Post Berlusconi, al voto al più presto, per la democrazia- Sup- Rete@Sinistra Firenze
Firenze, 15 novembre 2011
Sulla situazione politica
E così, mentre la triste parabola storica di Berlusconi volge finalmente alla fine, ecco che si sta realizzando – ad avvelenare la festa - un'uscita da destra dalla crisi. Che sia un'uscita, cioè una soluzione reale alla crisi, è quanto mai dubbio, che sia caratterizzata da destra è viceversa sicuro.
Certo l'uscita di scena di un personaggio come Berlusconi, se sarà vera uscita di scena, merita proprio di essere festeggiata. Ha connotato l'intera cultura italiana, ben oltre la dimensione politica, per divenire poi specchio e naturale rappresentante di quell'Italia insicura, in cerca di affidamento, disseminata di solitudini incattivite e competitive, impaurite ed egoiste, che ha contribuito a edificare. Ha privatizzato spudoratamente la sfera istituzionale e istituzionalizzato il suo mondo privato di favori e conflitti. Ha letteralmente incarnato nel suo corpo plastificato un dominio maschile fondato sul potere d'acquisto, sulla riduzione a merce di relazioni e sentimenti, sulla contabilità erotico-politica di gioielli e seggi parlamentari. Ha coniugato straordinariamente liberismo, privatizzazione dell'intera esistenza, e populismo, investitura plebiscitaria, seduzione di massa. Oggi cerca ancora di determinare programmi e nomi del nuovo governo, di non apparire come perdente, perché sa bene che la sua immagine non tollera l'ombra così umana della sconfitta.
Tuttavia, in questo velenoso tramonto di una classe politica indecente, l'invocazione di salvatori della patria che sentiamo ripetere quasi ossessivamente in questi giorni, ci allarma non poco. Noi pensiamo che una soluzione alla crisi italiana non possa che trovarsi grazie al concorso e all'intelligenza di milioni di cittadine e cittadini, lavoratrici e lavoratori a cui sta a cuore la dignità e la salute di un intero Paese. Nell'emergenza continua che caratterizza questa crisi del capitalismo e della politica, la democrazia non è un lusso ma la via maestra, l'unica strada per uscire dalla sudditanza a quei poteri e a quelle logiche che il disastro hanno prodotto.
In un clima di montante paura per le sorti del Paese - ingigantito volutamente dai media mainstream - e di confuso ed accecante pensiero unico, crediamo sia necessario seguire un approccio non emotivo ma razionale alla gestione della politica. Politica che non è tecnica della finanza ma progetto condiviso e assunzione di responsabilità. Siamo convinti che i guai causati da una politica irresponsabile che porta il nome di neoliberismo capitalista, non possano essere risolti con le ricette della medesima scuola che li ha generati. Innumerevoli esempi nel mondo (dall'Argentina all'Indonesia, dalla Polonia al Brasile, dalla Bolivia all'Islanda), pur ciascuno con la propria peculiare unicità, ci hanno mostrato che le ricette monetariste e liberiste offrono un rimedio peggiore del male. Ovunque si è rivelato saggio allontanarsene prima possibile.
Non condividiamo la designazione di Mario Monti alla guida di un nuovo governo, sia per il profilo della persona che per i danni che ciò comporta. Il suo curriculum di campione del neoliberismo, di international advisor per la Goldman Sachs, di presidente europeo della Commissione Trilaterale (Europa, Giappone, Nord America) - inquietante e potente think tank del conservatorismo - di sostenitore appassionato delle ricette della BCE, oltre che delle riforme della ministra Gelmini e di Marchionne, parla già da sé.
E' credibile che un personaggio così, per quanto rappresenti una faccia pulita, si adoperi per una seria tassa patrimoniale e per misure di equità sociale? Ma se anche lo facesse, e non lo crediamo, i danni che la sua nomina come salvatore della patria comporta sono enormi: certifica, al di là dello stesso Monti, la vittoria del sistema finanziario (Fmi, Commissione europea e Bce) che da decenni chiede di tagliare le pensioni, facilitare i licenziamenti, privatizzare i beni comuni e sancisce il dominio dell'economia sulla politica e sulla Costituzione che tante volte, contro il governo Berlusconi, abbiamo denunciato.
Crediamo che dalla crisi non si esca senza la democrazia, formale e sostanziale, e che pertanto le elezioni a brevissimo tempo siano la via da seguire. Una richiesta di democrazia che si esprima già prima del voto in manifestazioni e assemblee di cittadine e cittadini. Giudichiamo positiva in tal senso la mobilitazione della CGIL promossa per il 3 dicembre, intesa a ribadire la centralità del lavoro e la questione dell'equità sociale.
Dire che è possibile un governo tecnico svincolato da un pensiero politico è un inganno. L'idea che l'uscita da questa crisi sia una questione di competenza e buon senso, che non ci siano scelte politiche da affrontare collettivamente, non solo sospende la democrazia: la fa divenire un orpello aggiuntivo, praticabile solo quando non c'è nulla da decidere di veramente importante. Per le scelte che contano ci vogliono i banchieri e la Bocconi. Così peraltro si regala alla peggiore destra la polemica populista contro una visione elitaria e aristocratica della politica e della società. Il nostro pensiero, al contrario, si deve far forte delle energie di quei milioni di italiane e italiani che nel giugno scorso hanno detto sì a una politica altra, basata sulla difesa dei beni comuni e sulla riconversione ecologica dell'intera economia.
Per una Sinistra Unita e Plurale - Rete@Sinistra Firenze