivenza stessa dell’uomo sul
pianeta. Concetti e strumenti come riformismo e rivoluzione non riescono
oggi ad affrontare e a risolvere problemi così complessi e interdipendenti.
La conseguenza è un altro enorme paradosso: vivere un tempo in cui vengono
poste domande forti ma le risposte appaiono estremamente deboli. Domande
come: esiste un’alternativa al modello capitalista? è realizzabile
migliorare la vita di miliardi di persone tenute ai margini? si può
coniugare l’economia con la difesa dell’ambiente? è possibile sperimentare
un nuovo patto sociale e ripensare le forme della rappresentanza? Dall’America
latina all’Asia, all’Africa, a molte comunità e territori del Nord del mondo
i conflitti ambientali e sociali hanno creato le condizioni per la
formazione di un campo nuovo. Una sociologia dell’assenza che a partire
dalla democrazia deliberativa e dalla responsabilizzazione collettiva lavora
alla costruzione di un nuovo paradigma di civiltà, fondato sul buen vivir e
su una relazione armoniosa con la natura. Educazione popolare, autogoverno,
orizzontalità, giustizia sociale, mutualismo, creatività e decolonizzazione
del potere sono gli strumenti e le pratiche che l’ecologismo dei poveri
utilizza per costruire una democrazia della Terra. Il protagonismo dei
movimenti indigeni, dei movimenti impegnati per la difesa dei beni comuni e
per i diritti di cittadinanza mette in luce la rottura del contratto sociale
e la necessità di ridefinirlo a partire dalle nuove condizioni poste dalle
crisi.
Giuseppe De Marzo, economista, attivista e portavoce dell’associazione «A
Sud».
L’Associazione A Sud è un'associazione italiana indipendente nata nel 2003
per affiancare i movimenti sociali e indigeni del Sud del mondo attraverso
la costruzione di ponti di comprensione, reciproco sostegno e solidarietà.
A Sud porta avanti in Italia ed in America Latina battaglie per la riforma e
la democratizzazione delle istituzioni finanziarie internazionali, per la
salvaguardia delle foreste e dei territori, per il riconoscimento del debito
ecologico del Nord verso il Sud del mondo, per la difesa dei beni comuni e
contro la privatizzazione dei serivizi basici, per un commercio
internazionale basato sulla solidarietà e la sostenibilità ambientale, per
la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte politiche.
I GIORNALISTI INTERESSATI POSSONO RICHIEDERE UNA COPIA OMAGGIO PER
RECENSIONE
Info
Ufficio stampa Casa editrice Ediesse _Carla Pagani
Via di Porta Tiburtina 36 - 00185 Roma
tel. 06 44870286 cel. 338 1143059 ufficiostampa@ediesseonline.it
www.ediesseonline.it
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Sullo sgombero del campo Rom all'Osmannoro
evidenza le drammatiche condizioni di vita di tante persone che
sopravvivono negli interstizi della nostra società del benessere:
famiglie che vivono senza acqua, senza luce, in condizioni igieniche
intollerabili. Si tratta in questo caso di cittadini rumeni, molti con
Carta di Identità della Repubblica Italiana.
QUALI DIRITTI VENGONO RICONOSCIUTI A QUESTI CITTADINI?
Lo sgombero, ordinato dalla Questura per rispettare i diritti della
proprietà è stato rapido ed efficiente: le famiglie non hanno neanche
avuto il tempo di recuperare le poche cose che avevano all'interno
delle loro baracche. Le baracche sono state rase al suolo lasciando
sul terreno due enormi mucchi di "spazzatura": assi, lamiere e tutti
gli oggetti che erano all'interno. Gli abitanti, uomini, donne,
bambini, anziani, si sono ritrovati a cielo aperto, su un piazzale
lungo la via Pratese, senza la possibilità di ripararsi dal freddo (in
questi giorni era anche prevista una diminuzione della temperatura!)
né di cucinarsi un pasto caldo. Persino gli oggetti, in un trasloco,
vengono trattati con più cura e più cautela!!!
Le istituzioni, che avrebbero dovuto provvedere a trovare soluzioni
alternative per accogliere e alloggiare queste persone, si sono
dimostrate completamente indifferenti: tutta la vicenda si è svolta in
loro assenza, nonostante i ripetuti appelli e le richieste di
intervento da parte di singoli e di associazioni che sono intervenuti
per dare sostegno agli sgomberati. E' grazie a questi interventi che è
stato possibile, dopo due notti passate all'aperto, trovare
un'accoglienza temporanea per tutti.
QUESTO COMPORTAMENTO NON E' SOLO INACCETTABILE MA E' AI LIMITI DELLA
LEGALITA', DAL MOMENTO CHE VENGONO CALPESTATI I PIU' ELEMENTARI
DIRITTI DELLA PERSONA!
INVITIAMO TUTTE LE FORZE POLITICHE, LE ASSOCIAZIONI, I SINGOLI
SOGGETTI A ESPRIMERSI CON FORZA E A INTRAPRENDERE AZIONI E INIZIATIVE
VOLTE A RISTABILIRE IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI.
Associazione per la Sinistra Unita e Plurale - Gruppo Pace e Inclusione
No alla cancellazione dei processi - Iniziativa unitaria per una giustizia efficiente e per il rispetto dei principi costituzionali
http://www.petizionionline.it/petizione/firenze-no-alla-cancellazione-dei-processi/364
giovedì 10 dicembre alle ore 18.00
Diciamo
no alla cancellazione dei processi,
no alle leggi ad personam,
no al processo breve.
si a una giustizia che funziona,
si alla tutela delle vittime,
si alla condanna dei colpevoli,
si a una giustizia che affronti l'emergenza delle carceri perchè la detenzione non sia disumana ma tuteli le/i detenute/i e sia realmente uno spazio di riabilitazione
COMUNICATO STAMPA Un’opera (nemmen) da tre soldi [ovvero la guerra ai mendicanti]
Un’opera (nemmen) da tre soldi [ovvero la guerra ai mendicanti]
Forse sarebbe opportuno dare una ripassata al significato delle parole e degli atti che vi si collegano e si scoprirebbe:
che chi insulta un giocatore perchè nero è chiaramente razzista,
che quanti danno luogo alla caccia all’immigrato irregolare per festeggiare il Natale, all’insegna di un’interpetrazione da Ku Klux Klan del motto “White Christmas”, sono persone che hanno perso ogni dimensione umana (definibili quindi come “stronzi”, per usare il linguaggio “finiano”),
che il Sindaco che emana ordinanze contro i mendicanti è altrettanto chiaramente un amministratore che si comporta da “sceriffo”, benchè lo neghi (in quanto privilegia le politiche repressive e securitarie a quelle sociali e inclusive che sarebbe suo compito promuovere).
Con l’ormai lungo elenco di provvedimenti assunti dalle amministrazioni locali, in modo assai fantasioso, e talvolta anche crudele (con Firenze spesso capofila in tal genere di operazioni), volti a colpire i lavavetri, i suonatori ed i venditori ambulanti, i giocolieri, i graffitari, i mendicanti, chi si siede sui gradini delle chiese, chi stende i panni alle finestre – e la serie potrebbe proseguire –, si è avviato un giro vizioso (per cui ad ogni presunta sensazione di insicurezza nella popolazione e ad ogni presunto attentato al decoro si è risposto con una atto repressivo, che ha dato luogo ad ulteriori allarmismi e quindi ad altre misure securitarie). L’unico risultato concreto non è stato certo quello di rendere maggiormente sicure e vivibili le città, bensì, piuttosto, di fare da sponda, consapevolmente o meno, alle politiche razziste del Governo.
Anche per ciò che riguarda i mendicanti e le ragioni che hanno determinato l’ultima uscita di Palazzo Vecchio, va ribadito con forza che esistono già norme volte ad impedire azioni fastidiose ed offensive, da parte di chiunque. L’ordinanza in questione da un lato ha un effetto di annuncio – come tipico della Giunta Renzi -, dall’altro non fa altro che alimentare, come si riscontra in tutti provvedimenti di questa natura, l’intolleranza diffusa, che si respira nell’aria, che si coglie nei bar o viaggiando in autobus, che ha ormai superato il livello di guardia. Intolleranza verso chiunque sia portatore di un modello di vita e/o di usi e costumi diversi da quelli votati al consumo e all'indifferenza, gli unici ritenuti "decorosi" dai nostri amministratori e da coloro che ci governano".
Facciamo appello a tutte e tutti coloro che avvertono i pericoli, per la democrazia e per la civiltà, insiti nell’attuale situazione, a prendere posizione, ad esprimere il proprio no al razzismo, in qualunque forma si manifesti, a contrastare con decisione le azioni istituzionali che accrescono il clima intollerante esistente, a cominciare da quelle locali cosiddette “per il decoro e la sicurezza”. Perchè Firenze deve tornare ad essere “città operatrice di pace, nel segno della solidarietà e dell’accoglienza”, contribuendo così ad una svolta decisa negli orientamenti generali del Paese.
Associazione per la Sinistra Unita e Plurale- RETE@SINISTRA
Sandra Carpilapi cell.3382708123 mail: sandra.carpilapi@unifi.it
Jacopo Landi cell. 3482539980 mail: jacopolandi@hotmail.com
NOBDAY- ROMA – sabato 5 dicembre PARTECIPAZIONE FIORENTINA ALLA MANIFESTAZIONE
NOBDAY- ROMA – sabato 5 dicembre
organizzata dal COMITATO NO BERLUSCONI DAY
Il Link al blog della manifestazione http://www.noberlusconiday.org
Vengono organizzati pullman da Firenze per faciliatare la partecipazione al NOBday
L'organizzazione dei pullman è curata da: Associazione x Sinistra Unita e Plurale di Firenze, Comitato per la difesa della Costituzione di Firenze, Carovana per la Costituzione –SEMPRE e Libertà e Giustizia Toscana
Informazioni logistiche:
La partenza dei pullman è fissata per le ore 09:30 dal Saschall- ritorno previsto ore 24.
La manifestazione da p.za della Repubblica a p.za del Popolo prenderà inizio alle ore 14.
Costo: 18 €
per prenotazioni:
Andrea 338-1559006 fratomass@katamail.com
Marcella 333-6177954 mbresci@email.it
Annaclaudia 339-4973413 pippoli@interfree.it
Alessandro 335-7372411 toscana@libertaegiustizia.it
LE PRENOTAZIONI SI CONCLUDONO GIOVEDI’ 3 DICEMBRE
martedì 6 ottobre Assemblea dell'Associazione
con all'ordine del giorno:
Cari e care
L'ultimo Comitato operativo è stato molto importante per l'Associazione. I temi sono stati tanti e tanti gli interventi con toni di grande rispetto nonostante la discussione fosse estremamente seria, perchè si trattava d'indicare una possibile nuova rotta dell'Associazione. All'ASSEMBLEA MARTEDI' 6 OTTOBRE ALLE 21.15 A PORTE NUOVE continueremo la discussione.
Abbiamo ribadito che Il nostro ruolo cittadino, nel deserto in cui è precipitata la sinistra a Firenze annichilita dal Sindaco piglia tutto, dovrà essere attivo come è stato fin ora, una funzione concreta come per l'organizzazione delle manifestazioni nazionali del 3 ottobre a Roma per la libertà d'espressione e quella antirazzista del 17 sempre a Roma. Un ruolo che come abbiamo ribadito unanimemente ieri sera è di difesa della democrazia che in questo paese è ad ogni livello sotto attacco come non mai, perchè di questo si tratta, la difesa di spazi liberi, di vita, di ossigeno civile sempre più carente in una società permeata d'indifferenza. E in questo senso rinnoviamo l'invito (allego un nostro appello) a tutta la sinistra fiorentina a incontrarci in uno spazio libero di proposta, una proposta che vada a inserirsi nei luoghi che il populismo del sindaco non pratica e lascia scoperti, uno spazio per ritrovare una massa critica che in città si è persa, speriamo non irrimedabilmente, per errori di tutti
Nazionalmente la discussione è, se possibile, ancora più complessa, alcuni di noi si sono impegnati nell’elaborazione della nuova proposta nata a Perugia, proposta già circolata in lista, e che parte dal presupposto che non esistono solo le due sinistre residuali e plurisconfitte, ma che ci sono tante realtà, tante associazioni, tante compagne e compagni che in giro per l'Italia hanno altre idee capaci di essere praticate razionalmente se messe a rete. Persone e associazioni che non pensano si possa tornare ad essere credibili e vincenti a sinistra ripartendo dal quadro che ci hanno consegnato le elezioni europee.
Personalmente, come ho già affermato nel C.O. trovo quella proposta condivisibile nell’analisi e densa di spunti utili al rinnovamento della politica che abbiamo sempre auspicato e che forse è giusto tentare in prima persona di attuare, insieme a chi ne condivide il senso profondo.
Sia chiaro che non ci sono ragioni certe, che non ci sono compagni e compagne che sono nel torto o nella ragione, anzi sono da rispettare tutti coloro che dalla base s'impegnano per i percorsi in cui credono. Anche noi siamo tra questi, abbiamo intravisto una strada che ci sembra percorribile nella quale pensiamo sia possibile spenderci, non sappiamo come andrà, ma crediamo al momento possa essere la via per noi. Questo percorso vorremo sottoporre all'attenzione dell'Assemblea. E’ un momento importante che è giusto sia partecipato nella maniera più libera possibile, e che contenga le emozioni e le riflessioni e i contributi di tutti. Per questo spero ci sia davvero una larga partecipazione all’ASSEMBLEA che si svolgerà MARTEDI' 6 OTTOBRE ALLE 21.15 A PORTE NUOVE.
Jacopo Landi
Manifestazione 3 ottobre a Roma- per la libertà di stampa e con i precari della scuola
TRA GLI ENIGMI DELLA SINISTRA- una serata insieme Giovedì 17 settembre
TRA GLI ENIGMI DELLA SINISTRA
Proposte per uscire dalla crisi ... in verticale, non in orizzontale!
Serata di autofinanziamento con buffet, enigmi, musica, proposte concrete per uscire dalla crisi
Giovedì 17 settembre ’09
Casa del popolo via Maccari
dalle Ore 19.00
oltre la cena a buffet...
• “Giocare a sinistra per non giocarci la sinistra” con Angelo Mastrandrea della direzione de Il manifesto e "responsabile" della Sinistra enigmistica
• “Le 15 proposte per affrontare la crisi economica " di e con esponenti di Sbilanciamoci
• la manifestazione di Sabato 19 a Roma in difesa della libertà di stampa – intervento di Marzio Fatucchi della Federazione Nazionale della Stampa
Quota Base per la cena
(chi può e vuole è libero di strafare!)
Adulti 18 euro
Ragazzi/Studenti 10 euro
Per prenotarsi inviare e.mail a
jacopolandi@hotmail.it o sandra.carpilapi@unifi.it
PARTECIPAZIONE FIORENTINA ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA DI SABATO 19 SETTEMBRE PER LA LIBERTA' DI INFORMAZIONE
PARTECIPAZIONE FIORENTINA ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA DI SABATO 19 SETTEMBRE PER LA LIBERTA' DI INFORMAZIONE
ORGANIZZATA DALLA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA
Vengono organizzati pullman da Firenze per faciliatare la partecipazione alla Manifestazione di sabato 19 a Roma.
L'organizzazione dei pullman è curata da Associazione x Sinistra Unita e Plurale di Firenze, Comitato per la difesa della Costituzione di Firenze e Carovana per la Costituzione - SEMPRE.
Il Link al blog della manifestazione http://fnsi-libera-informazione.blogspot.com/
Informazioni logistiche:
La partenza dei pullman è fissata per le ore 10.30 dal Saschall- ritorno previsto ore 24. La manifestazione in Piazza del Popolo prenderà inizio alle ore 16.
Costi:
Euro 20 adulti
Euro 15 studenti e disoccupati
Prenotazioni:
Gianfranco 339-3563045 info@xsinistaunitaeplurale.it
Marcella 333-6177954 mbresci@email.it
Annaclaudia 339.4973413 pippoli@interfree.it
LE PRENOTAZIONI SI CONCLUDONO GIOVEDì 17 SETTEMBRE
QUESTIONARIO- Traccia per una con-ricerca a sinistra (estate 2009)
Questionario da compilare on-line
QUESTIONARIO- Traccia per una con-ricerca a sinistra (estate 2009)
La sinistra è in crisi. Ha perso consensi, rappresentanza sociale, influenza politica e culturale. Cresce il numero delle persone che, deluse e scoraggiate, si disimpegnano dalla politica attiva. Ma si affacciano anche nuovi progetti e nei territori si fanno nuove esperienze.
Dunque, una crisi vera e dura, che però non produce solo abbandono e rassegnazione e che, proprio per questo, può essere contrastata.
L’Associazione x una sinistra unita e plurale di Firenze è un’associazione di donne e uomini iscritte/i o no ai partiti, impegnate per l’unità e per un radicale rinnovamento della sinistra.
Nel promuovere questa indagine ci proponiamo di rendere un servizio a tutte le componenti della sinistra, di partito, di movimento, culturali. Conoscere in modo approfondito giudizi, sentimenti, aspirazioni di coloro che si collocano nel campo della sinistra è forse il modo migliore per iniziare un nuovo discorso.
Per compilarlo online
Per scaricarlo ( e adattarlo anche a situazioni locali)
Sollicciano: una parte della città abbatte i silenzi ed è solidale con i detenuti in lotta e le loro famiglie
Comunità dell’Isolotto, Ass.ne Pantagruel, Gruppo carcere Le Piagge, Ass.ne Fuori Binario, Ass.ne L’Aurora, Movimento di Lotta per la casa, Ass.ne Liberarsi, Perunaltracittà, Ass.ne per la sinistra unita e plurale, - Firenze, 21 agosto 2009
Sollicciano: una parte della città abbatte i silenzi
ed è solidale con i detenuti in lotta e le loro famiglie
Le proteste dei detenuti del carcere di Sollicciano hanno ricordato a tutti, alle forze politiche e ai cittadini di Firenze, che con i soldi delle nostre tasse e in violazione palese dell’art. 27 della Costituzione, cittadini come noi, più della metà dei quali in attesa di giudizio, vengono costretti in condizioni disumane.
La popolazione carceraria, composta ormai per il 70% da detenuti extracomunitari e da molti tossicodipendenti, è da molti anni rassegnata, poco politicizzata e si tiene lontana dalle proteste. La mobilitazione iniziata il 18 agosto e tuttora in corso è il segno che ogni limite è stato superato: per ammissione della stessa direzione del carcere le proteste sono state originate da richieste legate alla mera sopravvivenza: proteste contro il pane ammuffito, per poter fare la doccia la domenica, per poter accedere più spesso al campo sportivo, avere materassi decenti, poter contattare telefonicamente i propri familiari.
Si tratta di condizioni minime di sopravvivenza per persone che sono costrette nelle celle 22 ore al giorno, alimentate (a Sollicciano) al costo giornaliero di 1,53 euro, ristrette in condizioni che la Corte di Giustizia europea ha definito, nella recente sentenza sul caso del detenuto bosniaco che ha scontato la sua pena per 18 ore al giorno in uno spazio inferiore ai 3 metri, come “trattamenti inumani e degradanti”. Questa situazione dovrebbe far riflettere la politica e tutti noi sul senso dell’istituzione carcere: che rapporto potranno avere in futuro con la società persone che, affidate alla responsabilità dello Stato, sono costrette a vivere in condizioni di questo tipo? Quante possibilità ci sono che non tornino a delinquere?
Ricordiamo ancora che il carcere fiorentino è stato costruito per 460 persone e che ora ne ospita più del doppio, ammassate in 3/4 nelle celle singole, in 9 nelle celle da tre posti, con pochi educatori e scarso accesso al lavoro e ad altre attività. A Sollicciano ci sono stati molti suicidi e diversi detenuti sono morti per i ritardi nell'assistenza sanitaria o in circostanze non chiarite. Qui spesso l'autolesionismo è l'unico mezzo, per i detenuti, per affermare la propria esistenza; sono stati frequenti i pestaggi sistematici, regna la violenza ed è massiccio l’uso di psicofarmaci.
Nei giorni scorsi, nell'ambito dell'iniziativa "Ferragosto in carcere", molti parlamentari e consiglieri regionali hanno visto direttamente la situazione vergognosa nella quale sono tenute nelle carceri italiane oltre 65.000 persone. Per essere conseguenti ora dovrebbero smettere di usare la "sicurezza" come uno strumento di propaganda politica; dovrebbero abolire la legge Bossi-Fini, la legge Fini-Giovanardi, la ex-Cirielli e la recente legge Maroni, che contribuirà a far affluire inutilmente gente nelle galere aggravando il sovraffollamento. Dovrebbero fermare l'inutile spreco di soldi e la speculazione del "piano carceri", puntando invece sulle misure alternative alla detenzione (le sole che evitano le recidive), sulle politiche sociali, sull'immediata abolizione degli OPG e delle carceri minorili.
Sosteniamo le richieste dei detenuti e ci impegniamo a riportare l'attenzione sulla questione carcere, coinvolgendo la città in una questione sociale che Firenze deve vivere come prioritaria perché tocca i diritti umani fondamentali delle persone detenute e i diritti sociali di ognuno di noi.
Comunità dell’Isolotto, Ass.ne Pantagruel, Gruppo carcere Le Piagge, Ass.ne Fuori Binario, Ass.ne L’Aurora, Movimento di Lotta per la casa, Ass.ne Liberarsi, Perunaltracittà, Ass.ne per la sinistra unita e plurale, - Firenze, 21 agosto 2009
Solidarietà ad Eros Cruccolini, in ossequio ai principi della Costituzione"
Esprimiamo la nostra piena solidarietà ad Eros Cruccolini per gli indegni attacchi che ha subito da parte del Presidente del Consiglio comunale Eugenio Giani e dei consiglieri di centro-destra suoi corifei.
E' del tutto irragionevole che Giani e soci pretendano con arroganza l'applicazione di una legge non ancora entrata in vigore.
Ma il punto centrale è che il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, al cui interno vi è il divieto di sposare i migranti privi di permesso di soggiorno (e che sarà legge a tutti gli effetti a partire dall'8 agosto), risulta un provvedimento in contrasto con i principi della Costituzione e con i diritti della persona affermati a livello internazionale.
Perciò ha suscitato critiche, perplessità, riserve in Italia, in Europa, in sede ONU.
Nel caso in questione, è per noi evidente che il diritto di due persone a sposarsi ed a veder riconosciuta la loro unione prevale su ogni altra considerazione.
Non solo, quindi, è giusto quello che ha fatto Cruccolini, e continuerà ad esserlo anche dopo l'8 agosto, ma risulta doveroso compiere atti del genere per chiunque non voglia essere complice di norme razziste e contrarie ad elementari principi di civiltà.
Qualcuno ha parlato al riguardo di necessarie forme di “disubbidienza civile”.
Noi pensiamo che si tratti di semplici atti di ubbidienza. Alla Costituzione ed alla coscienza civile.
Il prestigio di Palazzo Vecchio, e delle sue sale – siano esse il Salone dei Dugento o quello dei Cinquecento, la Sala Rossa o quella di Clemente 7° -, non sta certo nell'adeguarsi a norme razziste, come pensa l'ineffabile Giani, ma nel fatto che sono teatro di eventi volti a far sviluppare la democrazia, la giustizia, l'incontro fra i popoli (com'è avvenuto quando hanno ospitato i “colloqui mediterranei” promossi da Giorgio La Pira negli anni 50 o la Convenzione Antirazzista del 1989).
Invitiamo, infine, il Sindaco, la Giunta, il Consiglio comunale ad esprimere la propria netta volontà di impegnarsi per contrastare la deriva razzista, di cui il “pacchetto sicurezza” è espressione.
WWW.XSINISTRAUNITAEPLURALE
Jacopo Landi cell. 3482539980 mail: jacopolandi@hotmail.com
Sandra Carpi Lapi cell.3382708123 mail: sandra.carpilapi@unifi.it
Assemblea 7 luglio 2009
Si inizia alle 18...
abbiamo previsto un buffet per cena, si riprende al volo fino alle 24, sotto gli alberi del parco
tradotto il Contratto per l'Europa di EuropeEcologie-Francia
Laboratorio per Firenze- alcune idee per la città- giovedì 28 maggio
SMS di Rifredi- Via Vittorio Emanuele 303
costituito il comitato fiorentino per " fallimento del referendum elettorale del 21 giugno 2009"
per altre adesioni e per contattarci: e-mail: fallimentoreferendumelettorale@gmail.com
PER UNA VERA RIFORMA ELETTORALE
IL 21 GIUGNO NON VOTARE AL REFERENDUM
Il 21 giugno siamo chiamati a votare per il referendum sulla legge elettorale.
Il testo di legge risultante dall’eventuale vittoria del referendum produrrebbe effetti peggiorativi della già pessima legge elettorale vigente (che il suo inventore Calderoli definì “una porcata”).
Quella legge va cambiata, ma nel senso opposto a quello proposto dal referendum.
La stampa e i due maggiori partiti (PDL e PD) stanno propagando false motivazioni a sostegno del SI, ma l’approvazione della proposta referendaria non farebbe che amplificare i già gravi tratti anti-democratici della legge attuale:
- il 55 per cento dei seggi della Camera dei Deputati , invece che alla coalizione vincente , verrebbe assegnato alla lista che prende anche un solo voto in più delle altre, indipendentemente dalla percentuale di voti realmente raccolti.
Peggio della legge Acerbo che nel 1923, per favorire Mussolini, fissava al 25% la soglia minima dei consensi per ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento.
- verrebbe eliminata la possibilità di candidature multiple (cioè la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni), ma rimarrebbero le liste bloccate: quindi non si intacca il monopolio delle segreterie di partito sulla selezione dei candidati e non si restituisce ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.
- al Senato si mantiene il premio di maggioranza a livello regionale, non garantendo la costituzione di una maggioranza omogenea in entrambi i rami del parlamento
Non modernità, ma emergenza democratica: l’obiettivo di questo referendum è un bipartitismo approssimativo e affrettato, imposto per legge, che consegnerebbe il potere a vita a Berlusconi, dando al Pd l’illusione di poter governare, un lontano domani, con la stessa maggioranza blindata.
Visto l’impegno dei 2 maggiori partiti e di tutti i media, l’unica risposta possibile è quella di impedire che si raggiunga il quorum del 50 per cento necessario perché il referendum abbia validità.
Per fare questo è importante non andare a votare o rifiutare le schede dei quesiti referendari, nel caso in cui l'elettrice/elettore sia chiamato a votare al ballottaggio delle amministrative. La possibilità del non voto è prevista dall’art. 75 della Costituzione ed è una scelta responsabile.
Con un tuo voto contrario o con le schede bianche contribuisci invece al raggiungimento del quorum.
- Votare NO significa dichiararsi a favore della legge attuale.
- Votare SI significa modificare la legge attuale, ma in senso più anti-democratico.
- NON ANDARE A VOTARE O RIFIUTARE LA SCHEDA REFERENDARIA, contribuendo al mancato raggiungimento del QUORUM, significa volere un’altra legge elettorale.
Se voti fai felice Berlusconi.
Il 21 giugno NON VOTARE AL REFERENDUM
Comitato fiorentino per il fallimento del
Referendum elettorale del 21 giugno 2009
Associazione Il Filo Rosso, Associazione x la Sinistra Unita e plurale di Firenze, Associazione "La Sinistra" per Firenze, Associazione La Sinistra Scandicci, Comitato per la Scuola della Repubblica, Carovana per la Costituzione, Comitato per la Difesa della Costituzione, Giuristi Democratici- sezione fiorentina, Liberacittadinanza, Pdci, PerUnaltracittà, PMLI, PRC, Sinistra per la Costituzione, Spini per Firenze, Verdi.
mercoledì 27 maggio presidio per una legge regionale sull'immigrazione
VENERDì 8 MAGGIO 17.15 alle PORTE NUOVE 33 costituzione del "Comitato fiorentino per il NON VOTO al Referendum Gazzetta".
Firenze, circolo arci in via PORTE NUOVE 33
Sul voto del Referendum Guzzetta-Segni si è in questi giorni ampiamente esercitata la demagogia politico-mediatica strumentalmente legata ai risparmi pro terremotati. Berlusconi ha dovuto cedere alla Lega rinunciando all'accorpamento con il primo turno delle amministrative e delle europee, e questo certo diminuisce la probabilità di raggiungimento del quorum che avrebbe comportato una prevedibile vittoria del Sì, ma l’associazione con i ballottaggi il 21 giugno non ne elimina del tutto il rischio. A favore dei quesiti referendari sono infatti schierate le due maggiori forze politiche di governo e di opposizione – PDL e PD – e tutti i principali mezzi d’informazione; all’opposizione troviamo, in Parlamento, soltanto la Lega e l’UDC, mentre la frammentata sinistra è ormai extraparlamentare. Quindi ci proveranno, a far passare questo pericolosissimo ulteriore strumento di degrado della democrazia parlamentare cosi come e' prevista e concepita in Costituzione, di fatto "violentando" l'impalcatura stessa e lo spirito della Carta costituzionale.
Il referendum mira infatti ad introdurre un premio di maggioranza alla "lista" (e non più alla coalizione) che risulti vittoriosa, quindi in Parlamento avrebbe la maggioranza assoluta un partito che nel Paese ha la maggioranza relativa, anche molto bassa. Tale premio avrebbe caratteristiche ben peggiori di quello che venne tentato nel 1953 dalla "legge truffa": allora De Gasperi avrebbe ottenuto sì il 65% dei seggi, ma solo se avesse superato il 50% dei voti; il referendum di Guzzetta e compagni è invece simile alla legge Acerbo-Mussolini del 1923 che attribuiva il 66% dei seggi a chi avesse avuto la maggioranza relativa dei voti; la soglia minima era solo il 25%, nella "Guzzetta", addirittura, non è prevista affatto.
Si vuole cioè trasformare il bipolarismo in bipartitismo, altrettanto coatto. L'intento evidente è quello dell'omologazione dei due schieramenti che competono, con la riduzione delle forze minori a satelliti ininfluenti delle due maggiori. Combinando inoltre «voto utile» e «soglie», si ottiene la liquidazione definitiva, per via istituzionale, di ogni percepibile futura rappresentanza parlamentare per le forze dell'alternativa di sinistra, e più in generale di ogni forma di pluralismo, mortificando così il diritto di tutti i cittadini di scegliere liberamente il partito per partecipare alla determinazione della politica nazionale (art. 49). È vera emergenza democratica.
La modifica così ottenuta farebbe rientrare dalla finestra quel principio estraneo alla nostra Costituzione che è stato respinto dalla porta del referendum costituzionale nel giugno 2006: cioè la determinazione del governo da parte degli elettori, mentre la Carta delinea un sistema in cui al Parlamento vanno le funzioni di rappresentante del popolo e di formazione della maggioranza che, nel dialogo col Presidente della Repubblica, individua il Presidente del Consiglio, dà la fiducia al Governo e lo sostiene.
Tutti gli altri aspetti deprecabili della legge Calderoli resterebbero in vigore:
- le liste bloccate di candidati scelti dalle segreterie dei partiti senza alcuna partecipazione popolare;
- il premio per il Senato attribuito per regione, quindi legato alle vicende delle varie regioni e possibili maggioranze al Senato addirittura diverse da quelle della Camera;
- l'ampiezza delle circoscrizioni, con lunghe liste di candidati del tutto estranei al territorio.
L’unico effetto positivo starebbe nell’impedire le candidature multiple dei "vip", il quesito va su scheda a parte, ma è talmente negativo l’effetto sulla rappresentatività democratica di tutto il resto che questo ci appare ben magro compenso, un misero specchietto per le allodole.
Questo Referendum non deve passare, e tutte le forze sociali e politiche che tengono alla vitalità della democrazia, che sono impegnate nella difesa e nell’attuazione dei principi costituzionali dell’uguaglianza del voto (art. 48 Cost.) e del diritto di tutti i cittadini ad associarsi liberamente in partiti politici per concorrere a determinare la politica nazionale (art. 49 Cost.), pensiamo che debbano organizzarsi e mobilitarsi per farlo fallire, affiancando ed includendo questo impegno nella propria campagna elettorale. Nel nostro territorio e nella nostra regione, dove sono probabili diversi ballottaggi il 21 giugno, a cominciare da Firenze, questo compito deve e può essere svolto efficacemente, nelle forme e sui contenuti che insieme vi proponiamo di individuare.
Vi invitiamo perciò a partecipare a una prima riunione per la formazione del Comitato fiorentino per il NON VOTO al Referendum Gazzetta, proponendovi d’incontrarci VENERDì 8 MAGGIO alle ore 17,15 in VIA DELLE PORTE NUOVE 33.
L’Associazione per la Sinistra Unita e Plurale di Firenze
Terremoto in Abruzzo- iniziativa martedì 28 aprile
Terremoto in Abruzzo Un disastro ‘naturale’ o un disastro istituzionale? Le priorità del territorio Martedì 28 Aprile ore 21,15- Firenze Giardino dei ciliegi - Via dell'Agnolo, 5
Un disastro ‘naturale’ o un disastro istituzionale?
Le priorità del territorio
Giardino dei ciliegi - Via dell'Agnolo, 5
Dimitrij Palagi - volontorio Brigate solidarietà attiva *campo di Tempera
Giulia Spalla- volontaria psicologa *campo di ONNA
Francesco Indovina - urbanista
Giancarlo Paba- urbanista
Raffaele Palumbo- inviato in Abruzzo di Popolare network
Stefano Tanini- Genio Civile Firenze
www.xsinistraunitaeplurale.it
laboratorio per Firenze- documento del gruppo di lavoro Territorio
Assemblea giovedì 16 aprile 2009
l'assemblea è fissata per giovedì 16 ore 21 al circolo ARCI il Campino, in via caccini.
Abbiamo provato come s.u.p. a svolgere un certo ruolo in queste elezioni fiorentine ed è andata come è andata. Se ci può consolare, forse poteva andare anche peggio: meno dialogo, più incomprensioni frammentazione e rancori vari. Forse. Io credo che in ogni caso non dobbiamo dimenticare che il disastro nasce altrove: più al fondo, nella frammentazione sociale, nella solitudine politica di un sacco di gente che non sa più chi è, anche quando sa ancora abbastanza bene chi non è - "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo" eccetera. Dovremmo sempre scommettere sul fatto che non tutta Firenze, non tutta l'Italia abbia consumato la deriva populistica-servile-spettacolare che appare da Vespa o a Matrix (mai titolo di programma fu più adatto). E per questa altra città dovremmo provare a offrire spazi, iniziative, luoghi di confronto.
Già sabato 18 c'è la giornata antirazzista che si può cercare di animare di vita alternativa; e poi ci sono le questioni legate all'urbanistica e al piano-casa di Berlusconi; il tema della laicità, con il laboratorio che è nato a Firenze dopo l'iniziativa promossa da rifondazione (ma non solo) e la consulta che è sorta a livello più istituzionale. Su questi temi possiamo riprendere anche il confronto con le forze politiche impegnate in campagna elettorale, essere presenti in un modo che non è quello del banale schieramento (per noi, peraltro, complicato visto che siamo davvero al nostro interno plurali, per fortuna). Ma poi possiamo anche tentare di creare dei luoghi dove la discussione e l'agire politico inventino qualcosa d'altro rispetto alle forme tradizionali del dibattito: riprendere quel discorso sulle pratiche diverse di partecipazione - in piccoli gruppi, con modalità ravvicinate e più inclusive di intervento e ascolto - di cui abbiamo parlato più volte e che poi abbiamo un po' abbandonato, presi da altro. Possiamo dare così anche un nostro contributo alla città antiRenzi e antiGalli. E allo stesso tempo mantenere aperti i ponti per una riflessione dell'intera sinistra su stessa e sul mondo, ponti che è bene malgrado tutto non si chiudano. Sempre ovviamente che la sinistra abbia ancora qualcosa da dire sul mondo e non solo inseguire il berlusconismo o le nostalgie del tempo perduto.
Io continuo a pensare che se non riusciamo a dare voce ai tanti soggetti che non ce l'hanno (ragazze e ragazzi soprattutto), pur avendo un sacco di cose da dire e da fare - non c'è tanta speranza per noi. Non credo che dai vecchi protagonisti di un sacco di disastri - e noi facciamo parte del gruppo, anche se un po' fuori coro - possano venire grandi soluzioni. E' già molto se ci poniamo il problema. E cerchiamo ancora...
un abbraccio,
andrea ( Bagni)
Le barbarie del "pacchetto sicurezza"- siamo con Kante Kadiatou
Comunicato del 3 aprile 2009
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Comunicato stampa: Le barbarie del "pacchetto sicurezza"- siamo con Kante Kadiatou Si temeva che succedesse ed è successo. Kante Kadiatou, 24 anni, fugge dalla Costa d'Avorio con una storia orribile alle spalle: il marito ucciso, lei sequestrata e seviziata. Arriva in Italia, chiede subito asilo politico, le viene rifiutato. Riprova. Intanto le scade il permesso di soggiorno. È incinta. Partorisce in un ospedale di Napoli.
È una clandestina? Ma di che. Tutti sanno chi è, dove vive, che lavoro fa il suo compagno. Però sono complicate le sue carte, anche se non ne manca nessuna. Arrivano i carabinieri all'ospedale chiamati da qualcuno più realista del re, zelante servitore dello Stato Etico e delle sue (prossime venture) leggi razziali. Arrivano i carabinieri e le portano via il figlio. Per dieci giorni non lo potrà allattare. Qui non è solo questione di burocrazia – e a rigore neanche di nuove leggi, perché il "pacchetto sicurezza" che dovrebbe proteggerci dai neonati ancora non è legge dello stato. Nel pacchetto sono le misure che impongono ai medici di denunciare gli irregolari, "clandestini" perché magari gli è semplicemente scaduto il permesso di soggiorno, che si rivolgono a loro con l'assurda pretesa di essere donne e uomini che hanno bisogno di cure. Non è questione né di burocrazia né di leggi. È questione di barbarie. Di una cultura di paura e di odio che già attraversa le masse di anime perse e detta le nuove leggi razziali; una cultura a sua volta alimentata dall'orizzonte simbolico che questo spettacolare governo autoritario produce di fatto per il solo fatto di pronunciare certe parole; perché le parole autorizzano i peggiori pensieri; sono pietre ma anche mattoni che costruiscono muri e prigioni. Oggi ospedali, scuole, ambulatori, sono diventati luoghi pericolosi per chi non è in regola. Per la nuda vita di chi è solo umano: non cittadino a tutti gli effetti, dotato di carte di identità e soprattutto carte di credito. Negli ospedali e nelle scuole ci si espone, si mostra la propria vita autentica, la propria fragilità esistenziale. Dunque si può essere scoperti diversi, riconosciuti e censiti come indesiderabili. Si è deboli negli ospedali, si ha bisogno di aiuto e di cura. Perché non approfittarne. In fondo già a Genova nel 2001 chi, ferito, si era rivolto agli istituti sanitari si era poi ritrovato a Bolzaneto. Siamo tutti clandestini, davvero. Se non si è educati all'obbedienza e all'egoismo, allineati al nuovo ordine mondiale, solvibili; se non si sta con questa destra indecente, con il nuovo "partito degli italiani", si è fuori, estranei e nemici, non italiani. Siamo tutti clandestini. Però possiamo essere anche il grande popolo degli irregolari, di tutti i colori. Fratelli. Possiamo costruire relazioni, aiuto reciproco, le radici di un'altra cittadinanza universale tutta politica. Che cresce nei luoghi pubblici dove si porta intera la propria persona: negli ospedali, nelle scuole, nelle università, nelle piazze. Anticorpi possibili. Corpi anti, che non piaceranno né a Berlusconi né al Vaticano perché la libertà la vivono nel legame con l'altro, ma in un confronto alla pari: non affidandola a una comunità gerarchica tenuta insieme da una verità assoluta. Da qui comincia la resistenza, da dove circola un'altra esistenza, fatta di mutuo soccorso, di relazioni, di riconoscimento reciproco umano. Magari anche da Firenze. Ma c'è parecchio da fare, e non tantissimo tempo. I coordinatori: Andrea Bagni 329/1467867 Laura Bennati 347/5643182 |
Tavolo della sinistra- comunicato del 27 marzo 2009
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Comunicato Stampa
Oggetto: Tavolo della sinistra
La Sup ha ritenuto che le tre candidature proposte a sinistra, quella alternativa al PD di Renzi, fossero un disastro da evitare rispetto alla destra e a quella svolta clericale mediatica del partito democratico. Ci pareva indispensabile tentare di dare voce e rappresentanza a quella città che chiede equilibrio e spazio per le relazioni umane sul terreno dell'urbanistica, della tutela ambientale e della democrazia del territorio contro il desiderio bulimico di cemento dei soliti noti costruttori. Alla città che chiede una svolta sul piano dell'etica della politica e della laicità dello stato – cioè della libertà personale e del valore di quelle relazioni ravvicinate di fiducia fra le persone, che non può essere colonizzato da uno stato etico. Ci sembrava che un'alleanza con questo orizzonte di proposta e di trasformazione fosse un dovere morale. Come associazione abbiamo proposto di mettere intorno a un tavolo coloro – partiti, associazioni, singoli e singole, liste e forze politiche - che avevano avanzato proposte e idee per la sinistra a Firenze. C’erano molte differenze e anche molte diffidenze. Si trattava poi per noi di chiedere a tutti un passo indietro: di considerare le proprie candidature, più o meno formalmente avanzate, una risorsa che veniva messa a disposizione della coalizione. Ed è su questa che si scommetteva. L’idea di una unità nella pluralità, non un nuovo arcobaleno, ma un progetto di governo e un percorso comune. L'idea era di trovare qualcosa di più profondo, un'idea di città e di vita collettiva, di etica della politica e di urbanistica della democrazia, che desse senso alla coalizione. Come sono andate le cose? All'inizio è sembrato che le distanze non fossero insormontabili sui programmi. Su molte questioni concrete e spinose della città un accordo è stato trovato. E non solo decente: qualificato e significativo. Citiamo solo alcuni elementi: sottoattraversamento tav, inceneritore e questione dei rifiuti, Castello. Perfino sulla tramvia. Sembrava ci fosse la volontà politica di trovare un terreno comune di proposta per un’altra Firenze. Sembrava che l'esigenza di fare un passo avanti, dopo la candidatura di Renzi, per allargare la coalizione e rivolgersi a una città in cerca di rappresentanza fosse condiviso. Restava da trovare un nome per la candidatura a sindaco che non parlasse solo a noi soggetti seduti a quel tavolo, ma a tutta la città.
Qui le cose si sono fatte difficili , non solo per i personalismi . Esistevano progetti diversi che non si è riusciti a superare. Qualcuno aveva proposto il proprio nome in un'ottica anche unitaria, ma nel senso che mirava (legittimamente) ad accogliere le maggiori adesione possibili intorno alla propria candidatura. Altri avevano in mente un progetto politico radicato altrove rispetto all’idea di una coalizione ampia – dunque necessariamente disponibile alle mediazioni fra i diversi.. Altri ancora cercavano davvero un accordo che offrisse a partiti e identità forti uno spazio più largo per costruire relazioni senza perdere la propria specificità. C'è chi è stato più corretto e chi meno nel suo modo di stare seduto a quel tavolo, lavorando davvero soltanto per costruire la coalizione. Il punto è che di fronte alle difficoltà sul trovare una candidatura comune adeguata alcuni soggetti hanno scelto di ritornare al proprio progetto originario
Non era facile e non ce l'abbiamo fatta. Forse non era condivisa fino in fondo da alcuni/e quell'emergenza collettiva, per certi versi non solo politica ma civile, da cui si era partiti. Riteniamo anche grave che il mondo intellettuale fiorentino di fronte a questo importante tentativo di unire tutta la sinistra sia rimasto a guardare da fuori, senza alcuno slancio di generosità, rinunciando a svolgere un ruolo attivo e diretto a incidere in un processo che tanto bisogno aveva di un loro più concreto contributo.
Quello di cui siamo convinti è che sarebbe un segno di civiltà del fare politica se nessuno falsificasse la vicenda che si è vissuta parlando di tentativi di allargare democraticamente il confronto fuori delle chiuse stanze dove tutti gli altri volevano tenere segrete le trattative di vertice. Sono caricature e falsificazioni tutt'altro che nuove, vecchissime, che rischiano solo di avvelenare rapporti che dovrebbero restare aperti a un confronto decente e corretto anche per il futuro – che non finisce il 7 giugno. Ci sembra inoltre scorretto rendere pubblici i nomi delle persone contattate soltanto in modo personale e privato, o addirittura mai contattate, che mai sono entrati neanche al tavolo di discussione.
A tutti chiediamo rispetto e correttezza per l’impegno che come soggetto abbiamo messo a quel tavolo e chiediamo anche uno sforzo ulteriore per cercare ancora un possibile nuovo inizio per la sinistra fiorentina.
Associazione per una sinistra unita e plurale
I coordinatori: Andrea Bagni 3291467867 Laura Bennati 3475643182 |
Sulle candidature di Spini e De Zordo- 8 aprile 2009
Abbiamo partecipato in queste ultime settimane agli incontri che si sono svolti fra le diverse forze politiche fiorentine – partiti associazioni liste – per cercare di definire una candidatura unitaria a sinistra per la carica di sindaco della città. Abbiamo anzi fin dall'inizio cercato di offrire noi come associazione per una sinistra unita e plurale uno spazio in cui elaborare contenuti comuni, forme di confronto e consultazione della città, definizione di procedure e candidature. Non è andata benissimo. Forse abbiamo commesso anche noi molti errori, soprattutto nella considerazione dei tempi del confronto e delle proposte. Qualcuno si è sfilato dal tavolo prima (e presto), qualcuno dopo, altri sono rimasti e ci hanno provato fino alla fine. Ci sembra importante riconoscere ad alcuni soggetti questa correttezza e questo merito; gliene siamo stati grati e abbiamo continuato a dare il nostro contributo nella ricerca comune di un accordo unitario.
Adesso quel percorso arriva a una conclusione con la formalizzazione delle due candidature a sindaco di Ornella De Zordo e Valdo Spini: un po' paradossalmente (ma non sorprendentemente) due dei protagonisti che si sono sottratti a quella sede di discussone collettiva.
In queste settimane si è comunque arrivati, bene o male (e certo faticosamente) a due proposte che cercano di aggregare diverse componenti della sinistra: una più legata alle reti di cittadinanza attiva e alle vertenze territoriali, l'altra espressione di un accordo fra soggetti politici, associativi e di partito, della sinistra di Firenze.
Non tocca a noi fare una questione di nomi e non intendiamo negare gli aspetti positivi di questo esito – che ha comunque comportato un'elaborazione comune e in qualche misura realizzato una sorta di “riduzione del danno” rispetto al rischio di una proliferazione di candidature a sinistra e di una rottura ulteriore di rapporti civili di confronto.
Però non è questo l'esito per cui abbiamo lavorato. Non era questo il nostro progetto e non ci riconosciamo certo in questa conclusione.
Avevamo proposto una coalizione che avesse la caratteristica forte della pluralità e dell'unità. Che la candidatura uscisse da quel tavolo di confronto a partire da un passo indietro di quelle precedentemente più o meno formalizzate. Che ci si rivolgesse a quella parte larga (molto larga) di Firenze che si connotava per un'altra idea di città e per la sensibilità sul terreno dell'etica della politica (dopo la vicenda di Castello), per l'attaccamento ai valori della democrazia e della laicità. Temi che se non hanno proprio nulla a che fare con Berlusconi e Galli (o hanno molto a che fare, nel senso che lì sta il processo di distruzione spettacolare e plebiscitaria delle pratiche democratiche e della laicità dello stato), sono anche assai lontani dalla sottocultura populistico-clericale di Renzi. Avevamo sottolineato l'esistenza di una sorta di emergenza democratica nel nostro paese, il bisogno di una rifondazione radicale della politica all'altezza della crisi attuale della partecipazione, delle relazioni fra società e istituzioni. Non volevamo solo offrire un altro prodotto sullo scaffale delle scelte elettorali possibili, bensì dare vita a un processo che non si limitasse a razionalizzare l'offerta della rappresentanza, ma cominciasse a costruire nuove relazioni e spazi di confronto come luoghi pubblici di una nuova democrazia, nella quale fosse di nuovo possibile portare tutta intera la propria vita – non solo gettare una scheda in un'urna una volta ogni cinque anni.
Il progetto era ed è indubbiamente ambizioso, per non dire stratosferico rispetto al presente. Chiaro che siamo molto lontani dal realizzarlo. Chiaro anche che non tocca a noi adesso metterci fuori a guardare e giudicare dall'alto le insufficienze altrui. Abbiamo già detto, peraltro, che sono anche nostre quelle insufficienze e quegli errori. A noi tocca restare a disposizione, quasi in un'ottica di servizio, come luogo di elaborazione aperta e plurale di quei percorsi di rinnovamento della riflessione e della pratica della sinistra per i quali siamo nati.
Cercheremo dunque di mantenere aperti tutti i ponti possibili perché il dialogo comune della sinistra non si arresti. Lavoreremo sui nostri contenuti e con le nostre forme di democrazia, da subito, cercando di incalzare e interloquire con tutti i soggetti politici, le cittadine e i cittadini di Firenze, a partire dalle iniziative a cui stiamo lavorando su territorio e urbanistica, sulla laicità e contro il razzismo che sta dilagando con tutto il suo squallore etico e culturale nella vita politica italiana.
Perché abbiamo chiaro che la politica continua anche dopo giugno. E la vita pure.
24/3/09 La sinistra e le elezioni amministrative: ultimo giro di giostra
Ma ci sembrava che rendesse necessaria e urgente l'unità della sinistra fiorentina anche l'emergere di una candidatura come quella di Matteo Renzi, espressione chiara di una cultura della società e delle istituzioni priva di dimensione etica e politica; del tutto subalterna alla cultura populista che chiede a una cittadinanza passiva l'affidamento a un potere “forte”, dinamico e decisionista, che fa della città la risorsa economica offerta allo sfruttamento di un ceto di affaristi della modernizzazione. E riveste questa miseria politica del perbenismo bigotto dei valori clericali.
Adesso siamo per la sinistra fiorentina alla campanella dell'ultimo giro. All'ultimo giro di giostra.
Noi chiediamo a tutte le forze politiche che si sono impegnate in questi giorni nella ricerca di un accordo, di non mollare: perdere di vista l'esigenza di dare voce e rappresentanza a quella parte molto larga di Firenze che non si riconosce nello scenario di queste candidature calcistico-clericali fiorentine. Che chiede anche qualche segno – seppure timido e iniziale – di rinnovamento delle pratiche politiche. Vi chiediamo ancora di trovare un accordo unitario che apra un processo politico che possa trovare tempi e spazi per crescere nella città come esempio e sperimentazione di un'altra forma della democrazia. Che difenda il lavoro, la qualità umana e relazionale della città; che coinvolga la dimensione intera della vita delle donne e degli uomini di Firenze.
Il ripetersi di una molteplicità di candidature a sinistra, espressione di una frammentazione di sigle e simboli e persone, vi assicuriamo che non sarebbe un grande segnale per le fiorentine e i fiorentini. Qualcuno magari dirà che sarebbe un segno di chiarezza. Ma sarebbe chiaro solo che non ci siamo per niente: che non si ha la minima percezione delle emergenze che attraversano il nostro paese e la nostra città. Che si è perduta di nuovo un'occasione.
E ne abbiamo perdute già tante. Facciamo il possibile per non mancare anche questa.
Associazione per la sinistra unita e plurale
Laura Bennati
Andrea Bagni
26/02/2009 Per una Firenze democratica, laica, di sinistra
Per una Firenze democratica, laica, di sinistra
Incontri con forze organizzate della sinistra:
Sulla base delle indicazioni emerse dalla discussione degli ultimi due C.O. abbiamo incontrato le forze politiche organizzate a sinistra del PD presenti in questa città, vale a dire il gruppo che sostiene la candidatura di Valdo Spini, quello che ipotizza la candidatura di Ornella De Zordo, Rifondazione Comunista, i Verdi, La Sinistra e quella parte di SD che non vuole stare in una logica di subalternità al PD.
Abbiamo riscontrato la disponibilità al confronto da parte di Spini, Ornella e Rifondazione; i Verdi con la loro pubblica uscita contro Renzi hanno rafforzato l’ipotesi della costruzione di una coalizione a sinistra. Soltanto La Sinistra durante l’incontro non si è dichiarata disponibile a rompere con Renzi, anche se a livello assembleare sono molte le persone critiche che non ritengono di poter andare avanti nella strada dell'appoggio al vincitore delle primarie. In altri incontri in questo stesso periodo abbiamo avuto anche testimonianze dirette e una percezione ampia di un diffuso malumore anche tra gli elettori del PD che non guardano con favore al candidato sindaco del loro partito.
Candidatura a sindaco:
Tra i soggetti politici con cui ci siamo confrontati abbiamo di fatto 3 candidature a sindaco (anche se solo una formalizzata). Si tratta di persone di indubbio valore, ma in questione non è il loro valore, bensì la possibilità di raccogliere consensi anche al di là della somma delle aree di riferimento. In apparenza tutt’e tre si sono dette disponibili al confronto e alla messa in discussione della propria candidatura, anche se dobbiamo riconoscere che tra le tre candidature l’unica che chiaramente si è definita ‘a disposizione’, sia esprimendolo chiaramente nel doc uscito dal Comitato Provinciale sia con dichiarazioni sulla stampa è quella proposta da Rifondazione.
In questo momento, pur riconoscendo gli indubbi meriti dei tre, ci sembra che una condizione indispensabile per arrivare ad un confronto sereno sia una sospensione di queste candidature, che queste diventino una risorsa per l’intera sinistra, che siano cioè disponibili l'una nei confronti dell'altra, ma anche rispetto alle espressioni del movimento e della società(studenti, precari, lavoratori).
Per arrivare ad una candidatura forte dell’intera coalizione, in grado di costringere Renzi al ballottaggio, è necessario che ci sia una personalità accettata e riconosciuta da tutti i soggetti che della coalizione fanno parte e che abbia caratteristiche in grado di convincere anche l’elettorato non direttamente rappresentato dai soggetti coalizzati, ma che chiede una figura alternativa a Renzi.
Assemblea per definizione punti programmatici:
Per legare la coalizione, ed essere credibili davanti agli elettori, è indispensabile l’individuazione di punti programmatici chiari, realizzabili, che si presentino nella cornice di alla luce di una idea di città nella quale prevalgano i principi della tolleranza, della solidarietà, della trasparenza amministrativa, della partecipazione. Il primo passo di questo percorso per l’individuazione, il confronto e la condivisione di questi punti potrebbe essere un’assemblea, da tenersi entro il 15 marzo
appello per iniziativa 15 febbraio "Le risposte della sinistra alla crisi"
2 gennaio 2009
NON SIANO LAVORO E AMBIENTE A PAGARE LA CRISI
APRIRE LA STRADA AD UN’ALTERNATIVA E’ POSSIBILE E NECESSARIO
L’esplosione della crisi economica a livello mondiale conferma con drammatica evidenza i guasti ed i danni del neoliberismo, impostosi come “pensiero unico” dal tempo della Thatcher e di Reagan. La “globalizzazione” ha favorito le speculazioni, accentuato gli squilibri e le ingiustizie nel mondo ed all’interno dei singoli paesi. Oggi si sommano rallentamento dell’economia e crisi finanziaria; caduta degli investimenti e crescita della disoccupazione. Stanno apparendo ormai chiari i limiti culturali di una concezione “sviluppista” che ha creato enormi disuguaglianze; ha costretto intere popolazioni a migrare; ha alterato l’equilibrio dell’ecosistema planetario.
In Italia ad una limitata capacità innovativa dell’apparato produttivo, con un capitale più rivolto alla finanza che agli investimenti, si sono sommate la crescita di disuguaglianze economiche e sociali, l’aumento della povertà, l’esplodere dei localismi, la crescita della precarietà, l’indebolimento dei diritti. Tutto ciò ha portato ad una profonda crisi della politica, a rischi per la stessa tenuta democratica del Paese.
Per evitare che a pagare – come sempre – siano coloro che non hanno alcuna colpa, è necessario che la sinistra esca dalla afasia e recuperi una capacità di azione unitaria che si ponga al servizio della costruzione di un grande movimento all’altezza della crisi.
Noi che abbiamo dato vita alla manifestazione dell’11 ottobre con il convincimento che fosse necessario contribuire alla rimessa in moto di una opposizione politica e sociale, vediamo con grande soddisfazione e speranza la forte ripresa delle lotte sociali in tutta Italia: dal referendum di Vicenza alla mobilitazione per la ripubblicizzazione dell’acqua; dal movimenti in difesa della scuola pubblica alle lotte dei lavoratori pubblici e privati promosse dalla CGIL e da altre strutture sindacali, tra cui i sindacati di base, sino al recente sciopero generale, che ha aperto una vera e propria nuova fase di mobilitazione sociale. Queste mobilitazioni devono potersi intrecciare e congiungere in un grande progetto di cambiamento e di trasformazione dell’economia e della società.
Il documento che proponiamo non ha l’ambizione di offrire un’interpretazione della crisi, né vuole essere una piattaforma compiuta ma rappresenta un contributo per aprire la discussione. Vi dovranno essere momenti successivi nei quali, nel quadro di una diffusa iniziativa territoriale, gli obiettivi che ci proponiamo saranno approfonditi e precisati. Ora è importante avanzare delle proposte nella convinzione che, dentro la crisi, bisogna innanzitutto dare una risposta immediata agli uomini e alle donne che la subiscono con angoscia e preoccupazione.
E’ per questo che vorremmo che questo contributo fosse colto per quello che intende essere: un’occasione di confronto e di verifica della possibilità di costruire su concrete proposte una convergenza ampia a sinistra in grado di intervenire sull’emergenza ed aprire la strada ad orizzonti alternativi.
Contro la crisi una nuova politica europea ed un piano per la stabilità monetaria
A livello europeo la crisi finanziaria è sopraggiunta a contraddire l’orientamento della BCE – e di gran parte dei Governi europei – che fino a poco tempo fa consideravano l’inflazione il pericolo da contenere con una politica di alti tassi e soprattutto di compressione dei salari. Ora, invece, si interpreta la crisi come una fase di recessione dell’economia (ancora misurata esclusivamente sulla caduta del PIL) da fronteggiare con un aumento del deficit pubblico. Per questo viene meno la rigidità nel considerare inviolabili i vincoli del patto di Maastricht, in particolare per quanto riguarda il possibile superamento del deficit del 3%. E’ stato deciso dal Consiglio Europeo un piano di interventi di 200 miliardi di euro, per stimolare la domanda e gli investimenti, maggiori sussidi di disoccupazione e misure di assistenza sociale. Si tratta di misure minime dettate dall’urgenza della situazione che vede la crisi peggiorare e scaricarsi sui Paesi europei. E’ del tutto assente una scelta politica che rafforzi la coesione comunitaria contro la competizione tra gli Stati e che segni un cambiamento di impostazione delle politiche economiche e sociali. Per questo è importante il segnale che è venuto dal Parlamento Europeo con la bocciatura della direttiva che allungava l’orario di lavoro.
È ora necessaria una ripresa di iniziativa per una nuova politica europea, che dia finalmente valore alla costruzione comunitaria, proponendo soluzioni per le condizioni materiali di vita e per i diritti delle cittadine e dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori.
L’Unione Europea può essere l’area del mondo dove portare avanti in una prospettiva di pace un processo di riconversione delle produzioni e dei consumi, di creazione di nuove politiche di welfare universalistiche in grado di dare valore al lavoro di riproduzione della forza lavoro, di salvaguardia dell’ambiente. Ciò richiede una dialettica sociale e politica fondata su principi e pratiche democratiche, nella quale si valorizzi il conflitto sociale e possano misurarsi i diversi punti di vista generali corrispondenti ai differenti interessi, superando così la situazione degli ultimi decenni nei quali il capitale è stato assunto a paradigma fondamentale a cui tutto (lavoro e natura innanzitutto) doveva essere subordinato.
Una delle condizioni per sostenere questo processo è un piano per la stabilità monetaria. Esso va portato avanti in ogni sede internazionale per potere giungere alla convocazione di una conferenza mondiale sulle questioni finanziarie e monetarie, che abbia l’ambizione, come fu per la conferenza di Bretton Woods nel ’44, di porre le basi per un nuovo ordine economico internazionale. La crisi mondiale ha messo, infatti, in luce la totale inadeguatezza dei suoi organi di governo mondiali (come il Wto, il Fmi, La Banca mondiale) e la crisi dell’egemonia del dollaro e degli Stati Uniti sul piano economico. Il baricentro del capitalismo si sta spostando a Est. Se non vogliamo che ciò sia fattore di continue tensioni che possono sfociare in nuovi terribili conflitti distruttivi, bisogna prevedere una sede in cui, sotto l’egida dell’Onu, i Paesi si incontrino su un piano di parità per stabilire un nuovo sistema di cambi stabili, per limitare se non impedire le speculazioni finanziarie, per chiudere i paradisi fiscali, per decidere forme di tassazione dei movimenti di capitale e di intermediazione finanziaria, i cui proventi potrebbero alimentare un fondo per la difesa dell’ambiente e un modello di sviluppo non distruttivo per i Paesi del sud del mondo.
Contro la politica del governo italiano
La politica del Governo Italiano è caratterizzata da interventi socialmente discriminatori; da sottrazione di risorse al Mezzogiorno (aggravandone così la distanza dal resto e del Paese e dell’Europa); da un piano di investimenti in grandi opere che, oltre a essere non sostenibili dal punto di vista ambientale e spesso inutili, produrranno scarsi risultati occupazionali. Oggi servono, invece, interventi in grado di combinare qualità ambientale e creazione di nuovi posti di lavoro.
Ciò che manca in Italia è soprattutto una nuova politica industriale. Il governo persegue una linea di angusta protezione degli equilibri più arretrati dell’industria nazionale senza aprire una reale prospettiva di rinnovamento, come ha dimostrato la resistenza al piano di abbattimento dei gas serra proposto dalla U.E. Questa politica, sollecitata dalla Confindustria, dimostra l’incapacità delle classi dirigenti del paese ad affrontare i cronici problemi dell’innovazione che hanno reso debole la struttura produttiva e hanno provocato la continua perdita di competitività del nostro paese ben prima che le conseguenze della crisi finanziaria arrivassero fino a noi. Il piano deciso dal governo italiano di 80 miliardi è in sostanza la riproposizione di decisioni di spesa già assunte, facenti riferimento ai Fondi europei. La quantità diretta a sostenere le retribuzioni e gli investimenti è del tutto risibile e inefficace.
D’altro canto il solo aiuto alle banche non risolve il problema. In Italia in particolare si deve aggredire la crisi dal lato del lavoro (blocco dei licenziamenti, difesa dei salari e stabilizzazione dei rapporti di lavoro) e da quello della qualificazione del tessuto produttivo, puntando su settori tecnologicamente e socialmente innovativi; dando centralità alla questione della sostenibilità ambientale; affrontando la crisi di coesione del Paese che ha nel Mezzogiorno il suo punto cruciale per il sommarsi di problemi economici, sociali, politici, di funzionamento della P.A. con la questione criminale.
Difendere l’occupazione e valorizzare il lavoro
Le imprese stanno affrontando la crisi con un massiccio ricorso ai licenziamenti, cominciando dai più deboli: i lavoratori immigrati ed i precari. Occorre evitare che la crisi diventi un’occasione per riconfermare e rafforzare il modello che si è imposto negli ultimi decenni, fondato sul primato incontrastato e unilaterale dell’impresa e della subordinazione ad esso dei diritti e della funzione del lavoro.
Non c’è credibilità in nessun piano anti-crisi, che non sia anche l’occasione di una politica industriale tesa a trasformare e qualificare il nostro apparato produttivo, se non si assumono come condizioni:
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il blocco dei licenziamenti e delle interruzioni dei rapporti di lavoro precari, in vista di una loro progressiva stabilizzazione;
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la sospensione della Legge Bossi-Fini che in questo momento diverrebbe solo uno strumento di espulsione di extracomunitari che hanno perduto il lavoro;
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l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutto il mercato del lavoro, comprendendovi ogni tipo di precariato, nel quadro di una politica sociale universalistica ispirata all’obiettivo della piena occupazione e tesa a realizzare misure generali di sostegno al reddito per inoccupati e disoccupati .
Sono tutte richieste poste a base dello sciopero generale proclamato dalla CGIL il 12 dicembre e rilanciate negli scioperi e nelle manifestazioni territoriali e nazionali, generali e di categoria (a partire dagli appuntamenti fissati dalla Fiom e dalla Funzione Pubblica della Cgil), che hanno avuto luogo o si svolgeranno nelle prossime settimane. Sono gli stessi contenuti che saranno al centro della manifestazione nazionale che la CGIL ha indetto per il 4 aprile a Roma.
In questo quadro anche un maggior volume di credito bancario è necessario. Vanno attivate linee di accesso al credito sostenute e controllate dallo Stato e dalle Regioni per favorire le attività economiche create dai lavoratori che hanno perso il lavoro a seguito della chiusura delle loro aziende o di chi vuole costruirsi autonomamente un futuro in una fase di scarso assorbimento di manodopera.
Diventa urgente la definizione di un diverso e più favorevole regime fiscale per le “partite IVA” e le imprese fino a tre dipendenti. Serve un progetto di riforma dei mercati finanziari e del sistema bancario che stabilisca divieti precisi su prodotti finanziari rischiosi e offra garanzie per i risparmiatori.
Le misure che debbono accompagnare il blocco dei licenziamenti e la sospensione dell’interruzione dei rapporti di lavoro precari (cassa integrazione a rotazione, orari ridotti, contratti di solidarietà) non debbono contraddire la scelta di una netta e chiara inversione di tendenza nella distribuzione della ricchezza tra salari, profitti e rendite, che contrasti l’impoverimento dei redditi da lavoro e la inammissibile diffusione di retribuzioni minime al di sotto la soglia di povertà .
Contemporaneamente è necessario sviluppare un'iniziativa per un radicale cambiamento delle legislazione sul mercato del lavoro e sull'orario che porti all'eliminazione degli interventi legislativi che hanno determinato l'attuale situazione di flessibilità e precarietà.
Una svolta è necessaria anche nelle relazioni sindacali per quel che riguarda l’irresponsabilità delle imprese a fronte dei problemi occupazionali, lo svuotamento progressivo della contrattazione collettiva e del diritto del lavoro, il continuo ripetersi di accordi separati privi di validazione democratica da parte dei lavoratori e delle lavoratrici, il tentativo di collocare il sindacato in una dimensione cogestionale e neo-corporativa. Si pone il problema urgente di regole democratiche che rendano vincolante il parere dei lavoratori e delle lavoratrici su piattaforme e accordi sindacali.
Programmazione democratica e politiche fiscali
L’attuale offensiva del Presidente del Consiglio sull’ottimismo e sulla tenuta dei consumi privati, oltre a scontrarsi con una crescita delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito e l’impoverimento di fasce crescenti della popolazione anche lavorativa, non fa i conti con l’osservazione – ormai consolidata nella riflessione economica – che un Paese non si arricchisce per il semplice fatto che le persone sono indotte a spendere tutto il loro reddito in consumi correnti (che ha portato all’intreccio di acquisto di merci e di loro spreco tipico del consumismo), ma si arricchisce quando si è in presenza di una politica degli investimenti tesa a innovare le strutture produttive e il sistema dei servizi, a cominciare da quelli pubblici.
Interventi economici di questo tipo richiedono il superamento delle politiche neo-liberiste di de-regolazione e la ripresa dell’intervento pubblico in economia in un contesto di programmazione democratica. La graduazione degli interventi nel tempo e per priorità non deve rispondere a logiche di emergenza, ma ai problemi concreti dei territori e delle condizioni materiali di vita delle persone. Il primo e fondamentale, che tocca da vicino i lavoratori dipendenti come i piccoli risparmiatori, è la conferma dell’insicurezza e del rischio come elementi costituenti l’economia di mercato che solo l’intervento pubblico può affrontare con efficacia. L’azione per dare ruolo strategico all’intervento pubblico in economia e per la salvaguardia dei beni e dei servizi pubblici deve basarsi sopra l’ampliamento dell’iniziativa democratica dei cittadini, la riforma della politica ed il rafforzamento delle reti di sicurezza sociale.
Assumono un’importanza sociale ed economica una serie di misure di giustizia fiscale come la tassazione delle rendite finanziarie, una maggiore progressività per i redditi più alti e la restituzione del drenaggio fiscale per i redditi da lavoro e da pensione, la lotta all’elusione ed all’evasione fiscale che è di nuovo in aumento.
Scuola pubblica e Stato sociale
Condizione per il cambiamento del sistema di produzione e di consumo è il riconoscimento della qualità del lavoro e l’utilizzo a pieno delle capacità e delle competenze formate dalla scuola, dall’università e dai centri di ricerca.
L’altra faccia della perdita di efficienza del Paese è proprio l’impossibilità di entrare nel mercato del lavoro di tanti giovani, tra cui molte ragazze e moltissime donne, le cui competenze vengono negate e sottoutilizzare o malamente riconosciute nel circuito del precariato.
La crisi della scuola e dell’università - che nasce dall’appannamento nell’opinione pubblica nazionale della loro funzione di formazione dei cittadini e delle cittadine dotati di una cultura generale e di un pensiero critico che sia a fondamento della libertà delle scelte di ognuno e di ognuna – pregiudica la capacità di rispondere alle domande di mobilità sociale e riconoscimento professionale che l’istruzione di massa attiva. La questione sollevata dal movimento degli studenti e dei ricercatori non si risolve solo con provvedimenti di sostegno economico e può precipitare verso logiche meritocratiche (lesive del riconoscimento vero del merito), se non si accompagna a proposte di riconversione economica, sociale, ambientale che richiedono buona occupazione e valorizzazione dei saperi.
Alla base di una nuova idea di società sta la difesa e la qualificazione dello Stato sociale.
Il Governo, con il suo “Libro verde”, ha proposto un manifesto ideologico che disegna un arretramento delle tutele collettive per il lavoro; la privatizzazione dei servizi pubblici, la negazione dei diritti universali di cittadinanza e della soggettività delle donne. L’idea di fondo è che l’individuo (maschio e occidentale), con le sue forze e con il sostegno della famiglia o della comunità di appartenenza, deve farsi strada nel mondo, mentre al centro dell’economia sta l’impresa che scarica sulla società problemi determinati dalle sue scelte.
Su questa base si sta preparando una nuova aggressione al sistema sanitario ed a quello previdenziale, di cui la proposta di innalzare l’età pensionabile delle donne è il primo avviso.
Per la Sinistra il tema dei diritti, dell’inclusione sociale, del miglioramento delle reti dello Stato sociale deve avere come esclusivo riferimento l’art. 3 della Costituzione: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Alcune proposte per il cambiamento
Sulla base di questi orientamenti noi proponiamo:
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Un piano di riconversione per la sostenibilità ecologica dell’apparato produttivo – a cui finalizzare consistenti aiuti di Stato – ed un piano alternativo per l’energia basato sul rifiuto della scelta disastrosa del nucleare. È matura, tecnologicamente ed economicamente, una scelta a favore del risparmio energetico, dell’efficienza e delle energie rinnovabili. In questo modo è possibile e realistico puntare all’obiettivo di procurare al Paese gran parte dell’energia che gli è veramente necessaria.
Da politiche economiche in grado di risolvere i problemi ambientali e quelli relativi al futuro industriale del paese può venire un contributo decisivo alla soluzione dei drammatici problemi sociali che la crisi sta producendo. La lotta per il lavoro deve collegarsi ad un idea di politica industriale che metta al centro scelte di sistema, come nel caso della mobilità, a cui ricondurre i vari interventi sia di mobilità pubblica che individuale secondo piano intermodali, fuori da una idea di gerarchia e concorrenza tra i vari prodotti, all’interno della quale costruire anche la stessa prospettiva della nostra industria automobilistica.
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Un programma di manutenzione delle strutture pubbliche (dagli edifici scolastici al recupero edilizio, dalle reti idriche alla rete stradale e ferroviaria “minore”) e di messa in sicurezza del territorio (valorizzando le produzioni agricole locali oltre che la difesa delle risorse naturali, fermando l’ulteriore consumo di suolo).
Questa è la grande opera pubblica di cui ha bisogno il Paese, può attivare rapidamente un flusso di spesa consistente rivolta ad un esteso sistema di piccole imprese e richiede un consistente utilizzo di lavoro anche qualificato.
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Un programma per la individuazione e valorizzazione sociale dei beni comuni in un ambito di gestione e fruizione collettiva (servizi acquedottistici, servizi alla mobilità, residenza popolare, beni demaniali, patrimonio artistico e paesaggistico, formazione permanente, ecc.) da sottrarre alle logiche del mercato (che si sono dimostrate inefficienti e controproducenti esposte al rischio di speculazione finanziaria) a favore di un vero federalismo municipale
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Un piano di riqualificazione del lavoro pubblico, per migliorare i servizi, dando più spazio a figure professionali nuove. Il problema della P.A. è la presenza ancora eccessiva di figure professionali burocratiche e/o con compiti “riparativi” o “repressivi”. Il sistema sanitario, ancora centrato sull’ospedale, ne è la prova come lo sono gli interventi nelle periferie urbane, che enfatizzano solo la questione della “sicurezza”. Mancano (o sono mal utilizzate) le figure professionali “preventive” (l’assistente sociale, il maestro di strada, il geologo, l’urbanista, il “team” di professionisti della salute che fa prevenzione sul territorio o interviene a domicilio – si pensi alla condizione di tanti anziani ancora “istituzionalizzati” o lasciati alle famiglie e al mercato). La scelta di diminuire il numero delle e degli insegnanti, sacrificandoli sull’altare dei tagli di spesa (mentre servirebbe un piano di sviluppo dei servizi per l’infanzia e del tempo pieno e di una sua generalizzazione a tutto il Paese), è prova sufficiente dello stato di irresponsabilità del Governo a partire dalla sua campagna sui “fannulloni”. Questa campagna può essere arginata efficacemente se la difesa del salario e del posto di lavoro dei dipendenti pubblici si accompagna ad una riorganizzazione dei servizi in direzione delle esigenze dei lavoratori e dei cittadini utenti. Un buon funzionamento della P.A. è condizione essenziale per il buon governo e lo sviluppo del Mezzogiorno.
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Un progetto per il rilancio di una economia autenticamente mutualistica, cooperativa, indivisa, partecipata, noprofit. La pluralità delle forme economiche produttive e degli stili di consumo rappresentano una indispensabile forma di vitalità del sistema paese che va salvaguardata contro ogni “pensiero unico” del capitale e della burocrazia.
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Un piano per un’economia declinata secondo una prospettiva di genere, a partire dal riconoscimento dei bisogni e dei desideri delle donne di autonomia economica e di presenza nel lavoro. Si è visto infatti, come questi obiettivi si possano garantire solo attraverso una differenziazione delle condizioni di accesso, di svolgimento, di garanzie nella formazione, nel lavoro, nel credito, e nella costante attività di lotta alle discriminazioni. Una revisione delle attuali strumentazioni per le politiche di genere al fine di incrementarne l’efficacia è dunque necessaria. Ad esempio e in prima battuta vanno ripristinate le condizioni volontarie e reversibili del part-time, anche in un’ottica di più equa ripartizione dei carichi di lavoro all’interno della famiglia, che si può perseguire prevedendo più fondi per le politiche di conciliazione. Va ripristinata la legge che tutela dal licenziamento le lavoratrici in caso di maternità e vanno ripristinati i fondi per i centri anti-violenza contro le donne. E’ inoltre necessario uno specifico programma per la crescita dell’occupazione delle donne nelle aree meridionali e per ridurre la fase di precarietà delle giovani .
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Un progetto per l’innovazione, che sostenga la diffusione delle nuove tecnologie nella produzione e nei servizi secondo modelli organizzativi concordati e partecipati, che valorizzino la qualità del lavoro, che superino il divario nel territorio, tra Nord e Sud, tra metropoli e piccoli centri urbani.
Il deficit tecnologico del nostro Paese è ancora collegato all’acquisto di brevetti e sistemi soprattutto dagli USA (in particolare da Microsoft). La diffusione di sistemi “open source” nella P.A. come nelle aziende privare non solo è utile alla nostra bilancia dei pagamenti, ma può mettere al lavoro una rete di università, piccole imprese innovative, “software houses”, consulenti e ricercatori singoli ed associali diffusamente presente nel nostro Paese.
In questa crisi la sinistra deve porsi l’obiettivo di costituire il principale punto di riferimento del mondo del lavoro e di tutti coloro che sono esposti più di altri ai suoi effetti. La convergenza unitaria di tutte le forze di sinistra su proposte comuni attraverso cui affrontare la situazione attuale deve costituire un primo passo. A questo bisogna far seguire la mobilitazione di tutte le energie intellettuali e sociali disponibili, di una vera e propria rete di forze e di competenze capaci di dar vita a un dialogo e a un confronto, basato sul rispetto delle reciproche autonomie, con il mondo sindacale che oggi stenta a trovare interlocutori politici all’altezza delle domande e dei bisogni di questa difficile fase della vita del Paese e del mondo intero.
Maurizio Acerbo, Vittorio Agnoletto, Francesco Agresti, Mario Agostinelli, Fabio Amato, Denise Amerini, Alessio Ammannati, Franco Argada, Andrea Bagni, Carlo Baldini, Fulvia Bandoli, Paola Barassi, Imma Barbarossa, Vittorio Bardi, Laura Bennati, Nerina Benuzzi, Enzo Bernardo, Maddalena Berrino, Luciano Berselli, Moreno Biagioni, Maria Luisa Boccia, Ugo Boghetta, Elio Bonfanti, Giacinto Botti, Alberto Bozzi, Massimo Brancato, Augustin Breda, Maurizio Brotini, Antonio Bruno, Roberto Buonamici, Paolo Cacciari, Giovanni Cadioli, Sebastiano Calleri, Maria Campese, Maria Grazia Campus, Elena Canali, Silvio Canapè, Giovanni Capuzzi, Giuseppe Cappella, Giorgio Carnicella, Aldo Carra, Wilma Casavecchia, Sergio Caserta, Antonio Castronovi, Francesca Cavalocchi, Giuseppe Chiarante, Giampiero Ciabotti, Bruno Ceccarelli, Paolo Cento, Clara Centrella, Cesare Chiazza, Stefano Ciccone, Vincenzo Cilia, Paolo Ciofi, Neno Coldagelli, Silvana Dameri, Roberto D'Andrea, Ferruccio Danini, Elettra Deiana, Marinara De Biase, Jose Luis Del Roio, Loredana De Petris, Titti Di Salvo, Piero Di Siena, Angela Di Tommaso, Monica Donini, Erminia Emprin, Giorgio Fabozzi, Stefano Falcinelli, Roberta Fantozzi, Luigi Ferrajoli, Nino Ferraiuolo, Ciccio Ferrara, Riccardo Ferraro, Paola Festari, Pietro Folena, Francesco Fontanelli, Eleonora Forenza, Loredana Fraleone, Francesco Francescaglia, Umberto Franchi, Matteo Gaddi, Rina Gagliardi, Domenico Gallo, Francesco Garibaldo, Aldo Garzia, Rocco Giacomino, Alfonso Gianni, Sergio Giardina, Marco Giatti, Paul Ginsborg, Franco Giordano, Fabio Giovannini, Chiara Giunti, Elena Giusti, Alfiero Grandi, Claudio Grassi, Rita Guglielmetti, Massimo Ilardi, Donatella Ingrill, Renato Kneipp, Beniamino Lami, Jacopo Landi, Antonio Lareno, Rita Lavaggi, Antonio Lavorato, Betty Leone, Piero Leonesio, Carlo Leoni, Orazio Licandro, Mirko Lombardi, Carlo Lucchesi, Merida Madeo, Dora Maffezzoli, Alessandra Maltoni, Angela Mancuso, Ramon Mantovani, Roberto Mapelli, Laura Marchetti, Giulio Martucci, StefanoMaruca, Graziella Mascia, Benedetto Massimo, Ugo Mattei, Gianni Mattioli, Corrado Mauceri, Giorgio Mele, Lidia Menapace, Paolo Menichetti, Antonello Miccoli, Gennaro Migliore, Luciano Mignoli, Giovanni Milano, Pietro Milazzo, Gianni Mininni, Sergio Miramao, Massimo Misiti, Emilio Molinari, Siliano Mollitti, Andrea Montagni, Marco Montemegni, Sandro Morelli, Corrado Morgia, Roberto Mustacchio, Amanda Musco, Gianni Naggi ,Andrea Nardoni, Marisa Nicchi, Nicola Nicolosi, Alfio Nicotra, Luigi Nieri, Franco Ottaviano, Costantino Pacioni, Nadia Pagano, Manuela Palermi, Grazia Paoletti, Gianni Palumbo, Nello Patta, Gianluigi Pegolo, Verio Perna, Franca Peroni, Ciro Pesacane, Anna Picciolini, Elisabetta Piccolotti, Giuseppe Pierino, Francesco Piobbichi, Silvana Pisa, Adriano Podestà, Giovannella Podestà, Bianca Pomeranzi, Mimmo Porcaro, Luciano Pregnolato, Giovanni Prezioso, Matilde Provera, Rosa Rinaldi, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Riviello, Augusto Rocchi, Domenico Ronca, Rossano Rossi, Giancarlo Saccoman, Francesco Saccomanno, Mario Sai, Raffaele K. Salinari, Pier Paolo Salvarani, Ersilia Salvato, Cesare Salvi, Bia Sarasini, Vittorio Sartogo, Francesco Scacciati, Laura Scalia, Maurizio Scarpa, Giacomo Schettini, Patrizia Sentinelli, Luigi Servo, Luisa Severi, Monica Sgherri, Adriano Sgrò, Massimiliano Smeriglio, Tommaso Sodano, Pier Luigi Sorti, Carlo Spagnolo, Giovanni Russo Spena, Claudio Stacchino, Donato Stefanelli, Giuseppe Sunseri, Walter Tacchinardi, Luigi Tamborrino, Salvatore Tassinari, Patrizio Tonon, Massimo Torelli, Aldo Tortorella, Sergio Tosini, Carmela Vella, Bruno Veneziani, Jacopo Venier, Luigi Vinci, Giuseppe Vittonati, Sergio Zampini, Katia Zanotti, Angelo Zola,
appello per iniziativa 15 febbraio "Le risposte della sinistra alla crisi"- primi firmatari
Maurizio Acerbo, Vittorio Agnoletto, Francesco Agresti, Mario Agostinelli, Fabio Amato, Denise Amerini, Alessio Ammannati, Franco Argada, Andrea Bagni, Carlo Baldini, Fulvia Bandoli, Paola Barassi, Imma Barbarossa, Vittorio Bardi, Laura Bennati, Nerina Benuzzi, Enzo Bernardo, Maddalena Berrino, Luciano Berselli, Moreno Biagioni, Maria Luisa Boccia, Ugo Boghetta, Elio Bonfanti, Giacinto Botti, Alberto Bozzi, Massimo Brancato, Augustin Breda, Maurizio Brotini, Antonio Bruno, Roberto Buonamici, Paolo Cacciari, Giovanni Cadioli, Sebastiano Calleri, Maria Campese, Maria Grazia Campus, Elena Canali, Silvio Canapè, Giovanni Capuzzi, Giuseppe Cappella, Giorgio Carnicella, Aldo Carra, Wilma Casavecchia, Sergio Caserta, Antonio Castronovi, Francesca Cavalocchi, Giuseppe Chiarante, Giampiero Ciabotti, Bruno Ceccarelli, Paolo Cento, Clara Centrella, Cesare Chiazza, Stefano Ciccone, Vincenzo Cilia, Paolo Ciofi, Neno Coldagelli, Silvana Dameri, Roberto D'Andrea, Ferruccio Danini, Elettra Deiana, Marinara De Biase, Jose Luis Del Roio, Loredana De Petris, Titti Di Salvo, Piero Di Siena, Angela Di Tommaso, Monica Donini, Erminia Emprin, Giorgio Fabozzi, Stefano Falcinelli, Roberta Fantozzi, Luigi Ferrajoli, Nino Ferraiuolo, Ciccio Ferrara, Riccardo Ferraro, Paola Festari, Pietro Folena, Francesco Fontanelli, Eleonora Forenza, Loredana Fraleone, Francesco Francescaglia, Umberto Franchi, Matteo Gaddi, Rina Gagliardi, Domenico Gallo, Francesco Garibaldo, Aldo Garzia, Rocco Giacomino, Alfonso Gianni, Sergio Giardina, Marco Giatti, Paul Ginsborg, Franco Giordano, Fabio Giovannini, Chiara Giunti, Elena Giusti, Alfiero Grandi, Claudio Grassi, Rita Guglielmetti, Massimo Ilardi, Donatella Ingrill, Renato Kneipp, Beniamino Lami, Jacopo Landi, Antonio Lareno, Rita Lavaggi, Antonio Lavorato, Betty Leone, Piero Leonesio, Carlo Leoni, Orazio Licandro, Mirko Lombardi, Carlo Lucchesi, Merida Madeo, Dora Maffezzoli, Alessandra Maltoni, Angela Mancuso, Ramon Mantovani, Roberto Mapelli, Laura Marchetti, Giulio Martucci, StefanoMaruca, Graziella Mascia, Benedetto Massimo, Ugo Mattei, Gianni Mattioli, Corrado Mauceri, Giorgio Mele, Lidia Menapace, Paolo Menichetti, Antonello Miccoli, Gennaro Migliore, Luciano Mignoli, Giovanni Milano, Pietro Milazzo, Gianni Mininni, Sergio Miramao, Massimo Misiti, Emilio Molinari, Siliano Mollitti, Andrea Montagni, Marco Montemegni, Sandro Morelli, Corrado Morgia, Roberto Mustacchio, Amanda Musco, Gianni Naggi ,Andrea Nardoni, Marisa Nicchi, Nicola Nicolosi, Alfio Nicotra, Luigi Nieri, Franco Ottaviano, Costantino Pacioni, Nadia Pagano, Manuela Palermi, Grazia Paoletti, Gianni Palumbo, Nello Patta, Gianluigi Pegolo, Verio Perna, Franca Peroni, Ciro Pesacane, Anna Picciolini, Elisabetta Piccolotti, Giuseppe Pierino, Francesco Piobbichi, Silvana Pisa, Adriano Podestà, Giovannella Podestà, Bianca Pomeranzi, Mimmo Porcaro, Luciano Pregnolato, Giovanni Prezioso, Matilde Provera, Rosa Rinaldi, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Riviello, Augusto Rocchi, Domenico Ronca, Rossano Rossi, Giancarlo Saccoman, Francesco Saccomanno, Mario Sai, Raffaele K. Salinari, Pier Paolo Salvarani, Ersilia Salvato, Cesare Salvi, Bia Sarasini, Vittorio Sartogo, Francesco Scacciati, Laura Scalia, Maurizio Scarpa, Giacomo Schettini, Patrizia Sentinelli, Luigi Servo, Luisa Severi, Monica Sgherri, Adriano Sgrò, Massimiliano Smeriglio, Tommaso Sodano, Pier Luigi Sorti, Carlo Spagnolo, Giovanni Russo Spena, Claudio Stacchino, Donato Stefanelli, Giuseppe Sunseri, Walter Tacchinardi, Luigi Tamborrino, Salvatore Tassinari, Patrizio Tonon, Massimo Torelli, Aldo Tortorella, Sergio Tosini, Carmela Vella, Bruno Veneziani, Jacopo Venier, Luigi Vinci, Giuseppe Vittonati, Sergio Zampini, Katia Zanotti, Angelo Zola,
Etica e politica- dibattito 29 gennaio
Sms di Rifredi, via Vittorio Emanuele 303, Firenze
Sandra Bonsanti
Paul Ginsborg
Enzo Mazzi
Libertà e Giustizia
Associazione X una Sinistra Unita e Plurale di Firenze
Sulle primarie a Firenze
Noi della associazione per la sinistra unita e plurale la sentiamo forte l'esigenza di trovare modalità diverse della pratica politica e della rappresentanza. Spazi e forme di discorso che diano voce a chi non ce l'ha, non ce l'ha più o non l'ha mai avuta. Donne e uomini, ragazze e ragazzi, che vivono tutti i giorni politicamente la loro esistenza, nelle relazioni che costruiscono nelle scuole e nelle università, nei luoghi di lavoro sempre più precari – ma sono lontani anni luce dai linguaggi e dai rituali della politica istituzionale, divenuta un mondo separato, abitato da un ceto di professionisti addetti ai lavori (o agli affari) così avvitati su se stessi che non si capiscono più nemmeno fra loro.
Nella ricerca di forme nuove del fare politica collettivamente le primarie possono essere uno strumento utile, capace di coinvolgere un'area vasta della cittadinanza oltre le anguste stanze di partito, in un'epoca in cui le appartenenze e le identità sono molto più fluide, incerte, e la comunicazione circola per via elettronica, nelle reti informali e informatiche. Ma allora dovrebbero essere il risultato di una discussione larga su contenuti e progetti – non solo sui nomi; e dovrebbero legarsi a una crescita degli spazi pubblici di confronto e elaborazione, non ridursi all'offerta di un banale prodotto commerciale sugli scaffali soliti della macchina mediatica. Dovrebbero essere insomma un momento di democrazia nuova e partecipata, legata al territorio e a chi lo vive, non un altro incentivo alla personalizzazione della politica e alla passività della delega.
Noi della sinistra unita e plurale avevamo proposto alla sinistra fiorentina un altro percorso di elaborazione dei contenuti, diffuso nei territori attraverso laboratori collettivi; e un altra procedura, partecipata, modello una testa un voto, per prendere le decisioni riguardo le alleanze e la rappresentanza. Abbiamo chiesto ai partiti della sinistra di stare in questo spazio allargato, che era guadagno di senso e di relazioni sociali più ampie. Senza alleanze o chiusure pregiudiziali; senza programmi elaborati da gruppi ristretti, da offrire poi alle masse. Non ci sono più quelle masse. Quello che occorre sono spazi nuovi della vita pubblica, una democrazia all'altezza del disastro provocato dal berlusconismo, dalla precarizzazione della vita, dalla disgregazione sociale.
Queste primarie, con Cioni o senza, con Renzi o senza, non ci riguardano. Non è per nulla una questione di nomi ma di cultura politica e pratiche effettive. Nel dibattito che attraversa il PD la città è il trampolino su cui salire o la base verso cui abbassarsi – non la polis ricca di desideri e competenze da ricostruire come tessuto politico di relazioni sociali.
Noi continueremo a tentare la pratica di un'altra politica, a partire da una svolta radicale di natura etica. La città è di chi la vive e la ama, non di chi la usa (e deturpa)per speculazioni e rendite. Nei prossimi mesi lavoreremo proponendo contenuti e luoghi di confronto per tenere aperta questa possibilità di altre relazioni politiche, unitarie e di sinistra. E siamo aperti a tutti coloro che non hanno perduto la speranza di poter costruire a Firenze esperienze nuove e importanti di vita collettiva. Per i prossimi mesi, e per il futuro. Soprattutto per il futuro.
Associazione per la sinistra unita e plurale di Firenze
appuntamenti settimana 19 - 25 gennaio
GIOVEDì 22 gennaio ore 21.15 circolo Porte Nuove COMITATO OPERATIVO
Appello "Per Firenze, città etica"
PER FIRMARE: vai sul sito: http://firmiamo.it/perfirenzecittaetica
Firenze è stata la città del Social Forum, una città aperta e accogliente.
Prima ancora è stata una città cosmopolita capace di sperimentare pratiche
sociali innovative e rispettose delle diversità; una città che si è battuta
per la promozione dei diritti dei suoi cittadini e dei migranti che ha
accolto. Una città capace con la sua storia e con la sua gente di svolgere
una funzione educativa e quindi, poiché l'etica è parte essenziale di ogni
educazione, Firenze è stata una città etica. Noi crediamo che nella sua
anima lo sia ancora.
Lo crediamo nonostante l'immagine che viene fuori dagli ultimi avvenimenti
legati alle vicende della piana di Castello. Può darsi non ci sia niente di
"penalmente rilevante". Può darsi che la creazione di un parco a Castello
non sia la migliore soluzione. Che il "popolo" chieda solo sport, spettacolo
e centri commerciali. Può darsi che sia normale trattare per telefono con
costruttori e proprietari come fossero amici d'infanzia o colleghi d'affari.
Può darsi che si faccia da molto tempo così.
Però non si può continuare in questo modo. Non si può, a meno che non si
voglia definitivamente distruggere una qualunque idea decente di politica:
anche solo l'idea di amministrazione come cura della polis e del bene
collettivo. In queste vicende emerge chiara una filosofia del potere che è
caratterizzata dalla gestione privatistica e clientelare della cosa
pubblica. Può darsi che i profili di illegalità siano evanescenti. I
protagonisti delle intercettazioni che abbiamo letto sembrano peraltro ben
consapevoli di muoversi su un terreno border-line: ai limiti, ma forse non
oltre una formale legalità. Ma il punto è che sono fuori da quella
dimensione etica del fare politica che dovrebbe essere alla base di una
gestione amministrativa trasparente e condivisa della cosa pubblica; lontani
anni luce dall'idea di governare la città nell'interesse della città,
nell'interesse
di coloro che ci vivono oggi e di chi ci vivrà domani.
Si tratta di cambiare radicalmente la grammatica della politica. Occorre un
progetto che riconosca come Firenze sia straordinariamente ricca di
competenze e di relazioni, di creatività, di conoscenze in grado di produrre
pensiero e pratiche di governo. Anche di autorappresentarsi. La forma e la
pratica della democrazia e del governo devono aprirsi alla partecipazione
collettiva, unico vero argine al clientelismo. Occorre imporre la massima
trasparenza dell'amministrazione; garantire la correttezza delle
attribuzioni di incarichi e consulenze sulla base di concorsi e graduatorie
chiare e rigorose; impedire l'accumularsi di attribuzioni, partecipazioni e
doppi incarichi istituzionali e in società private, con poche persone e
tante parti da recitare in commedia. Occorre soprattutto che non sia
possibile permanere a vita in ruoli istituzionali e di partito: che sia
abolito quel professionismo della politica che la fa diventare identità,
potere e reddito, confondendo controllori e controllati.
Chiediamo alla città, al suo corpo sociale, ai suoi cittadini, alle sue
associazioni e alla sua classe politica una reazione, un gesto
d'indignazione
profonda, una volontà di rinascita. La questione etica deve essere il punto
di partenza perché la politica sia portatrice di una proposta alternativa,
perché il rapporto fra istituzioni e città passi attraverso il
coinvolgimento di tutti e tutte, perché la legge ritrovi la sua funzione di
garanzia dei diritti, nella prospettiva del loro allargamento.
Vogliamo ripartire da qui, da Firenze, per proporre una politica nuova, che
sappia incanalare i singoli interessi in interessi comuni. Con nuove regole
di trasparenza, partecipazione e controllo da parte della cittadinanza.
Firenze è un bene comune, di tutti coloro che ci vivono, ci lavorano e la
amano. Chiediamo che torni ad aprirsi ai loro sogni e alla loro umanità.
A chi firmerà questo appello e a coloro che non lo condividono, ma
riconoscono l'importanza in questo momento di un ampio dibattito su questi
temi, proponiamo un appuntamento a gennaio, per discuterne insieme.
Primi firmatari: Andrea Bagni, Mara Baronti, Laura Bennati, Moreno Biagioni,
Antonio Brancasi, Maurizio Brotini, Maria Grazia Campus, Giuliano Capecchi,
Francesca Cavarocchi, Salvatore Cingari, Vezio De Lucia, Maurizio De Zordo,
Tommaso Fattori, Luigi Ferraioli, Mercedes Frias, Domenico Gallo, Paul
Ginsborg, Chiara Giunti, Francesco Indovina, Jacopo Landi, Alessandro
Margara, Miriam Massai, Corrado Mauceri, Enzo Mazzi, Siliano Mollitti,
Cinzia Niccolai, Luisa Petrucci, Anna Picciolini, Graziella Rumer Mori, Ayse
Saracgil, Salvatore Tassinari, Massimo Torelli, Danilo Zolo
4- 5 a Firenze: tutti i materiali
Chi siamo
LA SINISTRA DELL'UNIONE
Il bisogno dell'unità, la difficoltà di realizzarla
Il governo dell'Unione sta muovendo i primi passi.
La strada da percorrere è difficile e impegnativa: si tratta di governare in maniera efficace e condivisa, conquistando la stabilità non con alchimie e formule astruse, bensì dispiegando politiche improntate alla partecipazione, alla solidarietà e alla coesione sociale.
La speranza che si è aperta nel paese è grande: dopo avere battuto le destre e il suo leader Berlusconi, è fondamentale sconfiggere il berlusconismo. Questo è possibile sviluppando il lavoro e la coesione della Sinistra, per caratterizzare l'Unione tutta e sostenere la realizzazione del programma, senza arretramenti né tentennamenti.
L'Unione è animata da nuovi processi aggregativi. Il progetto di Partito Democratico è in formazione. A sinistra è necessario costruire un forte polo unitario che si riconosca nel popolo della pace, dei diritti, della solidarietà, della cittadinanza, dell'ambiente, del lavoro, della scuola. A partire da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, da sinistra DS e Verdi, e dalle moltissime espressioni della società civile, vogliamo misurarci in una battaglia paziente e tenace per unire le nostre forze.
Noi, donne e uomini attivi nella società toscana, vogliamo contribuire a questo obiettivo, non delegando a nessuno tempi e modalità. A partire dalla Toscana vogliamo sperimentare la costruzione dell'unità a sinistra, senza pretese di egemonia, con la determinazione di dare un contributo significativo al quadro politico nazionale.
Silvia Alessandri, Andrea Bagni, Beppe Bagni, Vania Bagni, Beppe Banchi, Fiammetta Benati, Moreno Biagioni, Duccio Braccaloni, Marco Capecchi, Gianluca Cerrina, Sergio Costalli, Maurizio De Santis, Ornella De Zordo, Maurizio De Zordo, Tommaso Fattori, Luca Fini, Francesca Foti, Francesco Francisci, Anna Carola Freschi, Paolo Gaccione, Giovanni Galanti, Donatella Gavarini, John Gilbert, Paul Ginsborg, Chiara Giunti, Tommaso Grassi,
Carlo Lucchesi, Cristiano Lucchi, Mario Lupi, Alessandro Margaglio, Corrado Mauceri,
Siliano Mollitti, Mario Monforte, Andrea Montagni, Marco Montemagni, Valeria Nardi,
Anna Nocentini, Sara Nocentini, Giancarlo Paba, Roberto Passini, Luca Pettini, Giorgio Pizziolo, Paola Pugliatti, Luca Ragazzo, Mauro Romanelli, Marcello Rossi, Nicola Rotondaro,
Carmen Russo, Ayse Saracgil, Monica Sgherri, Claudio Tamburini, Sandro Targetti,
Massimo Torelli, Giovanni Varrasi, Cristina Volpini, Marta Zanieri