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LIBIA- A BERLUSCONI E FRATTINI: non in nostro nome!

LIBIA- A BERLUSCONI E FRATTINI: non in nostro nome!

L’Italia democratica non ha ancora fatto i conti fino in fondo con i crimini dell’Italia colonialista e fascista, in particolare ai danni del popolo libico. Con il crudele e grottesco dittatore Gheddafi, che da decenni opprime il suo popolo, il nostro governo ha stipulato accordi indecenti, accampando ipocriti pentimenti e compensazioni dovute per le malefatte del passato. In realtà si è trattato di affari più o meno loschi, che comprendono la persecuzione, in nome e per conto dell’Italia, dei migranti e richiedenti asilo, che hanno attraversato il deserto per raggiungere le coste italiane. Ora che il popolo libico, con grande coraggio, si ribella al tiranno, il nostro governo continua a sostenerlo, cercando di far passare l’idea che lui o la sua famiglia, dopo i massacri di cui si sono resi colpevoli, possano traghettare il paese verso una qualche forma di democrazia.

In realtà della democrazia in Libia al nostro governo non importa assolutamente niente; Gheddafi è l'apprezzato carceriere d'oltremare e il prezioso fornitore di gas e petrolio al nostro Paese.

Il nostro governo, e in particolare il presidente del consiglio, intrattiene con Gheddafi redditizi quanto poco trasparenti rapporti d'affari, ed è complice del ricatto del dittatore nei confronti dell'Europa: "Se l'Unione europea non cesserà di sostenere le rivolte in corso in Libia, Tripoli cesserà ogni cooperazione con la UE in materia di gestione dei flussi migratori". L'unico obiettivo della politica estera italiana è quello di mantenere una posizione di privilegio e di vantaggio economico per pochi, frutto di una lunga storia di sopraffazioni e di sfruttamento, che vede calpestati diritti umani fondamentali, con migliaia di persone innocenti tenute in condizioni disumane di prigionia.

Bisogna affermare con chiarezza che questo governo non ci rappresenta; che una politica estera basata sul servilismo verso alleati potenti e accordi mafiosi con i peggiori governanti, definiti amici personali del nostro premier, non è degna di un popolo sovrano e democratico. Nell’esprimere la nostra solidarietà al popolo libico, come a tutti i popoli che si ribellano alle dittature, chiediamo un deciso e immediato cambio di rotta alla politica estera del nostro governo, verso la pace e il rispetto dei diritti civili e democratici.
 

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