Emilio Molinari-messaggio
Firenze 19 aprile.
Care compagne e cari compagni, mi è impossibile partecipare a questa
prima riflessione a caldo sugli eventi elettorali e mi spiace perché
il movimento dell'acqua con tutte le difficoltà è l'unico che ha
intrecciato un rapporto con questa Sinistra.
Sono convinto che la riflessione è solo all'inizio, che dovremmo darci
altri appuntamenti e a freddo dalle emozioni di queste ore.
Il disastro è di tali dimensioni, da chiamare tutti a rivedere le
proprie "abitudini"di pensiero, i ritardi, la pigrizia, con i quali da
troppo tempo la realtà viene affrontata e definiti i contenuti e le
priorità della politica, anche da noi non solo dai partiti.
Da troppo tempo discutiamo senza trarne le dovute conseguenze dei
cambiamenti epocali che la globalizzazione determina nel pianeta e
nelle persone: il rapido esaurirsi delle risorse fondamentali per la
vita, il loro mercificarsi, lo scontro per assicurarsele, la guerra e
i conflitti che induce, la sparizione di ogni idea di bene comune, le
privatizzazioni, il rompersi di ogni legame sociale che determinano,
la privatizzazione della politica e delle istituzioni, e di converso:
il diritto umano, il bene comune, il territorio, la comunità, la
partecipazione, l'economia pubblica, non come un linguaggio virtuale,
ma come un contenuto politico su cui decidere nelle istituzione, ma
anche tra noi, in quei Forum Sociali che non decidono mai nulla ecc..
Ma questi contenuti non sono la nuova dimensione della politica.
Al massimo sono da aggiungere ad una lista di richieste, il pensiero
politico e la priorità, restano mutuati da "immutabili memorie"o
definiti in relazione al "sentire" dei compagni vicini e restituiti
nel linguaggio che piace loro sentire.
Ma oggi, il compito va ben oltre il "sentire" dei compagni, oltre al
necessario sentire della gente, il compito è quello di costruire un
nuovo senso comune di massa.
Qui sta il limite dei partiti della Sinistra Arcobaleno.
Possiamo discutere sul modo con il quale è stata nel governo, o se
bisogna essere più comunisti o socialisti, o di sinistra o più
radicali, ma sono convinto che il problema è quello di essere diversi.
Fuori dai paradigmi del 900 portandovi però la memoria, dentro invece
la nuova dimensione della crisi delle risorse, dell'acqua, dell'aria
del cibo, della mercificazione vita e della crisi democrazia.
Questo mi aspetto dai partiti e da tutti noi; passi in avanti nel
percorso unitario e passi in avanti politici nella necessaria
trasformazione.
Ritorni indietro, chiusure identitarie, sono una rovina e forse lo
sono anche forzature che liquidano troppo facilmente il travaglio di
queste ore di migliaia di militanti di partito.
Una cosa però è certa: il percorso è a più voci e i partiti devono
capire che la voce dei movimenti è ineludibile, è un soggetto della
costruzione, paritario e centrale nella formazione di un nuovo
pensiero politico.
E credo che anche i movimenti abbiano qualcosa da ripensare: ovvero
che la politica non si riassume tutta in loro stessi, che devono porsi
il compito straordinario di rifondare la politica e il rapporto con le
istituzioni.
Inviterei a questo proposito i compagni a soffermarsi un attimo e
valutare la storia del movimento dell'acqua in Italia e nel mondo, il
suo conseguire risultati, produrre politica, nuovi paradigmi e al
contempo sperimentare rapporti non strumentali con la politica stessa,
con i tempi della sua trasformazione e con la mediazione
istituzionale.
Ecco forse possiamo trovarvi qualche traccia per il prossimo cammino
di tutti noi.
Emilio Molinari
Presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull'Acqua.
Care compagne e cari compagni, mi è impossibile partecipare a questa
prima riflessione a caldo sugli eventi elettorali e mi spiace perché
il movimento dell'acqua con tutte le difficoltà è l'unico che ha
intrecciato un rapporto con questa Sinistra.
Sono convinto che la riflessione è solo all'inizio, che dovremmo darci
altri appuntamenti e a freddo dalle emozioni di queste ore.
Il disastro è di tali dimensioni, da chiamare tutti a rivedere le
proprie "abitudini"di pensiero, i ritardi, la pigrizia, con i quali da
troppo tempo la realtà viene affrontata e definiti i contenuti e le
priorità della politica, anche da noi non solo dai partiti.
Da troppo tempo discutiamo senza trarne le dovute conseguenze dei
cambiamenti epocali che la globalizzazione determina nel pianeta e
nelle persone: il rapido esaurirsi delle risorse fondamentali per la
vita, il loro mercificarsi, lo scontro per assicurarsele, la guerra e
i conflitti che induce, la sparizione di ogni idea di bene comune, le
privatizzazioni, il rompersi di ogni legame sociale che determinano,
la privatizzazione della politica e delle istituzioni, e di converso:
il diritto umano, il bene comune, il territorio, la comunità, la
partecipazione, l'economia pubblica, non come un linguaggio virtuale,
ma come un contenuto politico su cui decidere nelle istituzione, ma
anche tra noi, in quei Forum Sociali che non decidono mai nulla ecc..
Ma questi contenuti non sono la nuova dimensione della politica.
Al massimo sono da aggiungere ad una lista di richieste, il pensiero
politico e la priorità, restano mutuati da "immutabili memorie"o
definiti in relazione al "sentire" dei compagni vicini e restituiti
nel linguaggio che piace loro sentire.
Ma oggi, il compito va ben oltre il "sentire" dei compagni, oltre al
necessario sentire della gente, il compito è quello di costruire un
nuovo senso comune di massa.
Qui sta il limite dei partiti della Sinistra Arcobaleno.
Possiamo discutere sul modo con il quale è stata nel governo, o se
bisogna essere più comunisti o socialisti, o di sinistra o più
radicali, ma sono convinto che il problema è quello di essere diversi.
Fuori dai paradigmi del 900 portandovi però la memoria, dentro invece
la nuova dimensione della crisi delle risorse, dell'acqua, dell'aria
del cibo, della mercificazione vita e della crisi democrazia.
Questo mi aspetto dai partiti e da tutti noi; passi in avanti nel
percorso unitario e passi in avanti politici nella necessaria
trasformazione.
Ritorni indietro, chiusure identitarie, sono una rovina e forse lo
sono anche forzature che liquidano troppo facilmente il travaglio di
queste ore di migliaia di militanti di partito.
Una cosa però è certa: il percorso è a più voci e i partiti devono
capire che la voce dei movimenti è ineludibile, è un soggetto della
costruzione, paritario e centrale nella formazione di un nuovo
pensiero politico.
E credo che anche i movimenti abbiano qualcosa da ripensare: ovvero
che la politica non si riassume tutta in loro stessi, che devono porsi
il compito straordinario di rifondare la politica e il rapporto con le
istituzioni.
Inviterei a questo proposito i compagni a soffermarsi un attimo e
valutare la storia del movimento dell'acqua in Italia e nel mondo, il
suo conseguire risultati, produrre politica, nuovi paradigmi e al
contempo sperimentare rapporti non strumentali con la politica stessa,
con i tempi della sua trasformazione e con la mediazione
istituzionale.
Ecco forse possiamo trovarvi qualche traccia per il prossimo cammino
di tutti noi.
Emilio Molinari
Presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull'Acqua.