mercoledì 27 assemblea straordinaria
alle ore 21.15 presso Arci in piazza de'Ciompi Sinistra così non va
Lettera aperta alle segreterie nazionali di Pdci, PRC, Sinistra Democratica,
Verdi e al candidato premier Fausto Bertinotti
Il sistema politico italiano è oramai proiettato verso il modello americano,
un bipartitismo con una marcata impronta leaderistica. Spingono da tempo in
questa direzione non solo le due maggiori forze politiche, ma la quasi
totalità dei media e i grandi poteri, ad iniziare da Confindustria.
In questo scenario la sinistra rischia la marginalità, anche perché negli
ultimi anni le sue componenti sono state coinvolte nella crisi della
rappresentanza politica non diversamente dagli altri partiti, ma con l'aggravante
che per la sinistra partecipazione e rappresentanza sono valori assoluti,
non hanno alternative.
Abbiamo apprezzato moltissimo la decisione di unire le forze per affrontare
le prossime elezioni, ma non possiamo nascondere che il grave ritardo con
cui ciò è avvenuto e il fatto che sia stato percepito da tante e tanti come
l'estremo tentativo di salvare il salvabile sono ben lontani da dare il
segno di una svolta. E invece, di una svolta c'è un bisogno vitale.
Non siamo nate/i ieri e sappiamo che l'unità è un processo lento e
difficile; sappiamo anche che i partiti hanno la loro storia e le loro
modalità di decisione, che vanno rispettate se si vuole che davvero il
processo sia largo ed unitario. Però ci domandiamo se c'è nelle segreterie
dei quattro partiti la percezione dell'urgenza di dare segnali nuovi a quel
popolo di sinistra che ha riempito le piazze in questi anni; l'urgenza di
praticare un'altra forma del fare politica, la dimensione costituente del
nuovo soggetto di cui l'esperienza che abbiamo costruita a Firenze si sente
espressione.
Solo così si può uscire dall'angolo e dal ruolo di semplice testimonianza
dentro i quali si vuole relegare la sinistra, e solo così si può pensare di
suscitare la speranza e l'entusiasmo necessari per conquistare nelle
elezioni un risultato capace di tenere aperta una prospettiva di sinistra e
per la sinistra.
Dobbiamo dire con profondo rammarico che quanto si è fatto finora non va
dalla parte giusta. Nessuna innovazione, anzi! Quattro segretari e relativi
staff che decidono il candidato presidente, il programma, le candidature per
tutto il paese. Il contrario di ciò che occorreva e occorrerebbe fare.
Non siamo più nel tempo in cui la mobilitazione scattava al semplice
schiocco delle dita. La voglia di partecipare e di impegnarsi nel lavoro
politico volontario esige che chi lo fa disponga di un qualche potere
decisionale. La partecipazione vive di democrazia, non la si può chiedere, e
neppure pensare, senza darle potere.
Noi siamo convinti che solo per questa via si possono mettere in campo tutte
le forze di cui potenzialmente la sinistra dispone e conquistarne di nuove.
Vi chiediamo, perciò, di dare al più presto un segnale inequivocabile in
questa direzione. Non vi diciamo: a Firenze abbiamo un'esperienza di unità
più avanzata e quindi, almeno qui, lasciateci scegliere i nostri candidati.
Vi diciamo: siate voi, dal livello nazionale, a compiere le scelte
necessarie perché si possa ovunque esercitare un controllo democratico
immediato ( anche nei tempi ristrettissimi) sulla selezione dei candidati.
Le decisioni nostre, della sinistra che vogliamo, devono già essere la
pratica di una democrazia partecipata che non si fonda solo sulla delega e
sulle appartenenza certificate dalle tessere.
Per discutere di tutto questo e anche della selezione delle candidature,
abbiamo convocato un'assemblea cittadina per mercoledì 27 febbraio: una
discussione trasparente e aperta, collettiva e pubblica che sia una pratica
di questa forma nuova della politica.
Associazione Sinistra Unita e plurale di Firenze
Comitato operativo
Firenze 22 febbraio 2007
Verdi e al candidato premier Fausto Bertinotti
Il sistema politico italiano è oramai proiettato verso il modello americano,
un bipartitismo con una marcata impronta leaderistica. Spingono da tempo in
questa direzione non solo le due maggiori forze politiche, ma la quasi
totalità dei media e i grandi poteri, ad iniziare da Confindustria.
In questo scenario la sinistra rischia la marginalità, anche perché negli
ultimi anni le sue componenti sono state coinvolte nella crisi della
rappresentanza politica non diversamente dagli altri partiti, ma con l'aggravante
che per la sinistra partecipazione e rappresentanza sono valori assoluti,
non hanno alternative.
Abbiamo apprezzato moltissimo la decisione di unire le forze per affrontare
le prossime elezioni, ma non possiamo nascondere che il grave ritardo con
cui ciò è avvenuto e il fatto che sia stato percepito da tante e tanti come
l'estremo tentativo di salvare il salvabile sono ben lontani da dare il
segno di una svolta. E invece, di una svolta c'è un bisogno vitale.
Non siamo nate/i ieri e sappiamo che l'unità è un processo lento e
difficile; sappiamo anche che i partiti hanno la loro storia e le loro
modalità di decisione, che vanno rispettate se si vuole che davvero il
processo sia largo ed unitario. Però ci domandiamo se c'è nelle segreterie
dei quattro partiti la percezione dell'urgenza di dare segnali nuovi a quel
popolo di sinistra che ha riempito le piazze in questi anni; l'urgenza di
praticare un'altra forma del fare politica, la dimensione costituente del
nuovo soggetto di cui l'esperienza che abbiamo costruita a Firenze si sente
espressione.
Solo così si può uscire dall'angolo e dal ruolo di semplice testimonianza
dentro i quali si vuole relegare la sinistra, e solo così si può pensare di
suscitare la speranza e l'entusiasmo necessari per conquistare nelle
elezioni un risultato capace di tenere aperta una prospettiva di sinistra e
per la sinistra.
Dobbiamo dire con profondo rammarico che quanto si è fatto finora non va
dalla parte giusta. Nessuna innovazione, anzi! Quattro segretari e relativi
staff che decidono il candidato presidente, il programma, le candidature per
tutto il paese. Il contrario di ciò che occorreva e occorrerebbe fare.
Non siamo più nel tempo in cui la mobilitazione scattava al semplice
schiocco delle dita. La voglia di partecipare e di impegnarsi nel lavoro
politico volontario esige che chi lo fa disponga di un qualche potere
decisionale. La partecipazione vive di democrazia, non la si può chiedere, e
neppure pensare, senza darle potere.
Noi siamo convinti che solo per questa via si possono mettere in campo tutte
le forze di cui potenzialmente la sinistra dispone e conquistarne di nuove.
Vi chiediamo, perciò, di dare al più presto un segnale inequivocabile in
questa direzione. Non vi diciamo: a Firenze abbiamo un'esperienza di unità
più avanzata e quindi, almeno qui, lasciateci scegliere i nostri candidati.
Vi diciamo: siate voi, dal livello nazionale, a compiere le scelte
necessarie perché si possa ovunque esercitare un controllo democratico
immediato ( anche nei tempi ristrettissimi) sulla selezione dei candidati.
Le decisioni nostre, della sinistra che vogliamo, devono già essere la
pratica di una democrazia partecipata che non si fonda solo sulla delega e
sulle appartenenza certificate dalle tessere.
Per discutere di tutto questo e anche della selezione delle candidature,
abbiamo convocato un'assemblea cittadina per mercoledì 27 febbraio: una
discussione trasparente e aperta, collettiva e pubblica che sia una pratica
di questa forma nuova della politica.
Associazione Sinistra Unita e plurale di Firenze
Comitato operativo
Firenze 22 febbraio 2007